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Come suol dirsi dalle nostre parti: ha visto la morte con gli occhi. Il Covid-19 non perdona. Un nemico spietato, crudele. Avanza inesorabile se solo gli si concede tempo. Poco tempo. I ritardi in questi casi possono essere letali.
Michele Azzone, 40 anni, consigliere comunale a Casamassima, militare di carriera, precisamente cuoco in una caserma dell’Esercito a Bari, casamassimese doc, ha dovuto combattere da solo a lungo in casa sua contro le disfunzioni della sanità e anche contro il fatto che gli ospedali, le terapie intensive e i pronto soccorso «scoppiavano».

Ce l’ha fatta. Oggi combatte ancora con i postumi del Covid dopo aver contagiato moglie e due bambini. Sua figlia ha subito un trauma psicologico: «Ha 3 anni e ha ripreso a fare la pipì a letto», dice.
Tutto inizia sabato 10 ottobre. È solo una febbriciattola, non oltre i 37,5 gradi. Sarà una banale influenza, pensa. Il nemico però avanza subdolo. Ed ecco spossatezza e dolori alle articolazioni. Lunedì 12 è al lavoro e avverte i superiori. «Devo dire grazie a loro perché in quei giorni sono stati efficienti». Lo mandano a casa dove sono moglie e due bambini, l’intera caserma è sottoposta a sanificazione.
«Mi sono isolato in una camera usando il bagno adiacente», racconta Michele Azzone. Informa il suo medico di base: «Ha tenuto il cellulare spento per l’intero fine settimana. In 10 giorni, mentre ero ricoverato, non mi ha mai telefonato per chiedere come stessi. A mia sorella ha detto “perché avrei dovuto chiamarlo?”. Adesso l’ho sostituito con un altro, un bravissimo pneumologo».

Quest’ultimo subito consiglia: contatti azzerati con la famiglia, usare toilette diverse.
Il tempo è oro ma scorre inesorabile. Per due giorni la febbre resta a 37,5 gradi. Il direttore sanitario della caserma segnala l’episodio. Martedì 13 ottobre, Azzone viene contattato dall’Asl. Già martedì la febbre sale a 38. Mercoledì 14 ottobre esegue il tampone a Noicattaro. «Vado da solo in auto con la febbre già a 39». Al telefono è un tam tam con il nuovo medico di famiglia: per il momento un antibiotico, lo Zitromax, che non sortisce effetti. La febbre sale ancora. Siamo a 40 gradi.
Vai con tachipirina. «Mi sentivo stanco». Venerdì 16, il tampone dà esito positivo. «Mi è caduto il mondo addosso e mi sono preoccupato per mia moglie e i nostri figli». Risulteranno positivi anch’essi. Per fortuna asintomatici i piccoli e con lievi sintomi la signora che prosegue con «sangue freddo», segregata in casa a badare ai bambini, come sempre.
La situazione del capofamiglia si aggrava. Ora c’è tosse secca e stizzosa, e arrivano i dolori alla gabbia toracica. Il tam tam prosegue. Acquista online un saturimetro per misurare la quantità di ossigeno trasportata dai globuli rossi. Inizialmente è al 95 per cento ma dura poco. Al telefono il camice bianco gli dice: prendi il cortisone.

Martedì 20 ottobre. Michele non ce la fa più. La febbre è a 40 e ormai la saturazione è scesa al 93 per cento. «Avevo una ventina di fortissimi colpi di tosse in successione violenta». Inizia la fame d’aria. Siamo all’insufficienza respiratoria.
«Non riuscivo più a respirare», ricorda. Da solo, sale in auto. Direzione: reparto Covid del Miulli. Presto, non c’è più tempo. Gli misurano la saturazione nel sangue arterioso al polso: siamo sotto 90. Lo collegano a una bombola di ossigeno per 24 ore al giorno. «Ero ormai al limite. Se avessi atteso ancora 24 ore sarei stato intubato».
In questa partita con il Covid tutto si gioca sul tempo. «Quando mi alzavo dal letto per andare in bagno e toglievo la mascherina ricomparivano tosse e fame d’aria. Dovevo tranquillizzarmi per evitare crisi di panico». Secondo giorno di ricovero. «Il primario ha scherzato con me e ha unito le 5 dita della mano nel segno di chi ha fifa. Pensavo sempre a mia moglie e ai miei figli: se fosse accaduto il peggio, chi si sarebbe preso cura di loro?». Terzo giorno. La situazione migliora con antibiotici, cortisone ed eparina. La febbre cala, i valori risalgono. Michele è fuori dal tunnel. Dopo 10 giorni, il tampone si negativizza. Viene dimesso.
La vita è più forte.

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