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A Metaponto arriva Piero Angela: «Qui la storia e il futuro»

Il noto divulgatore scientifico volto della tv ospite delle giornate dedicate a Pitagora

Metaponto, in arrivo Piero Angela: «Qui la storia e il futuro»

MATERA - Notte di stelle. Notte di luna calante. Notte di storia e di numeri. E di saggezza. A Metaponto rivive Pitagora in una due giorni di mostre (“La poetica dei numeri primi”, una delle grandi mostre di Matera capitale) e di confronti. Come quello che è avvenuto nel parco archeologico. Una notte immersi nella storia per parlare di futuro. Lo ha fatto con la semplicità che lo contraddistingue Piero Angela, ospite atteso della due giorni metapontina. Nelle prime file c’è un ragazzo con una t-shirt che recita: "In Piero we trust". Un faro, insomma. Del resto ci ha cresciuti un po’ tutti, Piero Angela.

«In questo periodo sono un po’ acciaccato, ma non vi libererete facilmente di me», esordisce. Poi, tra le altre cose, il ricordo di Rocco Petrone. «Agli esordi mi occupai di tutte le missioni Apollo. Quando andai a Capo Kennedy la prima volta mi informai su chi fossero le persone da intervistare. Notai un nome italiano, Rocco Petrone. Gli chiesi se fosse italiano. Mi rispose: “sono di Sasso di Castalda, provincia di Potenza».

Prima di tutto benvenuto in Basilicata, benvenuto nella terra della Magna Grecia. Qual è l’eredità di Pitagora?
«Questo è un posto straordinario, qui c’è la storia. Speriamo di farla anche noi bene come la faceva lui, perché la scienza oggi è la chiave per il futuro».

A proposito di questo: di solito si dice che l’epoca più bella non è quella in cui si sta bene ma è quella in cui si riesce ad immaginare un futuro migliore. In che epoca stiamo vivendo?
«È vero perché è la speranza che sostiene l’uomo e il desiderio di migliorare. È un po’ quello che succede nel nostro Paese. Noi abbiamo tante possibilità, tanti talenti. L’Italia è piane di intelligenze ma siamo tutti depressi perché vediamo un futuro nero. Non siamo mai stati così bene in tutta la storia dell’umanità eppure abbiamo questa sensazione».

Lei è un grande comunicatore. Anzi, ne approfitto per ringraziarla per quello che ha fatto in tutti questi anni. Oggi il modo di comunicare è cambiato, è più veloce, immediato. Come si fa a divulgare la cultura?
«È importante la buona comunicazione. Oggi ci sono dei canali attraverso cui passa di tutto. Non c’è più la responsabilità di chi scrive e di chi dirige un giornale o una televisione, per esempio. Però è importante che si facciano passare temi che purtroppo, oggi, non sono troppo trattati né dalla scuola né dal giornalismo. Soprattutto in politica ci interessano più i problemi quotidiani e delle polemiche. In realtà, per esempio, c’è il problema della demografia che non viene assolutamente considerato. Eppure è un tema rivoluzionario. Mai, nella storia dell’umanità, c’è stato un tale incrocio tra la denatalità e la longevità. Siamo un mondo di centenari senza giovani. Altri paesi si sono attrezzati per correggere questa curva».

Cosa pensa di Matera capitale?
«Noi dobbiamo avere uno sguardo al passato e uno al futuro. Valorizzare il passato è importante. Lo è altrettanto, però, il nostro futuro».

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