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Procura Potenza

Presunti favori ex Ilva: Potenza, arrestato Amara, obbligo dimora Capristo. In carcere anche un poliziotto

L'indagine riguarda presunti favori chiesti e ottenuti da Capristo in collegamento con l'ex Ilva di Taranto

Il procuratore Carlo Maria Capristo

L’ex magistrato Carlo Maria Capristo si sarebbe «venduto» all’avvocato siciliano Pietro Amara, l’uomo al centro delle presunte trame massoniche della loggia Ungheria, ottenendo un supporto nella nomina alla guida della Procura di Taranto e anche favori dall’amministrazione straordinaria dell’ex Ilva. E’ questo il tema dell’indagine che oggi ha portato la Procura di Potenza a eseguire l’arresto in carcere del legale siciliano e di un poliziotto barese, Filippo Paradiso, ritenuto stretto collaboratore di Capristo per cui invece è stato disposto soltanto l’obbligo di dimora a Bari avendo ormai lasciato la magistratura dopo l’arresto di maggio 2020. Ai domiciliari un avvocato di Trani, Giacomo Ragno, anche lui ritenuto amico di Capristo, e il commercialista Nicola Nicoletti, delegato dei commissari straordinari Ilva.

I cinque sono accusati a vario titolo di abuso d’ufficio, favoreggiamento e corruzione in atti giudiziari. Nell’inchiesta è coinvolto a piede libero anche l’ex gip di Trani, Michele Nardi, che secondo le indagini – basate anche sui racconti dell’imprenditore Flavio D’Introno– avrebbe utilizzato la sua funzione di ispettore ministeriale sostenendo Capristo come candidato alla nomina a procuratore di Trani in cambio di una «tutela» rispetto alle indagini di interesse di Nardi aperte all’epoca a Trani. Capristo, Nardi, D’Introno, Ragno, l’ex pm tranese Antonio Savasta, il commercialista Massimiliano Soave e il ragioniere Franco Maria Balducci e il carabiniere Martino Marancia sono infine indagati a piede libero per concussione con l’accusa di aver truccato due fascicoli di indagine della Procura di Trani, imponendo alle «vittime» di nominare Ragno come avvocato o Soave e Balducci come consulenti. Le misure cautelari sono firmate dal gip di Potenza, Antonello Amodeo.ù

L’indagine parte dall’esposto anonimo che nel 2015 Amara aveva fatto recapitare alla Procura di Trani con l’obiettivo di far emergere l’esistenza di un complotto ai danni dell’amministratore delegato dell’Eni, De Scalzi: Capristo all’epoca procuratore avrebbe disposto «lo svolgimento di indagini anche approfondite ed inconsuete, se non illegittime in considerazione della natura anonima dell’esposto, anche sollecitando in tale senso i colleghi co-delegati che invitava in più occasioni ad effettuare ulteriori approfondimenti investigativi che risultavano funzionali agli interessi di Amara». L’avvocato aveva infatti l’obiettivo «di rafforzare e “vestire” la tesi del complotto», così da accreditarsi come difensore dei vertici Eni. L’esposto verrà poi trasmesso, sempre « per compiacere le richieste di Amara», alla Procura di Siracusa dove finirà nelle mani del pm Giancarlo Longo (anche lui nel frattempo arrestato).

Capristo avrebbe anche favorito Amara e Nicoletti, una volta diventato procuratore di Taranto, mostrandosi «più aperto, dialogante e favorevole alle esigenze dell’Ilva» su cui era in corso l’indagine recentemente arrivata a sentenza sul disastro ambientale. In questo modo – secondo l’accusa – Capristo avrebbe rafforzato nei confronti dell’amministrazione straordinaria «il convincimento che Amara e Nicoletti, nelle loro vesti di legale il primo e consulente factotum della amministrazione straordinaria il secondo, potessero più agevolmente di altri professionisti interloquire con la Procura di Taranto».

