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Mariele Ventre, le radici lucane dell'angelo dell'Antoniano

Mariele Ventre, le radici lucane dell'angelo dell'Antoniano

Domani in tv su Raiuno il ricordo della maestra storica del coro dell'Antoniano di Bologna

02 Novembre 2019

Anna Langone

Chi arriva a Sasso di Castalda in provincia di Potenza è accolto dal «benvenuto» con il nome di Mariele Ventre accanto a quelli di Rocco Petrone, don Giuseppe De Luca e altri personaggi illustri del paese. A Mariele Ventre ed alla sua creatura è dedicato il film I ragazzi dello Zecchino d’Oro, in onda domani, domenica, su Rai1 alle 21,20, scritto da Ambrogio Lo Giudice con Anna Pavignano e Carlotta Veroni e diretto dallo stesso Lo Giudice, ex bambino corista dell'Antoniano. Interpreti Matilda De Angelis nel ruolo di Mariele Ventre, Maya Sansa, mamma di Mimmo il piccolo protagonista; nel cast anche Valentina Cervi e Antonio Gerardi.

La fondatrice del Piccolo Coro dell'Antoniano, creato 56 anni fa, era nata a Bologna il 16 luglio 1939, di Sasso era mamma Maria e nella sua casa trascorrevano parte delle vacanze. «Nostro padre Livio - ricorda la sorella maggiore di Mariele, Maria Antonietta Ventre, notaio a Bologna - divideva con precisione matematica i suoi 30 giorni di ferie estive tra Marsico Nuovo, il suo paese, e Sasso dove viveva la nostra nonna materna. Dopo la festa dell'Assunta a Marsico, il 15 agosto, nella tarda serata di Ferragosto raggiungevamo con ogni mezzo Sasso, per esserci l’indomani alla festa di San Rocco».

Dal dopoguerra agli anni Ottanta, la famiglia avrebbe seguito sempre questo calendario estivo nel Potentino, per rinsaldare il legame con quella religiosità popolare che i coniugi Ventre si erano portati dalla Basilicata in Emilia Romagna, le processioni con incenso sparso nell’aria, penitenti scalzi, donne con pesanti «centre» di candele e nastrini in equilibrio sulla testa, uomini dal viso basso a battersi i pugni sul petto. Tutti dietro alle statue ricoperte di monili d’oro e banconote fissate con spilli, devozione un po’ profana di tanti emigrati che affidavano (e affidano ancora) al patrono speranze di salute e fortuna. Occhi grandi, sorriso luminoso, snella come un giunco, Mariele ogni 16 di agosto era a Sasso alla processione di San Rocco, anche quando diventò popolarissima. «La sua notorietà però non entrava nella nostra casa - sottolinea Maria Antonietta - Mariele si schermiva dicendo di fare soltanto il suo dovere».

In realtà quel gruppo di voci bianche divenne subito una grande scuola di vita e i frati dell’Antoniano, dopo la morte prematura di Mariele avvenuta nel 1995, dissero attraverso padre Berardo che avviò il Processo di beatificazione nel 2011 (fermo all'Arcidiocesi di Bologna), quanto l’infaticabile direttrice del coro fosse più francescana di loro. «La notorietà di Mariele è esplosa per noi alla sua morte, quando la casa si riempì di giornalisti e fummo sommersi dai messaggi», dice Maria Antonietta Ventre. Altro dettaglio sconosciuto sulla «fatina» che dirigeva quei bambini sorridenti e tutti vestiti uguali: «Il suo nome all'anagrafe era Maria Rachele, come la nostra nonna materna, io mi chiamo come la nonna paterna, tradizione ferrea al Sud. Rachele negli anni Quaranta era un nome poco diffuso, assonante con il maschile Michele e a scuola mia sorella veniva presa in giro, così mia madre si inventò Mariele», rivela Maria Antonietta.

Omaggi a Mariele Ventre sono sparsi in tutt’Italia, a Marsico Nuovo c'è una sua statua bronzea, a Sasso il teatro ha il suo nome e palazzo Ventre-Rotundo è stato donato dalla famiglia al Comune con la clausola di farne un Centro di educazione musicale per i bambini. La Regione ha finanziato il progetto, sottolinea l’ex sindaco di Sasso Rocco Perrone (che nel 2015 scoprì una targa dedicata a Mariele), ma procede a rilento. Se ne rattrista anche Maria Antonietta, presidente della Fondazione Mariele Ventre, che ha raccolto le tante lettere di Mariele ai suoi fans sparsi per il mondo: «L’ente morale promuove la lotta alla dispersione scolastica mediante l’educazione al canto. Perché 44 gatti - specifica il notaio - non è soltanto una canzoncina, ma dice ai bambini come bisogna comportarsi, fermandosi ad aiutare quel “resto di due” rimasto indietro».

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