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BARI - Ventitrè anni per avere giustizia. Una eternità per figli che hanno visto morire prima il padre e poi la madre di Aids. L’uomo era stato contagiato in seguito ad una trasfusione fatta nel 1987 all’ospedale di Matera. Un procedimento lunghissimo partito nel 1996 che si è snodato attraverso il primo grado e l’appello, con il Tribunale di Potenza che ha rigettato le ragioni addotte dalla Asl materana e confermato il risarcimento di oltre 600mila euro in favore di tutti i figli della coppia, oltre ad ulteriori 70mila euro per ognuno, per non parlare degli interessi maturati negli anni e le spese legali a carico della Asl. La sentenza emessa nell’aprile del 2019 è ora diventata definitiva.

A seguire il caso, con legali che hanno offerto il gratuito patrocinio, l’associazione barese Cama Lila che da anni si occupa dei malati di Hiv. «Abbiamo conosciuto questo signore materano nei primi Anni ’90 perché dopo il contagio veniva seguito dal centro specializzato del Policlinico - racconta Nicola Catucci, referente del Cama Lila -. In quegli anni nel Materano ci furono più casi di contagi da sangue infetto. Vere tragedie umane e familiari. Il nostro avvocato di allora, Guido D’Ambrosio, prese in carico la famiglia che voleva avviare una richiesta risarcitoria. Purtroppo i lunghi tempi della giustizia hanno visto non solo la morte dell’ammalato, ma anche dell’avvocato D’Ambrosio, tanto che il caso è poi stato concluso dal figlio, Antonio D’Ambrosio».

La sentenza di Appello della coppia materana racconta che l’uomo fu ricoverato nell’ospedale materano nel 1987 «a seguito di una intossicazione da esteri fosforici (in pratica fu intossicato per l’uso di pesticidi, ndr) e che gli venne praticata una plasmaferesi con trasfusione di 800cc. di plasma proveniente dal Centro trasfusionale dello stesso presidio ospedaliero».
Due anni dopo l’uomo scopre di essere contagiato dall’Hiv e muore per le conseguenze della malattia nel 1994. La tragedia non risparmia la moglie. La donna si scopre contagiata inconsapevolmente dal marito e morirà nel 1998. «Quelli erano anni terribili - ricorda Catucci -.

Si moriva perché non esistevano le terapie e le cure di oggi. I contagiati, per sacche di sangue e trasfusioni che nessuno controllava, erano la tragedia nella tragedia. Abbiamo visto tante famiglie devastate. E anche davanti ad una sentenza che riconosce il danno e i risarcimenti, resta tutta la sofferenza di chi si è visto ledere nella sua dignità e vita. In provincia di Matera si registrarono molti casi. Noi abbiamo seguito alcuni di questi, anche con i nostri legali, ma immagino che ci siano stati tanti altri casi mai arrivati in tribunale, sia perché magari si è patteggiato o addirittura perché la vergogna ha tenuto tutto in silenzio».

La causa in questione ha visto un iter lungo e doloroso. Il Tribunale di Matera in primo grado ha riconosciuto ai figli della vittima il risarcimento dei danni per la malattia e morte del padre e poi della madre oltre alle ripercussioni sulla propria salute ed esistenza. La Corte di appello di Potenza ha rigettato e ritenuto infondate praticamente tutte le obiezioni della Asl di Matera e confermato il risarcimento già stabilito. «Qualche anno fa analoga procedura riconobbe il risarcimento ai genitori di un’altra vittima materana. Anche in quel caso furono i nostri avvocati a seguire il caso. Possiamo dire che come Cama Lila stiamo facendo giurisprudenza su storie molto tristi».

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