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UNIVERSITÀ

UniSalento pronta a sfidare i big degli atenei del Nord

Il rettore Pollice: «Daremo a studenti e famiglie qualità e personalizzazioni»

Unisalento pronta alla sfida

«Siamo circondati da giganti». Poche parole, di Stefano Cristante, sociologo e delegato alla comunicazione, che rimbalzano nella bellissima aula convegni dell’ex convento dei Carmelitani, piazza Tancredi a Lecce. Il rettore Fabio Pollice annuisce e da economista sempre più interessato alle dinamiche delle comunità territoriali rilancia la sua sfida: «Siamo pronti ad accompagnare studenti e famiglie nel nuovo mondo della società post-pandemica - dice durante i lavori di presentazione dell’anno accademico, coordinati da Loredana De Vitis -, non solo con i nuovi corsi di laurea (biomedicale, management dello sport e laurea triennale e magistrale nelle discipline Dams) che si affiancano ai 61 corsi consolidati, ma accompagnando i processi formativi con progetti innovativi nelle diverse produzioni». Un esempio, il distretto biomedicale che potrebbe cambiare il volto e la struttura produttiva del Salento.

I giganti sono le grandi università, soprattutto del Centro-Nord, che hanno varato anche una batteria di corsi di laurea online. Un percorso accattivante per i giovani meridionali. Pronta la replica di Pollice: «Noi rispondiamo con la qualità e la personalizzazione dei percorsi di accompagnamento nello studio: da settembre siamo pronti con la didattica in presenza e online, sia nei corsi di laurea triennale sia magistrale sia nei master». Cristante e Luigi Patrono, ingegnere e docente di reti digitali, integrano: non solo tecnologia, ma un processo circolare continuo, studenti e docenti sullo stesso piano, con nuovi servizi youtube, nuove applicazioni, un sito più fruibile, chat allargate ai social, e una comunicazione sempre più orizzontale, aperta alla verifica e al controllo allargato. «Se si promette una didattica e una ricerca di qualità poi studenti e famiglie potranno intervenire per manifestare il loro livello di soddisfazione».

Una rivoluzione, insomma, con un ribaltamento, meglio un livellamento delle gerarchie. Unisalento vuole distinguersi, non solo Davide contro Golia, anzi vuole crescere ancora sia a livello regionale sia globale. «Vogliamo diventare sempre più glocal, radicarci nella comunità e aperti ai giovani del mondo».

La competizione è dura. Negli ultimi tre anni l’Università del Salento è passata da poco più di 17mila iscritti nel 2017 (di cui 5216 nuovi iscritti) ai 17.529 del 2018 (5469 nuovi iscritti) e ai 18.020 iscritti dell’anno accademico 2019/2020, con 5683 nuovi iscritti. Di questi, 12.814 ai corsi della laurea triennale e 2999 delle lauree magistrali e specialistiche. 418 i dottorati, 100 i master.

Ma c’è un problema, serio e anzi drammatico. Nel Mezzogiorno, e anche in Puglia, si assiste a una duplice tendenza: da una parte, molti giovani decidono di studiare al Nord, magari cominciando con una triennale a Lecce e una specialistica al Nord, sperando in un passaggio rapido dallo studio ai tirocini e al lavoro; dall’altra sempre più numerosi sono i ragazzi che rinunciano agli studi. Un ragazzo su due si ferma alla scuola dell’obbligo e non si iscrive neanche alla media superiore, dei diplomati solo due su 10 continuano con gli studi universitari. Il Mezzogiorno fa parte della coda nei livelli di istruzione, nella capacità logica e di interpretazione di testi e fatti che costellano la storia umana, culturale, sociale ed economica. E tutto ciò in territori con natalità in drammatico calo da molti anni.

Questo avviene durante un passaggio cruciale: la Covid-19 ha colpito fin nelle fondamenta il vecchio modello economico, dissipatore, disattento alle conseguenze socio-sanitarie e superficiale nelle previsioni, e ha aperto una nuova corsa alla società post pandemica, con le tecnologie che diventano sempre più il cuore di ogni processo, sia nella produzione di beni materiali sia nei servizi immateriali. Sia nelle merci sia nei processi culturali da orientare eticamente.

L’Italia nell’istruzione arranca. Adesso cerca di recuperare qualcosa approfittando dei miliardi promessi dal Recovery Fund.
Il governo ha deciso di aiutare le famiglie con redditi bassi (con un Isee inferiore ai 20mila euro) promettendo ai giovani diplomati la detassazione delle iscrizioni e sostegni ai giovani diplomati con 100. Il consiglio di amministrazione dell’università ha deciso di fare di più. L’indirizzo emerso nell’ultima seduta è di detassare l’iscrizione agli studenti provenienti da famiglie con Isee fino a 25mila euro (in sostanza, un taglio di 1200 euro) e di mantenere il regime di aiuti a scalare fino a 40mila euro. Lo ha annunciato ieri il direttore generale Donato De Benedetto, con un’ulteriore e significativa novità: l’esenzione totale per i diplomati meritevoli con voto 100 e sostegni significativi anche per gli iscritti in regola con gli esami e i crediti formativi (potrebbero essere ampliati i contratti di collaborazione nella gestione dei servizi dell’ateneo). In programma anche incentivi alla frequenza.

È una competizione a tutto campo perché l’accesso al fondo ordinario che finanzia gli atenei è condizionato da diversi parametri, in primo luogo gli iscritti, il numero dei laureati e la regolarità degli studi degli iscritti. Ma bisognerà fare i conti anche con i numeri del bilancio.

Le università negli ultimi anni hanno dovuto stringere la cinghia, soprattutto al Sud. Unisalento ha un bilancio risanato. Il rapporto tra proventi totali e costi è 97 milioni di proventi e 93 di costi. Ma molta attenzione è su una cifra, i proventi propri che si aggira sui 15,4 milioni, di cui circa 10 nella didattica, 1,9 nella ricerca commissionata e nel trasferimento tecnologico, 3,7 dei fondi competitivi della ricerca e due milioni da Ue, regione ed enti locali. Un crollo di queste entrate o un aumento dei costi operativi che ammontano a 70 milioni potrebbero costringere a rivedere il programma di aiuti. Ma i vertici dell’ateneo tirano dritto. Pollice e Cristante sono convinti che le parole e i contenuti chiave della comunicazione diventeranno via via una sorta di lievito per il Salento e la Puglia: l’Università del Salento si dice pronta e già impegnata per diventare il «motore» di uno sviluppo nuovo, inedito e di qualità delle comunità locali, aperta alla competizione e alle alleanze. Non più e non solo fabbrica di laureati, ma una presenza fervida, essenziale e pronta ad accompagnare il difficile cammino di famiglie e gruppi sociali. Una «communio» indispensabile nell’epoca della drammatica frantumazione.

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