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In Puglia e Basilicata

IL CASO

Acquedotto lucano, libri in Tribunale? Bardi: «Serve continuità aziendale»

Acquedotto lucano, libri in Tribunale? Bardi: «Serve continuità aziendale»

La conferenza stampa di Bardi

Basilicata: ipotesi concordato preventivo. Confindustria: fornitori in crisi, la regione intervenga sul caro-energia

07 Maggio 2022

Antonella Inciso

POTENZA - «Il concordato preventivo in continuità per Acquedotto lucano? È chiaro che tutto si può mettere in conto». Dopo l’amministratore unico che mette nero su bianco l’ipotesi di una «procedura fallimentare», è anche il governatore lucano a non escludere che il destino di Acquedotto lucano possa essere quello dei libri in Tribunale con la «continuità aziendale». L’orizzonte per il più grande ente sub-regionale della Basilicata è cupo: debiti per 173 milioni di euro, costo del lavoro che schizza, morosi che aumentano, prezzo dell’energia cresciuto a dismisura. Una condizione economica complessa su cui la Regione intende vederci chiaro, tanto che è lo stesso governatore lucano ad annunciare, in una conferenza stampa, la decisione di nominare due tecnici amministrativisti per esaminare la situazione di Acquedotto lucano ed ottenere «in due settimane valutazioni e suggerimenti» sulla strada da percorrere.

L’obiettivo della Regione è mantenere la «continuità aziendale», «agire con prudenza e nel rispetto dei creditori», ma nello stesso tempo affrontare e risolvere definitivamente le criticità che attanagliano l’ente da oltre venti anni. Una «operazione verità» come l’ha definita il presidente che arriva dopo l’allarme sulla tenuta dei conti di Acquedotto - lanciato nei giorni scorsi dall’amministratore unico dell’ente, Alfonso Andretta - e la richiesta di un contributo straordinario di non meno di 80 milioni di euro. Soldi che - trattandosi di una società per azioni - sono chiamati a versare i soci: quelli di maggioranza ossia i Comuni (che detengono il 51 per cento dell’ente) e quello di minoranza, ossia la Regione che ha il 49 per cento. Prima di decidere se assegnare i soldi, prima di coinvolgere i sindaci che hanno già lamentato difficoltà nel far quadrare i conti, il presidente Bardi e l’assessore regionale all’Ambiente, Cosimo Latronico, vogliono capire se la soluzione possa essere definitiva o temporanea. I maggiori problemi riguardano la manutenzione, «che è mancata», e un «sistema obsolescente dal punto di vista dell’organizzazione e della gestione dei servizi». «Acquedotto Lucano va rivisitato perché non è sostenibile. È cresciuto a dismisura e non sempre dove doveva. Sono carenti i settori della progettazione e della manutenzione ma ora è necessario passare dalla diagnosi alla terapia», precisa Bardi, mentre l’assessore sottolinea la necessità di «fare un’analisi vera e non apparente delle cose, trovando soluzioni strutturali con una logica rigorosa».

In attesa dell’analisi, però, la Regione evidenzia già di voler ridiscutere gli accordi con la Regione Puglia, l’Acquedotto pugliese e il Governo per la gestione complessiva delle risorse idriche lucane, anche a causa dell’enorme amento dei costi energetici che sono rimasti a carico della Basilicata. Intanto, mentre la Regione valuta, a lanciare l’allarme sul debito che Aql ha con le imprese è il presidente di Confindustria Basilicata, Francesco Somma. «Se la Regione non interviene, Acquedotto lucano rischia il default e rischiano il default le tantissimi aziende che forniscono materiali o fanno lavori per l’ente. Si perderebbero, quindi, tutte le imprese e i fornitori che patiscono già ritardi nei pagamenti», spiega Somma che sollecita la «continuità aziendale» accompagnata da un piano industriale. «La continuità aziendale è fondamentale per evitare di perdere i benefici che riguardano gli investimenti sulle reti e le infrastrutture - aggiunge -. Se l’azienda mantiene questa crisi finanziaria con la cassa che manca, non possono che aggravarsi le sofferenze dei fornitori. Tra l’altro, nel momento in cui si chiede alla Regione un intervento a copertura dei costi dell’energia, è evidente che in contemporanea bisogna fare un piano industriale che garantisca equilibrio tra costi e ricavi. Piano industriale di risanamento economico che era iniziato con il vecchio management e che è bene che continui oggi e domani». Per il presidente di Confindustria Basilicata è su questo che bisogna spingere.

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