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I particolari dell'inchiesta

Lecce, alloggi in cambio di voti, l'ok dell'ex sindaco: «Giustifichiamo la scelta della famiglia»

Tra le carte sequestrate una nota della Poli Bortone. Nuovi sospetti nella voluminosa informativa della finanza 

Finanza

LECCE - «Ho già dato l’ok all’Ass. Ripa. Naturalmente occorre che si alleghino le relazioni sociali per giustificare la scelta della famiglia». È questa l’annotazione firmata dall’ex sindaco di Lecce Adriana Poli Bortone, riguardo l’assegnazione di un alloggio parcheggio, che ha suscitato l’attenzione dei finanzieri.

Così è scritto nell’informativa: «Come si palesa senza ombra di dubbio nell’annotazione del sindaco Poli Bortone, le relazioni sociali sembrano giustificazione dell’assegnazione di un alloggio ERP ad una famiglia piuttosto che ad un’altra». Si evidenzia anche l’esistenza di determine di assegnazione di alloggi in via provvisoria, sulle quali veniva indicata quale scadenza la dicitura «fino a quando non verrà assegnato un alloggio definitivo».

Nel ricostruire le presunte anomalie nelle assegnazione delle case, i militari dedicano particolare attenzione alle relazioni sociali, secondo la normativa di settore documenti essenziali per poter essere destinatari di un immobile. Si tratta di relazioni redatte per valutare al meglio la situazione di disagio sociale del singolo nucleo familiare richiedente l’alloggio parcheggio.
Dall’esame del copioso carteggio sequestrato dai baschi verdi nel giugno 2015, sarebbero emerse diverse irregolarità, formali e sostanziali. Relazioni sociali che «riportavano l’intestazione Città di Lecce senza alcun protocollo, sia in uscita che in entrata. Alcune di esse riportavano una sigla senza l’indicazione dell’assistente sociale che le avrebbe redatte». Ma soprattutto, in riferimento alle richieste effettuate dal 2006 al 2011, su 670 domande solo in 52 fascicoli erano contenute le relazioni.
I finanzieri, inoltre, sottolineano «una totale assenza di criteri da applicare uniformemente nella stesura di tali relazioni», che a loro dire sarebbero state redatte secondo criteri di discrezionalità, sulla base di semplici interviste ai beneficiari.

Al riguardo viene richiamato l’articolo 1 della legge 9/2007, che individua i requisiti che devono possedere i beneficiari delle case parcheggio: reddito inferiore a 27mila euro, presenza di persone ultrasessantacinquenni in famiglia, malati terminali, portatori di handicap con invalidità superiore al 66 per cento. Le relazioni sociali esaminate, invece, avrebbero fotografato realtà ben diverse, alle quali è stato correlato il «grave disagio abitativo»: casi di ex detenuti, crisi coniugali, mancanza di un’occupazione stabile, precarietà delle condizioni economiche, uso reiterato di sostanze alcoliche, difficoltà di convivenza con i familiari.

«Quindi, a parere di questa PG - si legge ancora nell’informativa - le relazioni sociali non contengono alcun elemento sia oggettivo che soggettivo che potesse giustificare un’assegnazione di urgenza di un alloggio ERP».
Inoltre, gli investigatori avrebbero appurato che in alcuni casi, le relazioni sarebbero state redatte senza l’interessamento dei servizi sociali del Comune: «i nuclei familiari destinatari di alloggi parcheggio sono addirittura sconosciuti ai servizi sociali». 

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