Martedì 11 Dicembre 2018 | 06:14

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Xylella, giallo sulle frasi dell'esperto

Tiziana Colluto
Nessuna contrarietà agli abbattimenti degli ulivi per contenere la diffusione del batterio Xylella fastidiosa, strategia dal risultato «improbabile», però, nelle «aree fortemente contagiate». Così Alexander Purcell, ritenuto tra i massimi esperti mondiali del patogeno, spariglia le carte nell’intervista pubblicata due giorni fa su «Italia Unita per la Scienza», facendo sorgere il giallo sulla sua affermazione riportata nel decreto di sequestro degli ulivi emesso dalla Procura di Lecce il 18 dicembre scorso.

«Non fate il nostro stesso errore: contro la Xylella gli abbattimenti non servono a nulla. Occorre contenere il batterio e lavorare sul rafforzamento delle piante». È questo il passaggio a lui attribuito e che gli inquirenti hanno ripreso negli atti a supporto della tesi anti-estirpazione, che, comunque, trova fondamento altrove, nella mancata valutazione degli impatti del Piano Silletti e nelle perizie dei consulenti tecnici incaricati. Quegli studi e quei nuovi dati emersi sono l’oggetto di una petizione promossa da un’altra rivista specializzata, «Le Scienze», edizione italiana di Scientific American, per chiedere al procuratore Cataldo Motta di renderli accessibili.
Il nodo, intanto, resta sulla frase che Purcell dice di non aver mai pronunciato, per quanto a lui ricondotta in un comunicato stampa dell’eurodeputata del M5S Rosa D’Amato, in occasione di un workshop dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare dell’autunno scorso.


Purcell la smentisce categoricamente: «Sono abbastanza sicuro da poter affermare che la citazione fatta dalla D’Amato, sia quella attribuita a me che quella attribuita al Prof. Joao Lopes, è completamente falsa». Poi, rincara la dose: «Non ho mai sostenuto di essere contrario alla rimozione degli alberi, al contrario l’ho appoggiata fortemente e ho anche indicato che essa da sola non avrebbe funzionato, bisogna applicare anche il controllo del vettore in una qualche fase».
Il professore emerito alla University of California-Berkeley per il Dipartimento di Scienze, Politiche e Gestione Ambientali difende il lavoro dei colleghi baresi: «Il campionamento e i metodi sperimentali di cui sono a conoscenza sono gli stessi che avrei usato io».
Poi, spiega «come si gestisce una nuova malattia», sottolineando che «la diffusione del CoDiRO in Salento sembra simile a quella del CVC (malattia degli agrumi, ndr) in Brasile, ma non simile a quella della malattia di Pierce della vite nella California settentrionale». Dunque, sui metodi di contenimento, aggiunge: «Per le aree fortemente contagiate, l’eradicazione di un batterio che ha un elevato tasso di diffusione e che infetta molte specie di piante, la rimozione delle piante, anche in combinazione con il controllo del vettore, è improbabile che salvi le poche ancora senza sintomi. Per le aree in cui Xylella fastidiosa ha al momento infettato un numero limitato di alberi, ci può essere la possibilità di fermare o rallentare la diffusione del batterio e della malattia da esso provocata, ma il contenimento funzionerà solo se si agirà scrupolosamente e rapidamente. Maggiore sarà il ritardo, minori le probabilità che il sistema abbia successo. […] La proposta rimozione degli alberi infetti e controllo del vettore è efficace? Non lo sapremo mai a meno di non testarla su larga scala».
Ed è proprio su questo punto che la magistratura rovescia la prospettiva: senza la certezza di contenere il batterio, unita all’incertezza che sia Xylella a far seccare le piante, il taglio di migliaia di ulivi è ritenuto sproporzionato.

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