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L'allarme

Lavoro, tremano in migliaia in Salento: boom di vertenze individuali

Preoccupa la crisi di call center, edilizia e grande distribuzione. Licenziamenti e cassa integrazione in ascesa. La segretaria della cgil fragassi: «grandi opere ferme al palo»

call center

LECCE - L’ultima tragica notizia, in ordine di tempo, è quella dei 113 licenziamenti degli operatori telefonici di Gallipoli, mandati a casa dal call center Progetto Vendita. Ma le vertenze aperte sul territorio, in quest’inizio di autunno che si preannuncia caldo sul fronte del lavoro, sono davvero numerose.
Poche le luci, e molte le ombre che si allungano sul tessuto produttivo salentino. Il territorio regge a stento l’onda d’urto della crisi economica. E continua a fare i conti con mobilitazioni, ristrutturazioni aziendali, chiusure, fallimenti e, dulcis in fundo, licenziamenti di massa.

Il quadro generale delle vertenze restituisce una situazione complicata. Partendo dal settore metalmeccanico, i sindacati seguono con attenzione l’evoluzione dell’azienda Alcar che attualmente impiega 289 lavoratori ma è in concordato preventivo. Acque agitate anche nella Nardò Technical Center che conta 150 dipendenti e altrettanti interinali in stato d’agitazione.
In chiaroscuro si presenta anche il settore dell’edilizia. La Colacem di Galatina che impiega 82 dipendenti, ha dovuto fronteggiare un calo di produzione attivando, il 2 gennaio, la cassa integrazione. Concluso il periodo degli ammortizzatori sociali, il lavoro nel cementificio è ora ripreso regolarmente. Un’altra realtà industriale di Galatina, la Minermix che produce calce e gesso, ha messo in cassa ordinaria 36 lavoratori per 7 settimane. La crisi sembra essere rientrata ma i sindacati temono altri periodi di sofferenza, legati a doppio filo alle sorti dell’Ilva, sua principale committente.
Le aziende del settore edile sono poi alle prese con le maglie strette della burocrazia: è questo il caso della Ediltunnel spa che ha chiesto il ricorso alla cassa ordinaria per 35 operai, valida fino alla fine di novembre. Emblematica è poi l’annosa questione della strada Regionale 8: i lavori per la costruzione della strada dovrebbero riprendere in autunno. Non sono mai iniziati, invece, quelli della statale 275. Nel frattempo, a causa del mancato avvio dei cantieri, sono già stati licenziati 120 operai, tutti dipendenti del Gruppo Palumbo.

Sconfortanti, a dir poco, sono i numeri diffusi dalla Cassa Edile di Lecce: tra il 2009 ed il 2017 gli addetti sono passati da 10 mila 103 a 5 mila 873; il monte ore denunciato è sceso di oltre un terzo; è drasticamente calato anche il monte salari, con una perdita secca di 3,5 milioni persi solo nei primi 9 mesi dello scorso anno.
In grave sofferenza è il comparto pubblico: i lavoratori della sanità, circa 400 tra personale medico, tecnico e infermieristico, sono rimasti in attesa di essere stabilizzati, in base alle norme del decreto Madia.
Sono molti i nodi da sciogliere anche nel comparto dell’igiene ambientale: nel caso di Monteco, a Lecce, la vertenza con il Comune per l’allineamento dei servizi agli standard del capitolato è in fase di raffreddamento. Nell’Aro Lecce 1 mancano una ventina di unità per fronteggiare il carico di lavoro mentre i 15 dipendenti della ditta Mucci sono in stato d’agitazione perché reclamano i pagamenti. Poi ci sono i 50 dipendenti piattaforma di Lequile Ecotecnica, che chiedono parificazione al contratto Igiene Ambientale.

A reclamare la stabilizzazione ci sono, poi, i lavoratori socialmente utili (Lsu): 280 in tutta la provincia. Gli organici della polizia locale e della polizia penitenziaria, parimenti in sofferenza, scontano ancora gli effetti del blocco del turn over.
Nel settore della grande distribuzione organizzata, il Mercatone Uno conta più di 100 lavoratori in cassa integrazione straordinaria. Persino il settore delle Telecomunicazioni, che viene considerato un polmone d’ossigeno per l’economia locale, comincia a perdere pezzi. E commesse, soprattutto. Comdata, con i suoi 1200 dipendenti, dopo lo storico sciopero di una settimana a dicembre, ha raggiunto accordo sui turni domenicali e sui weekend. I 150 operatori di Planet Group, a Gallipoli, sono stati licenziati il 4 settembre. Stessa sorte è toccata ai 37 dipendenti di Dinamic-Call che ha dichiarato fallimento. Call&Call di Casarano, che impiega 600 persone, ha appena superato un periodo di crisi prendendo alcuni accorgimenti.

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