Sabato 18 Settembre 2021 | 19:51

NEWS DALLA SEZIONE

WASHINGTON
Nyt, negoziati su sottomarini nascosti per mesi a Parigi

Nyt, negoziati su sottomarini nascosti per mesi a Parigi

 
WASHINGTON
Alta tensione a Washington, raduno destra a Capitol Hill

Alta tensione a Washington, raduno destra a Capitol Hill

 
TEHERAN
Iran: Khamenei, atleti non stringano la mano agli israeliani

Iran: Khamenei, atleti non stringano la mano agli israeliani

 
PARIGI
Covid: Francia, decimo sabato di cortei anti-green pass

Covid: Francia, decimo sabato di cortei anti-green pass

 
BUDAPEST
Ungheria: al via le primarie dell'opposizione per sfidare Orban

Ungheria: al via le primarie dell'opposizione per sfidare Orban

 
NEW YORK
Usa: ragazza scomparsa, sparito anche il fidanzato

Usa: ragazza scomparsa, sparito anche il fidanzato

 
JALALABAD
Afghanistan: diversi attentati a Jalalabad, almeno 2 morti

Afghanistan: diversi attentati a Jalalabad, almeno 2 morti

 
Macedonia Nord: a Tetovo proteste dopo strage ospedale

Macedonia Nord: a Tetovo proteste dopo strage ospedale

 
ROMA
Scontri tra polizia e manifestanti anti-lockdown a Melbourne

Scontri tra polizia e manifestanti anti-lockdown a Melbourne

 
PARIGI
Conclusa messa in sicurezza di Notre Dame, via al restauro

Conclusa messa in sicurezza di Notre Dame, via al restauro

 
CITTÀ DEL MESSICO
Venezuela:Maduro in Messico,prima volta estero da taglia Usa

Venezuela:Maduro in Messico,prima volta estero da taglia Usa

 

Il Biancorosso

Serie C
Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

 

