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LECCE - È salentino l’avvocato che ha sparigliato le carte del delicato processo culminato in appello, dopo 37 anni, col riconoscimento dello status di vittime innocenti di mafia ai i figli del generale Carlo Alberto dalla Chiesa.

Giuseppe Fornari, 52 anni di Lecce, non è solo è il legale di Nando, Rita e Simona Dalla Chiesa. “Mi lega a loro un’amicizia profonda e la condivisione di valori e battaglie per la legalità - spiega il professionista -, che ci hanno portato sempre a stare dalla stessa parte, quella della giustizia. In tutti questi anni ai figli del generale è toccato difenderne la memoria, in un Paese in cui talvolta ci si diverte a manipolare la realtà e crearne altre parallele e fantasiose, delegittimando e isolando. Ancora oggi combattono per raccontare il vero Dalla Chiesa, l’uomo dello Stato migliore, la figura rimasta nel cuore del popolo, cara all’Arma che lo ricorda in migliaia di foto appese ai muri di ogni caserma”.

La II Corte d’Appello civile di Milano ha ribaltato la sentenza di primo grado con cui si sosteneva che l’azione per il risarcimento dei danni non patrimoniali spettante ai figli del generale assassinato da Cosa Nostra a Palermo nell’82, fosse esperibile solo nei confronti del boss condannato Calogero Ganci, nullatenente ça va sans dire, e non anche verso lo Stato con accesso al Fondo di Rotazione. Il Viminale ora dovrà ora risarcire per 400mila euro a testa, più gli interessi maturati dall’82 a oggi, i tre aventi diritto.

Il primo intoppo si giocò sul terreno scivoloso dei tecnicismi e nacque sul nome, del fondo. Nel ’99 fu infatti istituito con apposita legge come “Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso”. Tra i primi risarcimenti, accolto dal dissenso del movimento antimafia, quello alla figlia di Salvo Lima, accusato di essere referente politico di Cosa Nostra.

“Si innescò una battaglia – spiega Fornari – per il cambio di denominazione in “Fondo di solidarietà per le vittime innocenti di mafia”, per sottolineare il ruolo e il sacrificio di chi la mafia l’aveva combattuta, come Dalla Chiesa. E così anche i suoi figli, costretti ad una prova più grande di loro, e alle conseguenze di una vicenda lacerante, dovevano essere riconosciuti vittime. Eppure, con una sentenza curiosa e un appiglio sbagliato l’istanza dei miei assistiti fu respinta, in primo grado”.

Poi la vittoria di queste ore, che non è “economica ma morale”. Anche se un po’ d’amaro resta. Sullo sfondo come nell’anima.

Da un lato per una pagina di storia fosca e dolorosa per l’Italia intera. Dall’altro “per il ruolo che lo Stato, attraverso certa politica di casa nostra, non ha mai riconosciuto a Nando dalla Chiesa, risorsa importante per lo studio e il contrasto alle mafie, voce importante nel mondo, ma non valorizzato in Italia. È come se la storia peggiore si ripetesse”.

Oltre la toga il cuore. Anzi, prima quello, a far due conti.

Quanto ci sia di salentino nelle arringhe di Giuseppe “Gippo” Fornari, 35 anni a Milano e centinaia di corse al fulmicotone per un saluto a Lecce a papà Giancarlo e mamma Marcella e un pasto caldo da dividere con loro, è presto detto: “ai miei ragazzi a studio dico sempre che alle capacità tecniche occorre aggiungere pathos, cuore, coinvolgimento. E questo è il bagaglio che mi sono portato da casa, da leccese, da salentino, da meridionale”.

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Commenti all'articolo

  • Altomare

    29 Novembre 2019 - 15:46

    Ammirevole dedizione all'Arma

    Rispondi

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