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Steve Sylvester

Band accusata di satanismo a Chiaromonte, parla il leader dei Death SS

«L'uso di croci è solo a scopo teatrale. Sgozzare animali? Ho un ristorante vegano»

Band accusata di satanismo a Chiaromonte, parla il leader dei Death SS

I Death SS

Quando il suo horror show andava in scena sui palchi di tutta Europa Marilyn Manson era uno scolaretto impacciato e introverso. Non pensava minimamente di diventare il rocker dannato, asessuato, che imperversa, non senza polemiche, tra America ed Europa.
Sulla scia di Alice Cooper e delle sue performance teatrali tra zombie, ghigliottine, sangue a catinelle, quasi quarant’anni fa è nata in Italia una band dal nome Death SS. Il suo frontman è ancora oggi Steve Sylvester, pseudonimo di Stefano Silvestri. A 58 anni, una ventina di album all’attivo, due libri sulla sua storia di musicista, un paio di apparizioni come attore, continua a esibirsi con il gruppo «dove c’è la giusta situazione». Una giusta situazione c’era a Chiaromonte, al festival Agglutination, dove i Death SS hanno suonato da headliner scatenando un putiferio. Accuse di satanismo e di blasfemia sono piovute addosso alla band a firma del Consiglio pastorale parrocchiale e del gruppo di minoranza al Comune. Si parla addirittura di un’informativa dei carabinieri giunta sul tavolo della Procura.
Abbiamo raggiunto telefonicamente Steve Sylvester che si dice dispiaciuto per le accuse mosse nei confronti dei Death SS. E sull’attività di indagine taglia corto: «Sono sicuro e tranquillo, non abbiamo fatto nulla di penalmente punibile. Il nostro è stato semplicemente uno spettacolo, il pubblico ha pagato e si è divertito».
Togliamoci subito il pensiero: le croci sul palco, le ostie e tutti i vari riferimenti all’occulto. Siete satanisti?
«Macché, nessun riferimento religioso. La nostra è una rappresentazione teatrale e musicale dark-horror come del resto fanno da decenni altri artisti di riconosciuta fama mondiale. Il nostro approccio è come quello del regista o dell’attore di un film horror: chi assiste a un’opera del genere non certo va a denunciare l’attrice che ha interpretato l'indemoniato. Non capisco questa indignazione».
Insomma, nessun inno al maligno?
«Non abbiamo mai professato apertamente alcuna religione, né tantomeno promosso il satanismo o atti di vilipendio al cristianesimo o ad altre confessioni».
Sì, però quelle croci...
«L’uso di alcune iconografie religiose ha puro scopo teatrale. Le croci utilizzate sul palco sono coreografie rappresentanti un cimitero, entro il quale si svolge lo storyboard del nostro show, e non sono utilizzate capovolte come nell’iconografia satanica e come fa il black metal scandinavo. Da sempre abbiamo preso le distanze da quel mondo».
Durante la canzone «Terror» la croce era in fiamme. Non è forse questo un insulto al simbolo religioso?
«Non intendiamo profanare il crocifisso in alcun modo, bensì l’esatto opposto, in quanto rappresenta la luce della ragione che mette in fuga le anime erranti (in questo caso gli zombie che escono dal cimitero, interpretati da appositi figuranti truccati)».
Ha scandalizzato anche l’atto autoerotico di una delle vostre attrici che ha usato un crocifisso...
«È semplicemente un richiamo a film horror come «L’Esorcista» o «I Diavoli» di Ken Russell, ai quali la canzone «Vampire» si ispira».
Altro aspetto su cui si è discusso molto è quello legato alla distribuzione di ostie al pubblico...
«Quelle ostie erano cialdini farmaceutici distribuiti durante il brano «Heavy Demons», mentre «l’incensiere» usato è il simbolo della divinità animistica haitiana «Baron Samedi» (il cosiddetto «guardiano dei cimiteri»), ed è costituito da un trittico di teschi, umani ed animali (ovviamente finti) con un sigaro acceso in bocca».
A proposito di animali. C’è chi parla di sacrifici, di capretti sgozzati e via dicendo. Vi siete reinventati macellai?
«È questo l’aspetto che più mi disturba della polemica. Sono un animalista convinto e ho aperto un ristorante vegano a Firenze. Ciò che non sopporto più di ogni cosa sono i maltrattamenti agli animali».
Tutta questa storia si traduce in pubblicità. Come diceva Oscar Wilde: parlare bene o parlare male poco importa, purché se ne parli...
«Ma a noi questo tipo di pubblicità non interessa. Ci sono già passato qualche anno fa con la vicenda delle «Bestie di Satana». Pare che quei ragazzi, prima di diventare assassini, fossero nel pubblico dei miei concerti. Non li ho mai visti di persona. Io invito a leggere i nostri testi, non c’è un solo riferimento al satanismo. E poi, diciamola tutta, un vero satanista non si veste da vampiro o da zombie come facciamo noi».
Per concludere, veniamo alla vostra musica. Siete tornati con un nuovo album dal titolo «Rock’n’roll Armaggedon». Quali sono i temi che affrontate nelle canzoni?
«La paura della guerra del mondo e il clima politico attuale. Pur non facendo politica, invitiamo i giovani a unirsi nella forza del rock». Già, il rock. L’unica «religione» a cui i Death SS credono

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