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L’emergenza nei territori

Policoro, rivolta contro l’ospedale da campo in arrivo dal Qatar

L’annuncio del sindaco scatena l’ira degli operatori balneari

Policoro, rivolta contro l’ospedale da campo

Policoro - C’è una parte di Policoro che rifiuta l’ospedale da campo che il Qatar ha donato al nostro Paese. Non appena il sindaco Enrico Mascia ha ufficializzato la notizia, infatti, alcuni commercianti e operatori del settore balneare hanno manifestato la loro contrarietà all’iniziativa, peraltro trovando nei consiglieri comunali di minoranza del gruppo “Policoro Futura”, Giuseppe Maiuri e Gianni Di Pierri, una sponda anche istituzionale. «Io e Maiuri siamo in Comune – ha spiegato Di Pierri - e non ci muoveremo da qui fino a che non avremo risposte concrete. Per favore però, i cittadini restino a casa: non peggioriamo la situazione. Li terremo informati con l’unico mezzo che abbiamo, cioè Facebook». Di Pierri poco prima aveva postato sul suo profilo Facebook queste riflessioni: «Sono arrabbiato come una iena. Una politica servile e irresponsabile, sia a livello comunale che regionale, è pronta a mettere definitivamente in ginocchio Policoro con l’ennesima porcata. Sino a quando non mi convinceranno della necessità o della convenienza di questo mega ospedale da campo da mettere in pieno centro, io sarò lì a fare le barricate».

Come detto, anche alcuni operatori del settore balneare hanno manifestato contrarietà. «Con questa struttura – hanno dichiarato – le residue speranze di poterci risollevare e di avere un’estate più o meno normale, cadrebbero. Ci chiediamo a cosa serva questa struttura e perché proprio qui, a Policoro. Vogliamo davvero distruggere per sempre le ambizioni turistiche della nostra città? Inoltre, l’ospedale verrebbe realizzato in pieno centro abitato, con un centinaio tra medici e operatori sanitari, che si aggirerebbero per Policoro con tutto quello che ne potrebbe conseguire». Il sindaco Mascia, da noi sentito, ha replicato in modo chiaro. «L’ospedale da campo sarà un presidio di sanità che andrà ad aggiungersi a quello presente, rafforzando le armi e la lotta contro il Coronavirus in quanto aumenta e tutela la salute dei cittadini di tutto il territorio».

Ci sono, però, voci contrarie: la si accusa di non aver coinvolto la città nella decisione. «Se mi si chiede di indire un referendum sull’argomento riguardo a una procedura che, come si può ben capire, si è sviluppata in emergenza, io dico: ma di cosa stiamo parlando? Posso anche comprendere le preoccupazioni a caldo – ha concluso Mascia – però ho già chiarito che l’ospedale da campo non è un segno di evoluzione negativa della lotta al Coronavirus, ma di potenziamento delle strutture sanitarie.

Dobbiamo metterci in testa, infatti, che l’emergenza non è finita e la prevenzione resta sempre l’arma migliore. Ricordiamoci, inoltre, che il periodo più pericoloso è alle porte, perché, immaginando di aver raggiunto l’apice, qualcuno potrebbe lasciarsi andare ad atteggiamenti disinvolti. Dotare il territorio di un presidio che può dare assistenza non mi pare una cosa malevola».

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