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L'intervista

«Capodanno Rai? Sogno di fare l'inviata», parla la freelance lucana Isa Grassano

La giornalista richiama la sua terra d'origine e il 'mal di Basilicata'

«Capodanno Rai? Sogno di fare l'inviate», parla la freelance lucana Isa Grassano

«Mollate tutto e partite! Non vi resta che fare le valigie». Per andare dove? «In Basilicata e a Potenza, naturalmente». Potrebbe partire così lo spot di Isa Grassano per il Capodanno Rai nel capoluogo lucano. Poi racconterebbe il territorio, naturalmente fuori da ogni schema. «Qualcosa di insolito, curioso, misterioso lontano dai percorsi standard e dai luoghi convenzionali». Giornalista freelance professionista, di San Mauro Forte, trapiantata a Bologna, Isa Grassano gira il mondo occupandosi, tra le altre cose, di viaggi su testate nazionali, ma sempre con la sua personalissima visione «lucanocentrica» della vita. È lei la protagonista del secondo appuntamento con la rubrica della Gazzetta «Aspettando il 2020».

Come passerà la notte di San Silvestro la nostra Isa Grassano?
«Incollata al televisore per guardare il Capodanno Rai e come potrei non farlo? Quanto mi piacerebbe poter raccontare la mia terra in diretta. Mi resta il sogno di fare da inviata nelle varie zone della Basilicata, per mostrare con orgoglio e vanto, attraverso i vari collegamenti televisivi le numerose ricchezze turistiche. Fare vedere le mie “cartoline emozionali”, dal mare all’interno, perché, quando si è lontani dalla propria terra, ogni cosa si guarda con uno sguardo diverso, più intenso. Insomma, dopo il mal d’Africa, dovrebbero istituire il mal di Basilicata. Io l’avverto e forte».

Tornerà a Capodanno nella sua terra?
«Certamente trascorrerò qualche giorno in Basilicata per le feste e durante il cenone con amici e parenti li obbligherò a guardare Rai 1 e fare il trenino con la musica del programma».

Chi vorrebbe sul palco di Potenza?
«Magari l’affascinante Brad Pitt... troppo irraggiungibile. Direi Renato Zero. Con un revival delle sue vecchie canzoni, saprebbe accendere tutta la piazza e scaldarla... Come si può ben capire, il rapporto che ho con la città di Potenza è sempre segnato dal freddo. Io amo il sole e le elevate temperature. A Mango, se ci fosse ancora, invece, avrei assegnato un posto d’onore. È il primo vip che ho intervistato, teneva un concerto allo scalo di Garaguso-Grassano e scrissi un pezzo per la Gazzetta».

Come sarà il suo cenone di Capodanno?
«Sono una che mangia poco, anche durante i cenoni, ma per Capodanno ho due riti fissi, ovunque sia. Mangiare dodici chicchi d’uva mentre ci sono i rintocchi della mezzanotte perché portano fortuna e prosperità. E le lenticchie: sono soldi e con la crisi dei giornali che c’è, servono davvero. Della serie, crederci sempre. non mancano mai le stelle filanti luminose per ritornare un po’ bambina».

Chi vorrebbe invitare a cena la notte dell’ultimo dell’anno?
«Se fosse possibile tornare indietro, mi piacerebbe Goethe per far aggiungere al suo Viaggio in Italia un po’ di pagine sulla nostra bella Basilicata. Gli preparerei i bucatini al forno con tonno, olive e pomodoro o un semplice piatto di orecchiette. E per dolce, il tiramisù: mi riesce benissimo ed è molto buono, a detta di tutti».

E dopo San Silvestro, la sua “Colazione da Tiffany”, per ricordare un altro suo libro per Newton Compton, dove la farebbe?
«In piazza Mario Pagano, il “salotto sotto le stelle” che porta la firma dell’architetto Gae Aulenti, scegliendo uno dei tanti locali che vi si affacciano. Alle 9, quando tutti ancora dormono e sembra quasi un set cinematografico. Mi piace ammirare la città che si sveglia e si anima lentamente».

Sta già raccontando il Capodanno a chi la segue?
«Parlerò di Potenza e del Capodanno Rai su “onBoox radio”, una web radio indipendente che ha l’obiettivo di intrattenere, mettendo al centro l’informazione culturale. Nel ricco palinsesto, ho una rubrica, amichesiparte, in onda il sabato alle 12, che prende il nome dal mio pink blog per sole donne non per donne sole. Mete originali e sicure, racconti e curiosità per un fine settimana, un long week end e in più una pillola di un libro da leggere prima di partire o da portare in vacanza. Consiglio sempre una guida o un romanzo che sveli qualcosa in più sulla destinazione. Sarà un’occasione per raccontare Potenza ma anche gli scrittori che la rendono viva tra le loro pagine: Gaetano Cappelli, Mimmo Sammartino, Paolo Albano, Renato Cantore, per citare qualcuno che stimo».

