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Il racconto

Aradeo, parla il parrucchiere con il virus: non sono un untore, vi spiego cosa è successo

Aradeo, parla il parrucchiere con il virus: non sono un untore, vi spiego cosa è successo

Il 58enne è ricoverato nel reparto malattie infettive dell'ospedale di Galatina

04 Marzo 2020

Linda Cappello

«Mi dispiace di aver involontariamente creato tutto questo trambusto, ma la mia coscienza è a posto». Luigi S., 58enne di Aradeo, parla così dalla sua stanza di ospedale nel reparto di malattie infettive dell’ospedale «Santa Caterina Novella di Galatina». È in isolamento, da lunedì mattina non vede nessuno, comunica solo tramite il telefono con amici e familiari. Una situazione quasi surreale.

Signor Luigi per prima cosa come sta? Quali sono le sue condizioni di salute?
«Grazie a Dio sto benissimo. Non ho febbre, né tosse, nessun sintomo di raffreddore».

In queste ore in tanti l’hanno additata come una sorta di “untore”...
«Mi creda, sono profondamente addolorato per tutto quello che sta accadendo, veramente. Ma io ho fatto tutto quello che dovevo, non ho nulla da rimproverarmi. Ed è giusto che si sappia cosa è realmente successo, senza dare credito a dicerie».

Iniziamo a chiarire un aspetto: quando, precisamente, lei è stato a Milano?
«Io sono stato in Svizzera con mia moglie, dai miei cognati, dal 16 al 21 febbraio. Sabato 22 sono andato in macchina ad Arese, un piccolo paese che dista 15 chilometri da Milano, dove abbiamo soggiornato in un albergo. Sabato sera, poi, siamo andati a cena a Milano. Domenica 23 ci siamo spostati a Como, da alcuni parenti, e all’ora di pranzo abbiamo sentito quello che era successo a Codogno: ma noi eravamo abbastanza lontani, non ci siamo preoccupati. Lunedì sera abbiamo poi preso il volo a Bergamo e siamo atterrati a Brindisi».

Lei ha avvisato qualcuno del suo rientro?
«Certo. Mentre ero in macchina, non ero ancora arrivato a casa quando ho chiamato il 112, e mi hanno detto di stare tranquillo e continuare la mia vita di sempre. Qualora avessi avvertito sintomi avrei dovuto richiamare loro oppure il medico curante. Il giorno dopo, poi, mia moglie ha avvisato il nostro medico di fiducia».

E per tutta la settimana seguente è stato bene, giusto?
«Assolutamente sì. Ho lavorato nel mio salone, fra l’altro da me sono venute diverse persone rientrate da Milano in macchina, senza dire nulla né essere sottoposte ad alcun controllo».

Poi è arrivata la febbriciattola...
«Sì domenica sera. Avevo 37.5, ho preso la Tachipirina 500 e la temperatura è scesa. Il giorno dopo, poi, ho avvertito un fastidioso mal di testa e ho preso una Tachipirina 1000. Forse il dosaggio era troppo forte per me, fatto sta che sono andato in ipotermia. Sono poi caduto in uno stato di quasi torpore, non ricordo nulla, mia moglie mi ha detto che lei mi parlava e io non rispondevo».

E a quel punto cosa avete fatto?
«Lei e mio figlio si sono molto spaventati e mi hanno accompagnato al pronto soccorso di Galatina, che dista appena cinque chilometri da casa mia».

Ecco, ed è questo che in tanti le contestano: il fatto di essersi recato al pronto soccorso autonomamente, mentre invece le linee guida prevedono che ci si rivolga al 112 o al medico curante per poi seguire un percorso "protetto".
«Ma chi poteva immaginare che avessi il coronavirus? Non l'abbiamo pensato neanche lontanamente. Mia moglie, vedendomi in quello stato, ha temuto che avessi qualche patologia acuta, è stata presa dal panico. Istintivamente mi ha portato al pronto soccorso, per fare il prima possibile nel caso ci fosse stato bisogno di intervenire con urgenza».

Quanta gente c'era quando siete arrivati?
«Nessuno. Il pronto soccorso era vuoto, c'era solo la guardia giurata, alla quale fra l'altro non mi sono neanche avvicinato. Sono stato subito visitato dal medico, che poi durante l'anamnesi mi ha chiesto se fossi rientrato dal Nord Italia e io ho detto subito di essere stato a Milano. A quel punto, per precauzione, mi hanno fatto il tampone per il coronavirus. E nel giro di qualche ora è arrivato l'esito positivo».

Cosa ha pensato quando le hanno comunicato il responso?
«Beh, è stato brutto. Ma per fortuna sto bene, cerco di vedere l'aspetto positivo».

Torniamo agli haters: in queste ore si sono susseguite tante dicerie sul suo conto...
«Tutte falsità: hanno detto che ho lavorato con la febbre, che ho partecipato a eventi...fesserie. L'unica cosa che ho fatto sabato sera è stato partecipare ad una festicciola per la pentolaccia organizzata da alcuni vicini di casa, dove c’ erano non più di una trentina di persone. Gente conosciuta, che è stata subito avvisata e di conseguenza messa in quarantena».

Ha intenzione di presentare una denuncia?
«Non lo so. Per carità ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni, anche se fino ad un certo punto, a patto però di sapere come sono andate realmente le cose. Comunque io qui sto soffrendo, stanotte non ho dormito, ho pensato alla mia famiglia».

È preoccupato per loro?
«Non solo per loro, ma anche per tutte le persone che mi sono state accanto. Spero di non aver contagiato nessuno».

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