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L’armistizio, il re e i massacri in Puglia

L’armistizio, il re e i massacri in Puglia

Quel 12 settembre del 1943: resa e morti

12 Settembre 2022

Annabella De Robertis

«Per il supremo bene della Patria che è stato sempre il mio primo pensiero e lo scopo della mia vita e nell’intento di evitare più gravi sofferenze e maggiori sacrifici, ho autorizzato la richiesta di armistizio». Sono queste le prime parole del re Vittorio Emanuele III pubblicate su La Gazzetta del Mezzogiorno del 12 settembre 1943.

Quattro giorni prima è stata finalmente diffusa la notizia della cessazione delle ostilità con gli Alleati anglo-americani: la resa del Regno d’Italia è stata firmata a Cassibile il 3 settembre. «Per la salvezza della Capitale e per potere pienamente assolvere ai miei doveri di Re, col Governo e con le alte autorità militari mi sono trasferito in altro punto del sacro e libero suolo nazionale». La mattina del 9 settembre il capo del Governo Badoglio e la famiglia reale sono, infatti, fuggiti da Roma, lasciandola in balìa dell’inevitabile occupazione tedesca: alcuni reparti decidono spontaneamente di combattere per un estremo, ma inutile, tentativo di difesa della capitale.

Mentre a Brindisi, con l’arrivo del re e di Badoglio, si costituisce il Regno del Sud, simultaneamente inizia la ritirata dell’esercito nazista dalla Puglia. Violenta è la reazione contro i loro ex alleati: i tedeschi si macchiano in quelle ore di azioni criminali contro i soldati sbandati e la popolazione civile a Spinazzola, in località Murgetta Rossi, ad Altamura e Gravina, a Bitetto e in moltre altre località della regione.

A Barletta, i militari del presidio locale guidati dal colonnello Francesco Grasso, erano riusciti a respingere i primi tentativi di attacco da parte dei tedeschi: quel 12 settembre 1943, però, alcuni reparti della Wehrmacht riescono ad occupare il Castello, sede del presidio militare, il porto e altri luoghi strategici. Poche ore dopo nel cuore della città, sulla facciata laterale del Palazzo delle Poste, i soldati tedeschi massacrano dieci vigili urbani e due operai comunali, colpevoli solamente di indossare una divisa. Nel corso dell’occupazione si danno ad altre azioni violente e a rappresaglie: il col. Grasso è deportato in Germania, insieme ad altri ufficiali e soldati, e il 16 settembre alcuni militari sparano deliberatamente sulla folla, composta in gran parte da donne e bambini, nei pressi di un treno da cui si stava scaricando farina. Alla città di Barletta, «splendido esempio di nobile spirito di sacrificio ed amor patrio», è stata conferita nel 1998 la medaglia d’oro al merito civile e nel 2003 la medaglia d’oro al valor militare «per essersi opposta alle agguerrite unità tedesche e aver inflitto loro notevoli perdite».

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