Questo avrebbe portato a uno scambio di favori: incarichi legali ad Amara da parte di Nicoletti per la difesa dell’amministrazione straordinaria Ilva, e come consulente per la «trattativa» con Capristo che avrebbe dovuto condurre l’amministrazione straordinaria ad un patteggiamento della pena per l’indagine Ambiente Svenduto, richiesta poi rigettata dal gip. Capristo, secondo l’accusa «manifestava apertamente (…) la sua posizione “dialogante” con il Nicoletti e la sua benevola predisposizione ad assecondare e considerare le esigenze della struttura commissariale di Ilva determinando un complessivo riposizionamento» della Procura di Taranto «rispetto alle pregresse, più rigorose, strategie processuali ed investigative» impostate dal suo predecessore, Franco Sebastio: questo sarebbe avvenuto, ad esempio, sollecitando un sostituto a «concedere la facoltà d’uso» dell’Altoforno 2 «nonostante l’accertata parziale inadempienza da parte dell’Ilva alle prescrizioni». A fronte di questi «favori», Nicoletti avrebbe imposto ad alcuni dirigenti dell’Ilva di farsi difendere dall’avvocato Giacomo Ragno.

Capristo, Casellati grande donna, si è sempre battuta per me -  La presidente del Senato Elisabetta Casellati «è una grande donna...e si è sempre battuta per me». E' quanto scriveva all’amico Mimmo Cotugno il 28 marzo del 2018 l'ex procuratore di Taranto Carlo Maria Capristo in relazione alla vicenda della sua nomina. La chat è stata estratta da uno dei telefoni sequestrati agli indagati ed è riportata nell’ordinanza del Gip di Potenza secondo la quale l’avvocato Amara, per sostenere la nomina di Capristo, avrebbe avvicinato tramite il poliziotto Filippo Paradiso la presidente del Senato. «Se fossimo stati ancora a Trani - scrive Capristo all’amico - avremmo provveduto ad inviare un bel messaggio di congratulazioni alla presidente del Senato». E aggiungeva: «ha proprio ragione Mimmo caro...spero di invitarla quando potrà. E’ una grande donna come sai bene e si è sempre battuta per me...e io non dimentico». La Casellati, presidente del Senato dal 24 marzo del 2018 e componente laico del Csm che deliberava la nomima di Capristo nel 2016, scrive il Gip, «dunque, aveva incontrato Amara, che sponsorizzava Capristo, e aveva poi effettivamente votato a favore del Capristo per il posto di procuratore di Taranto». Nell’ordinanza è riportata anche un’altra chat del luglio del 2017, estratta dal telefono di Luca Palamara, in cui quest’ultimo e il consigliere del Csm Francesco Cananzi parlano di Capristo «di cui si direbbero 'cose pessime'.» Palamara, scrive il Gip, «proseguendo scriveva 'purtroppo troppe cose mi hanno schiacciato', evidentemente alludendo al 'pesò delle pressioni ricevute per la nomina di Capristo, nonostante questi godesse di 'pessima reputazione'».

Legali di Capristo: «Ha sempre agito correttamente» - Carlo Maria Capristo «ha sempre agito correttamente e in piena conformità al suo ruolo di Procuratore di Trani e di Taranto». Lo hanno scritto - in una nota - gli avvocati difensori, Angela Pignatari e Riccardo Olivo. Riferendosi alle accuse al centro dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Potenza, i legali di Capristo hanno evidenziato che si tratta di «fatti per lo più già passati al vaglio di altre Autorità giudiziarie, che non ne avevano ravvisato elementi di illiceità, ed assai risalenti nel tempo».  «Il più recente» dei fatti "sarebbe cessato - hanno aggiunto gli avvocati Pignatari ed Olivo - nel luglio di due anni orsono, gli altri si collocano dal 2008 al 2016».
«Riservando ad una attenta disamina dell’ordinanza ogni valutazione sul merito delle accuse», i legali di Capristo hanno comunque sottolineato che «queste considerazioni, unite alle dimissioni dall’ordine giudiziario a far data dal 25 maggio 2020, rendono palese la mancanza di esigenze cautelari necessarie per giustificare nei suoi confronti l’obbligo di dimora nel comune di residenza (e non già 'presso la propria abitazionè, come erroneamente riferito nel comunicato stampa diffuso dal Procuratore di Potenza. In ogni caso, nel merito - hanno concluso i due avvocati - sarà dimostrato che il dottor Capristo ha sempre agito correttamente e in piena conformità al suo ruolo di Procuratore di Trani e di Taranto». 

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