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Basilicata, Magneti Marelli: Melfi ai Giapponesi e Tito resta in Fca

Divergono i destini degli stabilimenti lucani. E anche le speranze

Basilicata, Magneti Marelli: Melfi ai Giapponesi e Tito resta in Fca

MELFI - Ampliare gli orizzonti produttivi, rendere più stabili i livelli occupazionali, puntare ad una crescita a livello di fatturato e di investimenti. Progetti importanti, che interessano più o meno direttamente circa 280 operai lucani e che rientrano nella cessione da parte della Fiat Chrysler Automobiles della Magneti Marelli - che in Basilicata ha due stabilimenti, uno a San Nicola di Melfi ed un altro a Tito - al colosso giapponese della Calsonic Kansei.
«Perché una cessione del genere è importante per i lavoratori lucani? Sicuramente perché la Calsonic kansei è un gruppo di caratura internazionale, che produce componentistica per diverse case automobilistiche in Europa e nel mondo», spiega il segretario regionale della Uilm-Uil, Marco Lomio. L’operazione, in realtà, interessa solo lo stabilimento di Melfi, la Sistemi Sospensioni, mentre quello di Tito - la Pcma, di cui parliamo a parte - non è stato acquisito dalla multinazionale giapponese, come poche altre fabbriche del gruppo Magneti Marelli.
«Il fatto senz’altro positivo - continua Lomio, riferendosi allo stabilimento lucano che rientra invece nella cessione - è che la Sistemi Sospensioni di Melfi da una parte continuerà alle stesse condizioni di prima a lavorare per la Fca, dall’altra potrà crescere a livello globale, perché diventerà fabbrica fornitrice anche di altri marchi automobilistici, come ad esempio la Hunday. Grazie a questa operazione, la Calsonic, dal canto suo avrà un nuovo insediamento produttivo in Europa».
Alla Sistemi Sospensioni, azienda dell’indotto industriale di San Nicola di Melfi lavorano circa 280 operai, per la produzione di componenti varie, quali il ponte posteriore o gli ammortizzatori dei modelli del gruppo Fca prodotti in Basilicata. «Si tratta - interviene il segretario regionale della Fim-Cisl, Gerardo Evangelista - di un passaggio importante dalla Fca ad un gruppo di livello mondiale. Mi associo a quanto in proposito già affermato dal nostro coordinatore nazionale automotive, Raffaele Apetino: la nuova proprietà ha un assetto societario molto più internazionale, che proprio per questo potrà creare occasioni di sviluppo di prodotto e soprattutto di occupazione nelle aziende Magneti Marelli in Italia. Ma proprio per questo è fondamentale, a questo punto, che ci siano incontri a livello sindacale, anche in Basilicata, fra la multinazionale giapponese e le organizzazioni che hanno già sottoscritto con Magneti Marelli importanti accordi per i siti del gruppo. È chiaro che nel momento in cui la Sistemi Sospensioni entra a far parte di un gruppo così importante, che resta nell’orbita della Fca a livello di forniture, ma che allo stesso tempo si apre ad un mercato totalmente più aperto, i presupposti fanno ben sperare. Ma come sindacato - conclude il sindacalista della Fim-Cisl - vigileremo affinché tutto proceda nella direzione che ci è stata illustrata».

Tito resta nel gruppo Fca. In 100 chiedono certezze
La cessione della Magneti Marelli alla multinazionale giapponese Calsonic Kansei ha tenuto fuori gli stabilimenti che prevedono attività di lavorazione dei moduli in plastica destinati alle vetture, ovvero le attività dei poli Pcma che si tengono negli stabilimenti di Venaria e San Benigno Canavese, in Piemonte, in quelli di Napoli, in Campania e di Paliano, nel Lazio, negli insediamenti di Tito Scalo, in Basilicata e di Porzano Leno, nel bresciano. In tutto, si parla di circa 1.300 addetti. Di questi, un centinaio sono gli operai che lavorano nella fabbrica di Tito e che vorrebbero rassicurazioni sul proprio futuro occupazionale, dal momento che a differenza dei colleghi di Melfi - che si aprono ad un mercato globale - continueranno a realizzare componenti unicamente per la Fca. «La Pcma di Tito - spiega il segretario regionale della Fim-Cisl, Gerardo Evangelista - è un’azienda collegata al business della Magneti Marelli, ma non è rientrata nell’operazione di cessione alla multinazionale giapponese. Che ne sarà di questi lavoratori? La Fca continuerà a puntare su di loro? Ecco perché - sottolinea il sindacalista - da parte nostra e di altre organizzazioni come la Uilm o come la stessa Fiom ci dovrà essere la massima attenzione, per garantire in ogni modo il prosieguo delle attività dello stabilimento dell’area industriale di Tito». Alla Pcma di Tito Scalo, per la cronaca, si realizzano pedaliera e leva freno a mano per la Fca di Melfi. Componenti, sicuramente imporanti per le vetture prodotte anche in Basilicata. «Dell’operazione di cessione alla Calsonic -hanno evidenziato Fim, Uilm, Fismic, Uglm, Aqcfr - non fanno parte le realtà di Pcma. La loro esclusione deriva dal loro strettissimo legame con le produzioni di Fca. Proprio per questo sarà necessario un confronto, per capire in che modo gli stabilimenti della Pcma saranno materialmente mantenuti nel gruppo Fca e con quali strategie».

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