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Ritrovata nel 2006

Giuliana, la balena di Matera fa il giro del mondo

Sul fossile rinvenuto 12 anni fa pubblicato un nuovo studio su Biology letters: ridisegna l'evoluzione dei cetacei

Giuliana, la balena di Matera fa il giro del mondo

Giuliana, il nome attribuito da alcuni ambientalisti alla balena fossile ritrovata nel 2006 nella diga di San Giuliano, torna a far parlare grazie allo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Biology Letters della Royal Society di Londra. Un contributo scientifico, coordinato dai paleontologi dell’Università di Pisa, che «ridisegna l’evoluzione del gigantismo estremo delle balene e dimostra che il vertiginoso aumento delle loro dimensioni non è recente come creduto sino ad oggi, cioè limitato agli ultimi 2,5 milioni di anni, ma è iniziato quasi 15 milioni di anni fa».

L’importanza di valorizzare quella scoperta è stata anche segnalata nel documentario scientifico di Renato Sartini, dal titolo “Giallo ocra-Il mistero del fossile di Matera”. Il senatore lucano Giovanni Barozzino, nel 2016, presentò un’interrogazione al ministro Franceschini sollecitando la dovuta attenzione sulla valorizzazione del ritrovamento. Dopo l’interrogazione si tornò a chiedere al Governo e alla Regione Basilicata di impegnarsi seriamente per quest’opera, anche in vista di Matera 2019, ma non è accaduto nulla. La ricerca su Giuliana ha coinvolto i paleontologi Giovanni Bianucci, Alberto Collareta, Walter Landini, Caterina Morigi, Angelo Varola del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, Agata Di Stefano del Dipartimento di Scienze Biologiche Geologiche e Ambientali dell’Università di Catania e Felix Marx del Directorate Earth and History of Life, Royal Belgium Institute of Natural Sciences di Bruxelles.

«I caratteri morfologici del cranio e della bulla timpanica, che è una parte dell'orecchio interno - scrive Giovanni Bianucci - rivelano le forti affinità tra la balena di Matera e l’attuale balenottera azzurra (Balaenoptera musculus), confermate anche dalla stima della lunghezza massima dell’animale che superava i 26 metri. Si tratta del più grande fossile di balena mai descritto e, forse, della più grande balena che abbia mai solcato le acque del Mar Mediterraneo. Questo dato è importante non solo perché ci permette di inserire questo fossile nei guinness dei primati, ma anche, e soprattutto, perché l’aumento estremo delle dimensioni è uno degli aspetti più interessanti dell’evoluzione».

Il gigantismo, viene spiegato, «è un fenomeno che è comparso e si è affermato in molte linee evolutive di vertebrati, ma molti aspetti del fenomeno restano oscuri. Negli ultimi anni l’attenzione si è focalizzata sul gigantismo estremo evoluto dei misticeti, quei cetacei che nella loro evoluzione hanno sostituito i denti con i fanoni per filtrare dalla massa d’acqua i piccoli organismi di cui si nutrono. Questi mammiferi marini, comunemente noti come balene, hanno il proprio rappresentante più spettacolare proprio nella balenottera azzurra, che può superare i 30 metri di lunghezza e le 180 tonnellate di peso, attestandosi dunque come il più grande animale, in termini di massa, mai comparso sulla Terra. Tra le possibili cause del gigantismo dei misticeti ipotizzate da studi recenti va ricordata la pressione selettiva esercitata dai grandi predatori marini del passato, che avrebbe avvantaggiato le balene più grandi e quindi meno vulnerabili agli attacchi. Anche il progressivo raffreddamento del pianeta potrebbe aver favorito l’enorme aumento della taglia delle balene».

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