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Matera, nigeriana incinta e con una bimba espulsa dal Cas: è polemica

Angelo Summa, segretario regionale della Cgil la difende: stiamo tornando indietro?

Matera, nigeriana incinta e con una bimba espulsa dal Cas: è polemica

MATERA - «Apprendiamo con profondo rammarico il caso della giovane nigeriana incinta e con una figlia di un anno che a Matera è stata espulsa dal Cas in quanto non più titolare di protezione umanitaria a seguito del decreto sicurezza, nonostante già una volta il Tar abbia definito la sua posizione di vulnerabilità». Lo scrive Angelo Summa, segretario regionale della Cgil. Un episodio che lascia aperte le porte a una seria riflessione su quello che sta accadendo anche a Matera. Si pensi a Casalnuovo, l’antico rione in cui sono state molte le culture e le etnie che si sono succedute in un eloquente equilibrio che non dovrebbe essere ignorato. Le popolazioni serbe croate e albanesi in fuga dalla conquista turca, trovarono accoglienza pacifica nei Sassi e a loro fu destinata un ampia area del territorio cittadino. Questi fatti risalgono ai primi decenni del Cinquecento. Stiamo forse tornando indietro?

Intanto, cosa sono i Cas? Sono i Centri di accoglienza straordinaria. Quando sono nati sono stati immaginati al fine di sopperire alla mancanza di posti nelle strutture ordinarie di accoglienza o nei servizi predisposti dagli enti locali, in caso di arrivi consistenti e ravvicinati di richiedenti. Ad oggi costituiscono la modalità ordinaria di accoglienza.

Ma per l’esponente della Cgil, oggi, assistiamo all’«ennesima contraddizione di una legge i cui effetti stanno diventando disumani, punendo i più deboli anziché proteggerli: l’esatto contrario di ciò che una norma sulla sicurezza dovrebbe fare. Sicurezza che, ribadiamo, non si fa con gli slogan e con la violenza verbale. Invece di puntare all’integrazione lavorativa degli stranieri e a governare l’immigrazione, l’Italia la subisce, torcendo verso una società poco propensa al confronto con i diversi e facendo piombare migliaia di persone in una condizione di marginalità sociale e irregolarità».

«L’entrata in vigore del decreto legge sicurezza - afferma Summa - non sta producendo il risparmio preannunciato tanto enfaticamente, se non nella riduzione del numero dei richiedenti asilo - previsione tutta da verificare - e degli operatori dei centri di accoglienza, almeno un centinaio già in Basilicata».

«La chiusura della cooperativa Auxilium a Rifreddo di Pignola (Potenza) è solo la prima avvisaglia di una situazione che andrà man mano peggiorando. Ne sono la prova le nuove circolari dei Prefetti di Potenza e Matera che, recependo la direttiva ministeriale, invitano i Cas a espellere i migranti non più titolari della protezione umanitaria con gli effetti visibili a tutti, come il caso della giovane nigeriana di Matera. Una situazione che non possiamo né accettare né sottacere. Occorre che le Prefetture in Basilicata si rendano disponibili a un governo più responsabile e condiviso. Occorre che il mondo associativo, delle cooperative impegnate nell’accoglienza insieme alle Province e ai sindaci di quei Comuni lucani che non si sono sottratti ai principi di accoglienza e solidarietà propri della nostra Costituzione, si uniscano nella lotta per il ripristino della legalità e dei diritti universali dell’uomo».

«La sicurezza - conclude Summa -i accresce e si garantisce col governo dei fenomeni; non è facendo leva sulle paure che si può pensare di costruire un futuro di crescita, di umanità e di diritti, che valgono per chi nasce nella misura in cui valgono per chi viene accolto. Restiamo umani».

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