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In Puglia e Basilicata

Lotta al virus

Vaccinazioni contro il Coronavirus, il primato di Maglie

Policlinico Bari, via la vaccinazione antinfluenzale per operatori sanitari e pazienti

Sono 352 i magliesi finora vaccinati, un dato dovuto alla notevole presenza di personale sanitario e di rsa

23 Gennaio 2021

Angela Leucci

LECCE - Maglie in pole position nel piano vaccinale. Secondo il report rilasciato ieri dalla Asl Lecce, sono stati somministrati vaccini anti-Covid a 352 persone, mentre la settimana scorsa erano 308. Si tratta di un primato relativo, tra i paesi di medie dimensioni in provincia di Lecce, che dice due cose importanti. La prima è che la composizione demografica di Maglie corrisponde in maniera considerevole alla demografia della prima fase di vaccinazione: quindi ci sono molti medici, personale sanitario e naturalmente c’è una residenza per anziani. La seconda cosa è che la scelta vaccinale non sta incontrando, se non rare, rarissime resistenze. Ma questo significa che torneremo presto alla vita pre-Covid? «Ho scritto: in questo vaccino ci sono gli abbracci perduti di questo tempo - spiega il pediatra Pierluigi Manni - ma, sebbene sia ottimista, non è una domanda alla quale si può rispondere, per via delle variabili che dipendono molto dal comportamento dei singoli. La vaccinazione di massa rappresenta il futuro, ma non dobbiamo abbassare la guardia, bensì attenerci ai dati scientifici e continuare con precauzioni come igiene, mascherina e distanziamento sociale». Pediatri e medici magliesi, intanto, hanno dato disponibilità appunto per eseguire la vaccinazione di massa: è una cosa che potrebbe venire a breve, dato che il via libera al vaccino di AstraZeneca potrebbe portare a un piano vaccinale parallelo dedicato agli under 50 prima di quanto si pensi - dopo che Ema e Aifa daranno il la. «Sono pienamente d’accordo, se dovessero verificarsi queste condizioni, così come penso che il personale scolastico dovrebbe essere una delle priorità nella vaccinazione - continua Manni - Dobbiamo cercare di agire quanto più efficacemente possibile, per tutelare la salute delle fasce più fragili come gli over 80, ma anche assicurare la ripresa produttiva e quella sociale». Tutti i vaccini attualmente realizzati in occidente però non sono adatti a chi ha meno di 16 anni: ci si chiede se comunque senza di queste persone sarà possibile raggiungere l’immunità di gregge. «No, non sarà possibile, anche perché l’immunità di gregge cambia in base alla capacità di rispondere del virus - aggiunge Manni - Stando ai dati attuali, si dovrebbe vaccinare almeno il 70% della popolazione per raggiungere l’immunità di gregge, ma con la variante inglese dobbiamo aumentare la percentuale. Tuttavia è molto probabile che i vaccini futuri potranno essere somministrati anche a ragazzi e bambini, cosa che consentirà un ritorno a scuola in sicurezza e una ripresa della vita sociale». Secondo Manni, i medici devono rappresentare il primo buon esempio nei confronti delle pratiche vaccinali: lui stesso, essendo un pediatra, si è vaccinato contro il Covid-19. Non solo: è stato in prima linea contro l’influenza stagionale, somministrando 420 dosi di vaccino antinfluenzale. «Grazie al piano antinfluenzale e gli accorgimenti anti-Covid come igiene delle mani e mascherine - conclude - abbiamo bloccato una serie di patologie. Tenere sotto controllo l’influenza ci ha aiutati moltissimo nella lotta contro il Covid-19».

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