Ma il Capodanno può essere anche l’occasione per un viaggio tra amiche?
«Sì perché Potenza è una città vivace. Va scoperta a piedi e con scarpe comode visto il saliscendi. Iniziando da piazza Mario Pagano con il teatro Stabile e l’ottocentesco palazzo del Governo. Vale la pena fare anche un giretto tra i vicoletti che conducano a Porta San Gerardo, uno degli antichi sei accessi medievali ancora visibili. L’elegante via Pretoria con alcuni negozi curiosi per lo shopping è il giusto coronamento ad una passeggiata con le amiche».

Del resto lei è una giornalista che ha sempre proposto la città di Potenza come meta turistica?
«Sono forse la giornalista che ha scritto più pezzi di turismo su Potenza, pubblicati su riviste femminili e testate di turismo, Intimità, Viaggi di Repubblica, Dove. Ho sempre ritenuto questa città ricca di cose da vedere e con un’atmosfera un po’ sospesa che mi affascina. Faccio parte dell’Associazione culturale Letti di Sera e, nell’ambito della Notte Bianca del Libro di agosto, ho presentato il mio “Forse non Tutti sanno che In Italia” (sempre edito da Newton Compton), che ha un intero capitolo sulla città. Il mio è un legame anche affettivo».

Quali sono i suoi ricordi legati al capoluogo lucano?
«La prima volta che da bambina vidi le scale che “camminano da sole” rimasi affascinata da questa specie di metropolitana in verticale che si “arrampicava” da varie zone per collegare i rioni a valle del colle con il centro cittadino. Non ne avevo mai viste di così lunghe e del resto sono le più lunghe d’Europa. Mi capita, quando sono in giro per il mondo, e sono su una scala mobile di ricordarle e di parlarne con i colleghi. Potenza è anche il ricordo dei primi corsi di giornalismo, delle riunioni con l’Assostampa e l’Ordine dei Giornalisti e soprattutto delle prime amicizie in ambito lavorativo».

E Potenza nei suoi sapori?
«È un rievocare il cibo della memoria. Come gli insuperabili peperoni cruschi che preparava mia nonna. Quando li mangio mi riportano all’adolescenza, a quei ricordi a volte appannati dal tempo. Li inserirei tra le nove cose portafortuna da mangiare nel cenone di fine anno. Questa specialità locale è una sorta di comfort food, il “cric croc” nel mangiarli fa sorridere e per questo lo ha inseriti anche nel mio primo romanzo in uscita per l’estate prossima. Non dico di più, ma c’è un richiamo forte alla terra d’origine. Come forte è il richiamo in ogni cosa che faccio, in ogni luogo che visito».

Ma Potenza evoca comunque altri luoghi e altre periferie...
«Potenza è una buona base per visitare i dintorni. Una manciata di chilometri e si raggiungono le Dolomiti Lucane. Spicca il borgo di Castelmezzano che appare ricamato su una parete di roccia. A guardarlo dalla piazzetta, con le case colorate e abbracciate le une alle altre, sembra di trovarsi di fronte un presepe naturale. Ogni volta mi emoziono».

Chi vorrebbe portare con lei in piazza Mario Pagano per il Capodanno?
«L’elenco è lunghissimo tra amici e personaggi. Di certo, l’amica e collega Anna Di Cagno per farle vivere l’atmosfera dell’inverno a Potenza. Quando è venuta a presentare il suo libro pop “Gli inaffondabili - Molly Brown”, durante la notte bianca del libro c’era un’aria festosa e ben 30 gradi di sera, un record. E poi porterei i liberi suonatori di campanacci di San Mauro Forte. Quel rintocco magico delle enormi campane è liberatorio e di buon auspicio».

E per finire il brindisi a mezzanotte?
«Non spumante, né champagne. Ci vuole un bicchiere di Aglianico del Vulture. Il vino che come diceva il poeta Orazio invita alla saggezza. Quid sit futurum cras, fuge quaerere, smetti di chiederti cosa sarà domani. “L’anno che verrà”, se iniziato in Basilicata, sarà di certo fantastico».

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