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L'azienda calzaturiera Elata non ha mai conosciuto la crisi: Dina nonostante l'età è sempre in prima linea

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Accanto a un grande uomo c’è sempre una grande donna, sia essa la moglie, la sorella o la figlia.

Quella di Dina Nicolazzo, 90 anni appena compiuti, è la storia di una donna forte e coraggiosa che, in tempi difficili, ha saputo traghettare l’azienda di famiglia, la Elata, verso il futuro, proiettandola, anche grazie all’aiuto dei suoi familiari e collaboratori, in una dimensione internazionale.

Oggi, l’immagine della donna manager, della donna in carriera, della donna che sacrifica la propria vita affettiva per dedicarsi al lavoro non desta più molta sorpresa. Ma negli anni ‘50, quando la signora Dina, diminutivo di Claudia, ha iniziato ad affiancare il padre nell’azienda che quest’ultimo aveva fondato nel 1923, le cose erano ben diverse.

Nonostante abbia da poco spento le sue prime 90 candeline, la signora Dina ancora non ne vuol sapere di andare in pensione. La sua è stata una vita interamente dedicata all’azienda di famiglia, dove ancora oggi lavora.

Dopo il fratello maggiore, Amleto Nicolazzo, scomparso nel 2015, Salvatore e la moglie Leonarda Mita (genitori di Dina) avevano avuto altri sei figli: cinque sorelle, la maggiore delle quali era Dina, e un fratello.

Nell’ordine, dopo Dina, nacquero: Maria, Gennarina, le gemelle Tommasina e Teresa e Martino Antonio.
«La nostra famiglia numerosa – spiega Tommasina – era l’orgoglio di papà. I due maschi in collegio, visto che all’epoca a Casarano mancavano le scuole superiori, e noi bambine, secondo l’età, svolgevamo i lavori di casa, perché mamma e papà erano impegnati a lavorare nel calzaturificio, nato alcuni anni prima di noi. Noi eravamo piccole e Dina ci aiutava in tutto, anche a fare i compiti di scuola. Sedute sullo sgabellino di legno, ci poggiavamo sulle sedie per scrivere, mentre lei stirava e lavorava al tombolo o ricamava. A lei erano affidati anche altri lavori di casa».

Mentre mamma e papà erano a lavoro, toccava a Dina prendersi cura delle sorelle e della casa.
«Ricordo, d’estate, quando papà e mamma si recavano a Montecatini o a Fiuggi, Dina – aggiunge la sorella – aveva l’incarico di gestire la famiglia insieme alla nonna paterna. Annotava sul quaderno le spese giornaliere, cercando di risparmiare su tutto, per paura che i soldi non bastassero. Con il disappunto, poi, di papà per l’eccessiva parsimonia».
Cresciute le sorelle, Dina vive per due anni a Modena con il fratello Amleto, aiutandolo nella gestione dello studio odontoiatrico.

Al padre Salvatore, che di grandi donne al fianco ne aveva ben sei, andava bene così.
«Poi – aggiunge Tommasina – arrivò il momento in cui ad avere bisogno di lei fu proprio il padre, colpito da uno scompenso diabetico molto serio. Era il 1959, Dina aveva quasi 30 anni. Papà la mise al suo fianco. La camera da letto era diventata il suo ufficio, pieno di carte, con la macchina per scrivere e una calcolatrice, gli unici mezzi tecnologici dell’epoca. Il lavoro andò comunque avanti».

Da quel momento in poi, Dina non ha mai abbandonato l’azienda.
«Poi, pian piano, papà si riprese e ricominciò – ricorda Tommasina – a fare il solito giro dei clienti e a coltivare i contatti con tutti. Ma dopo alcuni mesi dello stesso anno, a settembre, fu stroncato da un infarto. La morte di un padre è sempre una grande perdita, specialmente quando accade all’improvviso e nel pieno dell’attività lavorativa. In quel frangente, il contributo di Dina fu fondamentale. Riuscì a portare avanti la fabbrica grazie a tutto quello che aveva imparato da lui. Tutte noi, insieme alla mamma, affrontammo unite e compatte i tanti problemi che si presentarono».

Non fu semplice, ma la caparbietà, la dedizione, l’abnegazione possono superare ogni avversità.
Il resto è storia.

Dina non si è mai sposata, la sua «famiglia» è sempre stata l’azienda, come testimonia il rapporto di serietà e reciproco rispetto instaurato con tutti i lavoratori.
«Instancabile e precisa, con i suoi 90 anni, lavora ancora oggi in azienda – conclude Tommasina – e quasi sempre fino a orario inoltrato, curando i rapporti con i clienti, le pubbliche relazioni e dirigendo l’ufficio acquisto con i fornitori».

Chi dice che c’è un’età per ogni cosa, ivi compreso per il lavoro, si sbaglia: ci sono passioni che non hanno età. Provate a chiedere alla signora Dina.

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