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al Vito Fazzi

Lecce, sequestrate in ospedale 200 bombole d'ossigeno scadute
La Asl: «Non erano per i pazienti»

Si indaga per somministrazione di medicinali guasti

ospedale Vito Fazzi di Lecce

Bombole di ossigeno scadute in un impianto dell’ospedale «Vito Fazzi» di Lecce.
È questa la scoperta effettuata nelle scorse ore dai carabinieri del Nas (Nucleo Antisofisticazione) del capoluogo salentino, che ieri pomeriggio ne hanno sequestrate 200, fra bombole contenenti ossigeno e aria medicale.
I militari del capoluogo salentino, agli ordini del luogotenente Alessandro Ingrosso, in questo periodo stanno effettuando una serie di controlli nell’ambito dei protocolli anti Covid nelle strutture sanitarie.
Le bombole erano strumentali al funzionamento di un impianto secondario dell’ospedale, utilizzato per la somministrazione di ossigeno ai pazienti, e non erano mai state utilizzate. Di norma, infatti, il supporto di ossigeno per le persone ricoverate arriva da un altro impianto, quello principale: quello secondario entra in funzione soltanto se nel principale dovesse registrarsi qualche anomalia o malfunzionamento.

Ciò che gli uomini dell’Arma hanno scoperto è che quelle bombole erano scadute da alcuni mesi: precisamente un lasso di tempo che va dai tre ai cinque mesi.
In seguito all’intervento dei militari, la Asl ha immediatamente provveduto a ripristinare il funzionamento dell’impianto secondario, con la sostituzione di nuove bombole. Il reato ipotizzato dal pm Francesca Miglietta è «somministrazione di medicinali guasti o imperfetti».

È plausibile ritenere che l’attività di indagine non si fermerà qui. Nei prossimi giorni i carabinieri effettueranno altri accertamenti, per andare fino in fondo alla vicenda, e verificare se possano ravvisarsi profili di responsabilità
«La centrale dei gas medicali è costituita da due bomboloni, uno di ossigeno e uno di azoto - precisano dalla Asl - Vi è poi una una rampa di cestelli con più bombole (pacchi bombole) che entrano in funzione immediatamente e automaticamente in caso di mancato funzionamento della fonte primaria. Esiste poi una seconda rampa di cestelli con più bombole attivabili solo manualmente da un operatore in caso di estrema urgenza, per non funzionamento del sistema centrale e della rampa di emergenza ad attivazione automatica.

In questa seconda rampa di bombole, ad attivazione manuale (e mai entrata in funzione negli anni) sono state riscontrate nei cestelli delle bombole con data di utilizzo scaduta». «I Nas - continua la Asl - condividendo la richiesta della direttrice della farmacia del presidio ospedaliero hanno disposto lo smontaggio delle bombole con prodotto scaduto presenti si questa seconda rampa . Le bombole successivamente sono state sottoposte a sequestro probatorio con contestuale contestazione della condotta alla ditta fornitrice e comunicazione all’ag. Anche la Asl contesterà alla ditta la inadempienza contrattuale riscontrata».

ASL LE: «INTATTA QUALITA' OSSIGENO» - Le 200 bombole di ossigeno scadute sequestrate dai Nas nell’ospedale Vito Fazzi di Lecce sarebbero servite, in caso di emergenza, ad alimentare la centrale dei gas medicali del nosocomio (ossigeno e ozono). E’ quanto spiega l’azienda sanitaria salentina sottolineando che la scadenza non incide sulla qualità dell’ossigeno ma su una serie di elementi tecnici che riguardano il funzionamento di una bombola, tra cui, ad esempio, la pressione.

Le bombole in questione, dunque, non erano destinate direttamente ai pazienti, evidenzia l’Asl. Nel caso in cui il primo bombolone che rifornisce di ossigeno i diversi reparti fosse andato in blocco, si sarebbe attivata automaticamente una seconda unità composta da bombole più piccole che avrebbe sopperito al guasto. Le bombole sequestrate dai Nas, invece, erano attivabili solo manualmente da un operatore e sarebbero state utilizzate nel caso in cui anche la seconda unità di bombole avesse avuto problemi nell’erogazione di ossigeno. Si tratta, in sostanza, di un secondo livello di sicurezza.

Per quanto riguarda la manutenzione e sostituzione, nel 2018 l'Agenzia del farmaco ha disposto che la scadenza dell’ossigeno terapeutico in bombola scendesse da 5 a 2 anni. Le bombole, inoltre - sempre secondo la normativa Aifa - possono essere solo di proprietà dei produttori e la manutenzione deve essere effettuata dai produttori stessi o da distributori autorizzati.

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