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Il caso

Regione Basilicata, il «concorsone» scompare dopo dieci anni di attesa

In trentamila nel 2009 fecero domanda per 78 posti alla Regione. Il nuovo esecutivo orientato a non proseguire l’iter

Regione Basilicata  problemi per gli stipendi

Tre mondiali di calcio fa, nei giorni a ridosso del terremoto di L’Aquila. In tanti erano freschi di laurea, pieni di speranze. Scadute. Molti gli over 30 aggrappati alla speranza di quel concorso pubblico bandito dalla Regione Basilicata e annunciato in pompa magna dall’allora governo De Filippo.
scrematura Erano in trentamila. Erano giovani (non tutti) e forti. Preparati, reduci da giorni di studio e lezioni (pagate) in attesa della prova. In tanti sono passati attraverso le pre-selezioni, test di accesso al concorso vero e proprio, una necessaria scrematura per abbattere il numero dei pretendenti, sceso così a circa duemila. Ma a distanza di dieci anni dall’avviso pubblico bandito dalla Regione per la copertura di una settantina di posti di lavoro, del concorso si sono perse le tracce. Ed è calato il silenzio tra promesse e cambio di legislature.

Assalto E dire che quell’avviso datato 2009 era stato preso letteralmente d’assalto da aspiranti impiegati e funzionari, un esercito, come dicevamo, di trentamila persone. Qualche dato: per 18 posti di esperto giuridico amministrativo, in particolare, erano state inviate ben 5.043 domande, seguito a ruota dalle selezioni per 11 «Professionisti giuridico-amministrativo» (2.259). Per i 5 posti di «esperto tecnico», infine, speravano in 1.579. Complessivamente il «concorsone» era composto da 15 bandi divisi per tipologia di incarico da occupare a tempo indeterminato.

Test L’alto numero di domande rispetto ai posti disponibili costrinse la Regione a organizzare delle pre-selezioni per una necessaria riduzione dei candidati. Gli ammessi (alcuni anche per più selezioni) furono 20 mila 449, mentre le domande 28.210. Età media 35 anni. Oggi, a distanza di dieci anni, ci auguriamo che molti di loro abbiano trovato uno sbocco occupazionale, ormai alla soglia del mezzo secolo di vita. Già a quell’età non si trattava certo del primo concorso. Ma, più della tensione, nel giorno della pre-selezione all’Efab di Tito scalo i candidati avevano stampata sulla faccia l’espressione del disincanto, anche se non potevano immaginare come sarebbe andata a finire. Grande aspettativa. Eppure, nello scenario disperante di una Basilicata che assisteva - e assiste - al proprio spopolamento progressivo, senza prospettive per i suoi ragazzi (specie quelli con titolo di studio «alto»), con una disoccupazione fra le più alte d’Italia e del Mezzogiorno (il suo 12 per cento, equivale a 28 mila persone senza lavoro: il 38,3 per cento di esse è costituita da giovani), tutto ci si aspettava ma non la semidiserzione. Col senno di poi, evidentemente qualcuno ci aveva visto giusto sul destino del concorso.

Diserzione Alla prima pre-selezione, lo ricordiamo, molti erano i chiamati (1.700), molto meno quelli che si presentarono (appena 299 concorrenti). Start alle 9.31 per mettersi al lavoro alla raffica dei cinquanta quiz a risposta multipla predisposti dalla società specializzata che organizzò la prova, la Cnipec di Genova. Cinquanta minuti per rispondere a cinquanta domande: un punto per ogni risposta corretta, meno 0,23 per ogni risposta sbagliata; meno 0,13 per ogni quesiti lasciato in bianco; meno 0,27 per ogni risposta doppia o tripla.

Promessa L’11 aprile del 2014 l’ultima «traccia» ufficiale lasciata dal concorso: l’allora direttore della presidenza della giunta regionale, Vito Marsico, disse che stavano facendo una ricognizione per decidere cosa fare. «Nel giro di due settimane - spiegò - speriamo di poter avere un’idea su come muoverci». Da allora di settimane ne sono passate molte di più e con il trascorrere del tempo parlare ancora di recupero di quel «concorsone» significa intestardirsi in un accanimento terapeutico. Dieci anni sono un’eternità sul fronte occupazionale e quei profili richiesti di certo non rispondono alle attuali esigenze della Regione.
oblìo Il nuovo governo lucano, insomma, sembra non avere alcuna intenzione di andare a ripescare quel vecchio avviso pubblico per portarne a termine il travagliato iter. Ai candidati, con qualche filo d’argento in più tra i capelli, non resta che metterci una pietra sopra.

Assunzioni Magari riprovandoci, perché no: entro il 2019 la Regione potrebbe assumere settanta persone. Grazie a «quota 100» ed alle norme aggiornate della Legge Madia si creerebbero le condizioni per una nuova «infornata» in viale Verrastro, tenendo conto anche del piano triennale del fabbisogno occupazionale stilato dal vecchio governo Pittella.
fabbisogno Un piano che prevedeva, per il 2019, 20 nuove assunzioni e la stabilizzazione di 16 precari che lavoravano a tempo determinato e di 47 addetti con contratti di co.co.co (in entrambi i casi con contratti part time che con l’assunzione diventano full time).

Numeri a cui si devono aggiungere, per il 2020, altre 5 unità da assumere e 13 ulteriori unità da stabilizzare. Inoltre, a quelle cifre si sommano i 50 posti che saranno liberati durante l’anno dai pensionamenti legati a «quota 100». Insomma, escludendo le stabilizzazioni, i posti da occupare per il solo anno in corso sono settanta.
impegno Chiarita che la possibilità di assumere c’è, resta da capire come fare. Come il governo Bardi intende procedere: puntando alle stabilizzazioni di tutti i precari? Favorendo la mobilità del personale da altri enti anche di fuori regione? L’idea sarebbe quella di bandire nuovi concorsi con procedure più snelle e tempistiche non «bibliche». In attesa di decisioni sul fronte politico, l’apparato burocratico della Regione lavora all’aggiornamento del Piano triennale del fabbisogno. E quei 70 posti potrebbero diventare anche di più. Ironia della sorte, sono gli stessi previsti dal «concorsone» finito definitivamente in naftalina.

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