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Venusio, la sede della delegazione comunale nel degrado

Rifiuti, muri imbrattati, impianti elettrici depredati: la sede è solo sulla carta

Venusio, la sede della delegazione comunale nel degrado

Il fabbricato che avrebbe dovuto ospitare la delegazione comunale a Venusio continua a giacere nel degrado e nell’abbandono, in preda a reiterati atti vandalici che arrecano danni alla struttura.
Un vero peccato constatare che l’immobile resta senza una destinazione in una delle frazioni della città dove forte è la necessità di aggregazione. E fa ancora più male registrare la presenza di un’opera che resta di fatto incompiuta nel borgo che era stato progettato Luigi Piccinato negli anni Cinquanta, dopo il varo del Piano regolatore del 1956 che portò il nome dello stesso architetto, seppure un primo insediamento, quello più antico, era risalente agli anni Trenta e destinato ai reduci della Prima Guerra Mondiale.
Il fabbricato in questione è situato in via Belgio, nell’area antistante lateralmente l’albergo. Una situazione di incuria che rimane permanente e che ha vanificato anche il lodevole impegno portato avanti alcuni mesi fa dai residenti insieme a Legambiente ed agli scout.
«Avevamo ripulito gli spazi dai rifiuti e dalle masserizie compresa l’area esterna - dice Mimmo Genchi - ma nessuno si è preoccupato di rimuovere quei cumuli di immondizia». La precarietà del luogo, anzi, è aumentata. «Si notano delle infiltrazioni dalla copertura e tutto questo potrebbe pregiudicare ulteriormente l’integrità e la piena efficienza del fabbricato».
Il colpo d’occhio all’esterno rende immediatamente l’idea della trascuratezza del luogo tra erbacce, immondizia e masserizie di ogni genere, compresi scarti di produzione artigianale. Il quadro più deprimente, tuttavia, lo si riscontra all’interno di quella che doveva accogliere la delegazione comunale mai diventata operativa. Nei locali, infatti, sono stati depredati gli impianti elettrici, distrutti i sanitari, imbrattate le pareti. Il pavimento non è immune dalla presenza di rifiuti. Sono i segni dello scempio di un luogo di proprietà pubblica. Nei mesi scorsi qualcuno vi aveva anche posto un giaciglio di fortuna con vecchi materassi. Per i residenti l’immobile rappresenta la metafora di Venusio tra diversi tentativo di portare a compimento un disegno di rigenerazione urbana che non è stato mai definito compiutamente.
Piuttosto, nella frazione che negli anni Cinquanta nacque, dopo la legge De Gasperi sul risanamento dei Sassi con l’obiettivo di riconnettere dal punto di vista urbanistico le zone rurali, la ricucitura architettonica non è mai stata realizzata e, comunque, non ha mai registrato uno sviluppo organico. Insomma un percorso ibrido di mettere in connessione il cuore della città dei Sassi con la periferia.
Tra le proposte avanzate dai residenti alcuni mesi addietro anche quella di procedere ad un intervento di recupero dell’immobile al fine di destinarne gli spazi ad un centro polifunzionale di attività ludico-ricreative e sociali. Un luogo, quindi, che fungerebbe da punto di aggregazione sul piano sociale e culturale, quanto mai indispensabile in una delle aree periferiche della città. Ci sono stati, a tal riguardo, approcci con i competenti uffici del Patrimonio dell’Amministrazione comunale, affinché si possa procedere ad un intervento di riqualificazione.

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