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MATERA - Imma Tataranni, il tenente Colombo in versione femminile e lucana. Il personaggio nato dalla penna della scrittrice materana Mariolina Venezia è ormai la detective più amata d'Italia, con la fiction su Raiuno che vince sistematicamente la sfida televisiva della domenica sera.

Ieri Venezia - vincitrice del Campiello 2007 con Mille anni che sto qui di Einaudi editore - ha presentato in anteprima a Potenza, su iniziativa del Rotary Club e del circolo culturale Silvio Spaventa Filippi, il nuovo romanzo dedicato al sostituto procuratore più famoso d'Italia, dal titolo Vie del riscatto ( Einaudi). L’autrice chiude così - lo ha ribadito ieri a Potenza - il ciclo delle indagini di Imma Tataranni. Con l'occasione le abbiamo rivolto alcune domande su questo fortunato personaggio a partire proprio dal successo della fiction televisiva, cercando di capire subito quanto lo sceneggiato rispecchi, secondo la «madre» di Imma, lo spirito dei suoi libri: «La fiction è molto bella - sottolinea la scrittrice – ed è abbastanza rispondente ai miei personaggi, anche se non del tutto. Proprio Imma in molte cose, a partire dalla descrizione fisica, non è per nulla così nei miei libri. Per fortuna l'attrice protagonista (Vanessa Scalera) nonostante non le assomigli è riuscita a dare il giusto carattere al personaggio. Mi sono ritrovata più volte a chiedermi come sarebbe stato con una attrice più somigliante».

Effettivamente nei romanzi Imma è forse troppo sopra le righe per un prodotto televisivo. Lei è stata anche sceneggiatrice della fiction; pare di capire che non ha potuto incidere sulla riscrittura televisiva.
«Figuro tra gli sceneggiatori ma non ho avuto alcun potere decisionale».

Sono stati 5 milioni gli spettatori dell'episodio di domenica scorsa, con uno share del 23% circa e con una interazione notevole anche sui social. Insomma: tutti amano Imma. Perchè secondo lei?
«Credo che sia per il suo carattere; quello di una donna forte e determinata, ma allo stesso tempo che “si da pace”, una donna risolta direi. Forse è questo che piace».
Un personaggio femminile che mancava: da una parte donna impegnata nel suo lavoro, dall'altra con una famiglia felice, che si occupa della figlia adolescente, della madre anziana, che ha una vita amorosa con il marito. È una donna che le assomiglia?
«No. Io sono single, senza figli e ho voluto proprio scrivere un personaggio diverso da me che, però, rappresentasse la donna moderna. Ho voluto raccontare un personaggio che, pur essendo donna in carriera, fosse anche felicemente sposata, con una figlia e con una vita familiare normale, anche contro lo stereotipo della donna in carriera ma sola e disperata».
Nella fiction e ancora di più nel libro ci sono personaggi che tentano di riportarla nel ruolo di donna precostituito: il riferimento è, ad esempio, al procuratore capo quando le dice di andare a cucinare, o alla suocera che criticandola incarna proprio un «classico». Gli stereotipi e i clichè non sono pochi in questi racconti di una Basilicata che comunque risuona arcaica. Nel terzo episodio è comparsa addirittura una «masciara» con tanto di fazzoletto nero...
«Nel mio libro la masciara non era così. Era una signora normalissima che “sentiva” delle cose ma intanto ascoltava una soap opera in tv. Nella fiction risulta diversamente perchè, come dicevo prima, non ho avuto un ruolo decisionale nella sceneggiatura. Chi ha scritto e realizzato la fiction, non conoscendo davvero i luoghi è potuto più facilmente cadere nei clichè».

Come un po' un clichè è che Imma sia la nuova Montalbano, la lady Montalbano o la risposta femminile a Montalbano, come hanno sottolineato in tanti. Lei che ne pensa?
«Certo io non mi sono rifatta a Camilleri. Uno degli sceneggiatori di Montalbano è anche nel gruppo di sceneggiatori di Imma Tataranni ed era uno di quelli con potere decisionale, quindi questo può avere influito. Esistono altri scrittori di quello che possiamo definire un filone codificato nel quale ora mi sento inserita, quelli degli scrittori che raccontano con una storia anche un luogo, una regione, un territorio, penso a Manuel Vazcos Montalban o a Petros Markaris con i quali sento maggiore vicinanza. La mia Imma non assomiglia per nulla a Montalbano. Piuttosto mi ha divertito il paragone con il tenente Colombo interpretato da Peter Falk».

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