i più letti

Saddam torna a casa, dove lo vogliono morto

«Sono Saddam Hussein al Majid, presidente della Repubblica d'Iraq», ha detto, e si è seduto davanti al giudice presidente del TIS, Salem Chalabi, che, in piedi al cospetto dell'uomo per 35 anni più potente del Paese, gli ha comunicato il suo nuovo status di detenuto comune, accusato di crimini contro l'umanità
BAGHDAD - «Sono Saddam Hussein al Majid, presidente della Repubblica d'Iraq», ha detto, e si è seduto davanti al giudice che, in piedi al cospetto dell'uomo per 35 anni più potente del Paese, gli ha comunicato il suo nuovo status di detenuto comune, accusato di crimini contro l'umanità.
Saddam Hussein, 67 anni, e undici altri gerarchi del regime sono passati oggi sotto «custodia legale» del governo ad interim. Fisicamente, per motivi di sicurezza, resteranno nelle mani degli americani, o meglio come si chiamano da due giorni, della Forza multinazionale, ma non sono più prigionieri di guerra.
Non era ancora sorto il sole, quando un convoglio di cinque vetture, con a bordo alcuni magistrati del Tribunale speciale iracheno (TIS) creato per processare i dirigenti del regime, è partito da Baghdad diretto - non si dice ma si sa - al carcere superprotetto della base americana Camp Cropper, nei pressi dell'aeroporto internazionale. L'attesa è stata lunga, in una stanzetta spoglia. Alle 10 e 4 minuti Saddam è stato condotto davanti al presidente del TIS, Salem Chalabi. E' dimagrito, era nervoso. In abito tradizionale arabo, grigio, capelli un po' lunghi brizzolati, baffi - il suo segno distintivo che impose a tutti gli uomini iracheni quando era lui a dettare legge - si è presentato: «Presidente della Repubblica d'Iraq». E, con disprezzo per una corte la cui legalità non riconosce o per stanchezza e confusione, si è seduto davanti a Chalabi. «Avrei qualche domanda da fare... mi interrogate oggi o no?».
Chalabi gli ha spiegato che domani, quando sarà ufficialmente incriminato con gli altri gerarchi, potrà domandare, e dovrà rispondere.
«Una scena surreale», ha commentato il magistrato, durata pochi minuti.
Poi è stato il turno degli altri: «Molti erano nervosissimi» ha detto un assistente di Chalabi. Ad uno ad uno gli uomini che hanno fatto tremare 25 milioni di iracheni, sono comparsi, nelle tute da carcerato, di diversi colori. Ali Hassan al Majid, detto Alì il chimico, consigliere e cugino di Saddam, arrestato il 21 agosto 2003. «Sono stanco», ha ripetuto più volte, l'uomo accusato di aver ucciso 5.000 curdi, con il gas nella strage di Halabja del 1988. Tareq Aziz, l'allora vicepremier, il volto «rispettabile» del regime, il cattolico di rito caldeo che poco prima della guerra andò ad Assisi, venne ricevuto in Vaticano, «non ha aperto bocca». Mentre è stato aggressivo il segretario personale di Saddam, Abed Hamid Mahmoud, arrestato il 16 giugno 2003, «Sono innocente, un giorno lo scoprirete anche voi», ha detto.
Dodici i capi di imputazione contro Saddam, fra cui crimini contro l'umanità, genocidio dei curdi, guerre e invasioni disastrose, violenze contro cittadini comuni. Tutti potranno denunciarlo, ha detto il primo ministro ad interim iracheno Ayad Allawi, il cui governo ha deciso di reintrodurre la pena di morte, abolita dall'amministrazione americana. Ma Allawi ha preannunciato che ci vorranno «mesi» prima che inizi il processo.
Tutti, o quasi, in Iraq lo vorrebbero morto. Saddam «si merita la forca», «la pena capitale non è abbastanza», «in una gabbia su una piazza esposto al pubblico e a memoria futura». Nessuno lo rimpiange. Ma qualcuno ne piange la sorte, come un insulto alla nazione: «Questo non è un governo legale», dicono i suoi fedeli.
Sarà solo un processo di vendette, dicono i difensori, nominati dalla moglie rifugiata in Giordania. Un avvocato, il giordano Issam Ghazaui, sostiene di essere stato minacciato dal ministro della giustizia iracheno, se osasse mettere piede in Iraq.
«La pena di morte è stata usata troppo e male nella nostra storia moderna - dice Faysal Estrobadi, ex esule, avvocato educato negli Stati Uniti, il principale autore della Costituzione ad interim - il nuovo Iraq democratico non deve dare l'impressione di nascere sulla morte».
Domani gli iracheni rivedranno il loro ex presidente, le cui foto, sfigurate, dominano ancora sui grandi palazzi popolari, riconoscibili solo dal numero progressivo, sui viali impolverati, sulle palme grigiastre, su rigagnoli di fognature rotte, cumuli di immondizia, montagne di filo spinato appena rimosso in questi due giorni dopo la «fine dell'occupazione». Lo rivedranno per la prima volta, da quelle immagini di dicembre con la barba incolta, i capelli lunghi, gli occhi sconcertati, quasi da drogato, che fecero il giro del mondo quando gli americani annunciarono: «Wève got him». E lo mostrarono, dicono, appena estratto dal nascondiglio sotterraneo nei pressi del suo feudo di Tikrit dove venne trovato, tradito da un fedele per 25 milioni di dollari, o consegnato da spie curde ed iraniane.
Lo rivedranno non uomo forte, imponente, dominante, ma «rimpicciolito», ha detto Chalabi. Un pallido ricordo del dittatore.
Gli americani giubilano: la consegna di Saddam - obbligata perchè finita l'occupazione non potevano più trattenerlo - è il primo atto del governo, da loro scelto, imposto e sostenuto militarmente. L'Iraq è un Paese sovrano, non si stanca di ripetere un alto responsabile della Forza multinazionale. Ma i Cobra continuano a girare non appena cala la sera nei cieli bui di Baghdad.
Barbara Alighiero

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Speciale Abbonamento - Scopri le formule per abbonarti al giornale quotidiano della Gazzetta
Gazzetta Necrologie