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Matera, l'Italia è ripartita e tra i Sassi tornano i turisti

Dopo mesi di astinenza si era persa quasi l’abitudine, ma la stagione non è del tutto compromessa

Matera, l'Italia è ripartita e tra i Sassi.  Tornano i turisti

MATERA - Dopo mesi di amarezze, delusioni e anche lacrime, due segnali positivi di seguito riaccendono la speranza di un'estate che sembrava ormai del tutto persa. Il cuore ora batte forte, specialmente tra quanti si sono buttati a capofitto nell'industria del forestiero, come si diceva un tempo. Siamo ovviamente lontanissimi dai flussi del 2018 e 2019, al punto da sembrare distanti anni luce, o meglio, vengono vissuti quasi alla stregua di un fermo immagine, spettatori di un film d'epoca.

Ma senza rincorrere record, che difficilmente sarà possibile superare anche nei prossimi mesi, o forse anni, la presenza di comitive che iniziano, con tutta evidenza, a sciamare in centro in tenuta quasi da mare - cappellino t-shirt e pantaloncini - fanno brillare gli occhi. Si fanno riconoscere al volo. Sono loro. Sono tornati i turisti e quelli che portano i sandali sui calzini bianchi non sono italiani. Tra l'altro, si fanno sgamare subito, rilassati tra i tavolini all'aperto. Non si lasciano certo invitare nell’inseguire le scie profumate dei panifici, a caccia di rustici e focaccia, oppure tra rosticcerie e bar specializzati nella preparazione di pucce, panzerotti su tutti, e dolci tra quanti ghiottoni si dilettano di approfondire anche le conoscenze sulla pasticceria tradizionale.

Non è tutto. I prodotti locali, compresi i souvenir realizzati in tufo, si sposano bene con gli sguardi pieni di meraviglia di quanti visitano per la prima volta il dedalo di viuzze, vicoli e piazzette negli antichi rioni Sassi. Luogo magico, in cui lasciarsi andare senza una meta precisa. Diventa un'emozione speciale, che ha qualcosa di sogno e al contempo concreta materia, antichissima quest’ultima. È in grado di evocare echi del pleistocene, canti di balene di otto milioni di anni fa, capaci di suggestioni non certo impalpabili e, comunque, difficili da dimenticare.

Il selciato inizia a diventare rovente già dopo le 10, restituisce il calore che si mescola con il sudore di questi amici di Matera, accolti alla stregua dei liberatori giunti sulle jeep alla fine della seconda guerra mondiale. Si vuole dimenticare la pandemia è chiaro, e anche le chianche del biancone di Trani, dura calcarenite che sfida i secoli, sembrano non volere infierire più di tanto. Il concorso con il sole implacabile del nostro Sud sembra farsi più lieve e un sorbetto al limone è l'ideale per spegnere ogni arsura e continuare l'esplorazione lenta, senza nessuna fretta, di una città patrimonio mondiale dell'umanità, tutelata sotto l'egida dell'Unesco.

Tutto questo fa ben sperare anche per le numerose strutture alberghiere e ricettive sparse in termini d'intensa diffusione direttamente nel tessuto urbano, non solo quello storicizzato. Insomma, la ripresa non sembra più impossibile. Non è un miraggio. Lo capisci dagli sguardi dei materani che fino a qualche giorno fa soffrivano per l'impossibilità di praticare lo struscio serale, il classico incontro amicale nel salotto buono della città, la piazza del centro. Adesso, è tornata al suo posto di regina naturale anche la chiacchiera, immancabile, colorita, specialmente se declamata in vernacolo. Ancora più forte ed evidente è il piacere di tornare a sorseggiare insieme agli amici di sempre una tazzina di caffè. Appuntamento a prima mattina, al solito posto - ognuno ha il suo preferito - brevi commenti sull'universo mondo e via, verso le varie occupazioni, tra pubblico e privato. Abitudini che fanno la loro parte e, soprattutto, testimoniano un modo di vivere che è stato definito meridiano e che è il caso di apprezzare ancora di più, non è difficile dopo tanta astinenza. Sornione, non vuole darlo a vedere, ma al materano non dispiace sognare.

(foto Genovese)

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