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Il congresso del Partito socialista e la Regia Università di Bari

Il congresso del Partito socialista e la Regia Università di Bari

Il congresso del Partito socialista e la Regia Università di Bari

 
Annabella de Robertis

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Annabella de Robertis

Il congresso del Partito socialista e la Regia Università di Bari

E' il 16 gennaio 1925. Il giorno prima il principe di Udine, Ferdinando di Savoia, il ministro della Pubblica Istruzione Pietro Fedele e il sottosegretario di Stato alle Ferrovie Sergio Panunzio, hanno inaugurato la Regia Università di Bari.

Sabato 21 Gennaio 2023, 15:34

07 Febbraio 2023, 20:21

È il 16 gennaio 1925. «Bari ieri realizzava il sogno di un’intera generazione poiché da oltre quarant’anni gli animi maggiori e migliori di questa terra avevano lottato per la conquista che oggi si compie»: così inizia l’editoriale in prima pagina su «La Gazzetta di Puglia» di 98 anni fa. Il giorno prima il principe di Udine, Ferdinando di Savoia, il ministro della Pubblica Istruzione Pietro Fedele e il sottosegretario di Stato alle Ferrovie Sergio Panunzio, hanno inaugurato la Regia Università di Bari. Da decenni si discuteva dell’istituzione, dopo quella di Napoli, di una seconda Università del Mezzogiorno: finalmente prende ufficialmente forma quello che intende essere un polo culturale con una prospettiva di ordine internazionale, un centro di attrazione per i popoli del basso Adriatico.

La mutata situazione geopolitica, all’indomani del Primo conflitto mondiale, aveva reso infatti l’Albania e tutta la penisola balcanica terre di potenziale influenza politico-culturale italiana. Con questo preciso scopo, nel settembre 1923, è stata istituita l’Università di Bari, ma il primo anno accademico della sua unica facoltà, Medicina e chirurgia, prende avvio solo il 15 gennaio 1925. La cerimonia si è svolta, si legge sul quotidiano, nel Teatro Petruzzelli: il discorso ufficiale è stato tenuto dal Rettore Magnifico Nicola Pende, che diverrà poi tristemente noto per la sua adesione convinta alla politica razzista del regime: la fondazione dell’Università, secondo il patologo di Noicattaro, riscatta una terra «condannata finora a vita politica vegetativa e considerata dal centro e dal nord piuttosto come ottima terra di rifornimento di grano, di vino e di soldati». Un anno dopo, il Consiglio di Amministrazione decreterà di intitolare l’Università al capo del Governo, Benito Mussolini. Così si conclude l’editoriale in prima pagina del direttore Gorjux: «Bari ha detto così la sua parola, non limitandola più come sino a ieri ad una attività circoscritta, ma universalizzandola in una concreta opera di pensiero e di azione. [...] sono le vie dell’Oriente che si aprono dinanzi, sono le vie della Puglia che si disnodano, sono le campagne che si ristorano, che si offrono al bacio del sole. L’Ateneo barese sarà luce, amore, intelligenza, virtù, e l’altezza della consacrazione e l’eco altissima che essa ha sollevato, sono per Bari impegni solenni ai quali essa certamente non verrà meno».

Nel decennio successivo nasceranno altre tre facoltà: Giurisprudenza, Farmacia e Scienze economiche e commerciali, quest’ultima nata dalla ben più antica Regia Scuola superiore di commercio. A partire dal 1944 l’Università verrà potenziata con Lettere e Filosofia e molti altri indirizzi.

Corriere delle Puglie 22 gennaio 1921

«I comunisti abbandonano il Partito socialista e i concentrazionisti vi rimangono»: così «Il Corriere delle Puglie» del 22 gennaio 1921 dà notizia della grande scissione avvenuta all’interno di una delle maggiori forze politiche del Paese, già da anni travagliata da profonde divisioni di corrente. Il giorno prima, nel Teatro Goldoni di Livorno si è concluso, infatti, il 17° Congresso nazionale del Partito socialista: è andata al voto la proposta di espellere i riformisti, o «unitari», che auspicavano una correzione del sistema attraverso le riforme e non necessariamente attraverso la rivoluzione. Questi, invece, hanno ottenuto la maggioranza dei suffragi: la fazione comunista, guidata dal napoletano Bordiga e di cui fanno parte anche Antonio Gramsci e Umberto Terracini – che a Torino avevano dato vita al settimanale «Ordine nuovo» – abbandona l’aula. «Ai comunisti che si separano da noi, noi diciamo che ci separiamo da essi con cordiale fraternità», sono le parole del socialista Bacci che compaiono sul «Corriere»; i congressisti escono, così, al canto dell’Internazionale, di Bandiera rossa e dell’Inno dei Lavoratori. Nel frattempo, nel Teatro San Marco di Livorno, si ufficializza la costituzione del Partito comunista d’Italia, sezione della Terza Internazionale: ai giornalisti, però, «è stato negato il permesso di assistere alla seduta».

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