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In Puglia e Basilicata

Sanità post emergenza

L’ospedale di Copertino riapre ma l’organizzazione è disastrosa

Il San Giuseppe da Copertino

Resta chiuso il centro trasfusionale in allarme i ricoverati e gli assistiti

02 Giugno 2020

Giovanni Greco

COPERTINO -  “Il San Giuseppe da Copertino torni ad essere quello che era prima della infezione da Coronavirus, con tutti i reparti funzionanti”. Dopo essere stato a disposizione dei pazienti infettati dal Covid 19 e tornato a disposizione di un vasto bacino di utenza dal 25 maggio scorso, secondo quanto sostiene il segretario provinciale del Cobas, Giuseppe Mancarella, il presidio ospedaliero verserebbe ancora in “una disastrosa organizzazione”.

Lamentele in tal senso si registrano anche tra le comunità religiose cittadine che sentono gli effetti della mancata riorganizzazione di questo polo ospedaliero, ritenuto essenziale per la salute di tutti, sebbene declassato a struttura di base. Nel mirino sono finiti Pronto soccorso, Chirurgia, Ortopedia e Centro trasfusionale. Il Cobas ha inviato un sollecito al governatore Michele Emiliano, nonché assessore regionale alla Salute, alla direzione generale dell’Asl Lecce, al direttore sanitario del presidio e al sindaco affinché si impegnino per una adeguata riorganizzazione della struttura sanitaria.

“Ci eravamo proposti il silenzio per un po’ di tempo - dice Mancarella - ma la situazione organizzativa è al limite di ogni raziocinio perché in questo ospedale, che somiglia sempre più ad una comune degli anni ‘70, la farsa ha preso il posto della realtà e la rabbia degli operatori sanitari non è più gestibile”.

Secondo Mancarella la disorganizzazione del periodo Covid continua ancora. “Tanto che non si riescono ad eseguire i controlli come Tac torace, esami del sangue e visite di controllo sui pazienti Covid dimessi - dice - I reparti riaperti con tante limitazioni, tra cui posti letto dimezzati e la cronica assenza di primari, sono solo un regalo alle vanitose aspirazioni dei politici”. Particolare riferimento viene fatto ai 200mila euro donati dalla Banca di Credito Cooperativo di Leverano per la Terapia intensiva post operatoria mai allestita né aperta. “Al 118 è stato disposto di non trasportare pazienti con fratture o patologie chirurgiche - fa sapere - Il Centro trasfusionale chiuso e tutti gli operatori sono ancora sparsi in altri presidi della Asl; Ortopedia ridotta ad una piccola clinica gestita solo da 3-4 ortopedici, mentre erano 8, e senza un primario in sede; Chirurgia ha un futuro incerto, con pochi medici rientrati dagli altri ospedali e la mancanza di un primario stabilmente in sede; Pronto soccorso in sofferenza perenne di personale. Insomma, i reparti con poco personale e posti letto dimezzati non possono offrire adeguata assistenza ad un enorme bacino di utenza che sta mettendo in difficoltà anche il Fazzi. Inoltre va detto che non si eseguono ancora esami per gli utenti esterni e gli ambulatori per lo più non hanno ripreso a funzionare. In tutto questo marasma le grandi assenti sono le direzioni di presidio. Quella amministrativa ormai da anni e quella sanitaria in evidente affanno”.

Alla direzione strategica della Asl, il Cobas chiede di mettere in atto le direttive regionali che dicono chiaramente che il San Giuseppe da Copertino deve tornare ad essere quello che era prima della infezione da Coronavirus. “I fatti sono l’unico modo per dare futuro all’ospedale e assistenza sanitaria ad una popolazione abbandonata a se stessa» conclude Mancarella.

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