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MANFREDONIA - Condannato a 24 anni di carcere Biagio Cipparano, il il camionista mafredoniano 52enne accusato di aver ucciso il compagno della ex moglie, il consulente del lavoro 53enne Vincenzo Paglione, anche lui di Manfredonia, assassinato il 5 febbraio 2020 nel suo studio sul lungomare Sauro. È la sentenza emessa dalla Corte d’assise di Foggia che ha riconosciuto l’aggravante della premeditazione concedendo però le attenuanti generiche. Il pubblico ministero Marina Gravina aveva chiesto che venissero concesse le generiche, tenuto conto della confessione immediata, del positivo comportamento processuale di Cipparano, della totale incensuratezza e del particolare stato d'animo nel quale fu commesso l'omicidio. La Procura aveva chiesto una condanna a 25 anni di reclusione. E' stata concessa anche una provvisionale immediatamente esecutiva alle parti civili per complessivi 200mila euro: 150mila alla ex moglie insieme alla figlia minorenne più di 50mila euro al figlio maggiorenne. Tra 90 giorni saranno rese note le motivazioni della sentenza. Cipparano si costituì subito dopo presentandosi in commissariato: ammise l’omicidio ma negava d’averlo premeditato. Il gup del Tribunale dauno Armando Dello Iacovo aveva accolto la richiesta del pm Gravina e degli avvocati di parte civile Pietro Schiavone e Vincenzo Muscatiello, confermando la sussistenza dell’aggravante della premeditazione. L’avvocato difensore Michele Sodrio nell’udienza del 15 febbraio aveva chiesto al giudice in prima battuta di escludere l’aggravante, per cui l’imputazione di omicidio volontario avrebbe consentito a Cipparano di farsi giudicare dallo stesso gup con rito abbreviato; richiesta dichiarata inammissibile. «Non posso dire di essere del tutto soddisfatto commenta l’avv. Sodrio - , ma credo sia comunque un risultato positivo l'avere evitato l'ergastolo, perché con la premeditazione il mio cliente rischiava quella pena, infatti non abbiamo nemmeno potuto chiedere l'abbreviato. Resto convinto che non vi sia stata alcuna premeditazione e che la pena sia eccessiva, per questo faremo di sicuro appello. Sulle statuizioni civili credo che siano inevitabili per un omicidio, anche se il mio cliente non potrà mai adempiere al pagamento di quelle cifre, essendo al momento nullatenente». Cipparano aveva confessato subito l’omicidio, sin da quando la mattina del 5 febbraio di un anno fa bussò alla porta del commissariato per dire ai poliziotti: «Ho commesso un omicidio, ho ucciso quello che stava con mia moglie» (ex visto che erano separati, ndr). Cipparano sostenne che quella mattina nel transitare per lungomare Sauro, vide parcheggiata l’auto del consulente del lavoro sotto il suo studio professionale, al che decise soltanto in quel momento di andare a parlare con la vittima per chiedere spiegazioni sulla relazione con l’ex moglie: poi nel corso della discussione con il coltello che aveva con sé, colpì ripetutamente - l’autopsia aveva accertato 15 fendenti: 2 al volto, 5 alle braccia, 8 al torace di cui due letali per aver raggiunto il cuore - Paglione e mentre il consulente del lavoro agonizzava, se ne andò. La vittima morì durante il trasporto in ospedale, i poliziotti rinvennero l’ar - ma del delitto nelle scale del palazzo.

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