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La balena fossile

Matera, una grande Indiana Jones per «scoprire» Giuliana

Un paleontologo toscano collaborerà col Comune per valorizzare l'importante reperto

Matera, una grande Indiana Jones per «scoprire» Giuliana

Si chiama Giovanni Bianucci, è lucchese, ed è ora la speranza di Matera per dare il giusto lustro alla balena fossile Giuliana, ritrovata nella diga di San Giuliano. Già nel 2010 il paleontologo dell'Università di Pisa fece parlare mezzo mondo per la scoperta nel deserto del Perù di quello che fu definito una “specie di mostro marino” dell'età di 13 milioni di anni, della famiglia dei capodogli, ma molto più «feroce», tanto che fu battezzato come Leviathan (nel solco dei mostri...) Melville (con riferimento all'ideatore di Moby Dick).

In Perù, tra l’altro, qualcuno aveva trovato dei denti giganteschi appartenenti al capodoglio e li aveva proposti per l'acquisto su Internet. Alcuni anni fa, si parlò di alcuni pezzi di Giuliana che gente non precisata vendeva nella vicina Puglia, una notizia non si sa quanto vera.

Da Leviathan Melville a Giuliana il passo potrebbe essere breve, visto che proprio Bianucci metterà a disposizione la sua competenza per valorizzare la balena di Matera.

«L’illustre paleontologo - fa sapere Raffaello De Ruggieri - ha confermato la sua volontà di collaborare con il Comune di Matera alla valorizzazione dell’importante reperto in tutte le fasi necessarie: verifica preliminare dello stato attuale di conservazione, preparazione finalizzata sia allo studio specialistico che alla conservazione, analisi di dettaglio e infine musealizzazione. Nei prossimi giorni ci attiveremo per concordare le modalità e i tempi della collaborazione».

In Patagonia, insieme a Walter Landini (il prof. che sin dal 2006 si è occupato della balena di Matera) Bianucci era nel gruppo che scoprì una vasta colonia di dinosauri fossili. E ancora lui, questa volta sotto casa, nel Grossetano, fece riemergere i resti di un mammifero marino di cinque milioni di anni fa, che viveva nella acque del Mediterraneo, poi esposto al museo di Calci. I reperti di Leviathan, invece, furono destinati ad una mostra nel museo di Rotterdam. Musei, appunto: altrove, anche in Italia, le grandi scoperte scientifiche vengono messe a valore e rese fruibili. Da noi, ancora no.

«Matera e il suo territorio possono raccontare la vita sulla terra dal paleolitico al cibernetico – dice oggi il sindaco De Ruggieri - . Con i parchi tematici della storia dell’uomo narreremo l’evoluzione umana e anche la storia di Giuliana troverà spazio nel tassello dedicato alla preistoria». Speriamo, non si può aggiungere altro, visto che in questi anni, dal 2006, su Giuliana si è scritto, discusso, polemizzato e tanti sono stati gli appelli (passando anche attraverso interventi parlamentari) per valorizzare quest'altro patrimonio universale che la città possiede.

Il Comune di Matera ha impegnato 200 mila euro per la promozione di questo prezioso bene, rende noto il sindaco, ma probabilmente quei soldi sono già impegnati per il piano di comunicazione. Cosa vuol dire? Che potrebbe non essere il denaro utile ad aprire le casse, rendersi conto in che stato siano i ritrovamenti e procedere al restauro. Servono nuove risorse, ma il problema è come procurarsele. L’interrogativo sorge spontaneo: mica un po’ dei soldi di Matera 2019, oramai «andati», sarebbero stati preziosi per tale opera? Realizzare un attrattore mondiale attorno a Giuliana sarebbe stato disdicevole?

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