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L’altra pandemia: il colera di 49 anni fa

L’altra pandemia: il colera di 49 anni fa

La foto di Luca Turi: Basilica di S. Nicola chiusa

10 Settembre 2022

Annabella De Robertis

«Il colera può colpire ancora», si legge su La Gazzetta del Mezzogiorno del 10 settembre 1973. Nell’estate di 49 anni fa l’epidemia di colera colpì l’Italia: epicentro fu la città di Napoli e poi Bari. In prima pagina sulla Gazzetta una foto di Luca Turi ci mostra la Basilica di San Nicola con le porte sbarrate: «È stata ieri la seconda domenica senza messe per i baresi, dopo la chiusura delle chiese ordinata dal mons. Mincuzzi come misura di prevenzione contro l’infezione», recita la didascalia.

​​Tutto è iniziato nel mese di agosto: a Napoli si registrano alcuni casi di gastroenterite acuta, che non destano particolare allarme. In pochi giorni, identificata la malattia infettiva, nuovi casi si verificano a Bari, a Foggia e poi nel resto del paese.

Il 10 settembre il direttore sanitario del Policlinico esorta a non abbandonarsi a facili euforie dopo la diffusione dei dati leggermente in miglioramento. «Sul fronte del colera in Puglia si continua a lottare. Diminuisce in totale il numero dei sospetti colerosi ricoverati in tutta la regione, perché ieri sono state dimesse dagli ospedali 50 persone che erano state trattenute in osservazione: dopo le analisi, è stato accertato che non avevano vibrioni in corpo. Però sono state ricoverate nella stessa giornata altre 23 persone. Dei 262 pazienti che restano ancora isolati, 98 hanno certamente il colera. La cifra dei morti resta quella: 7 deceduti per colera, due deceduti per altre cause mentre erano ricoverati per l’epidemia».

Si teme che da un momento all’altro possa verificarsi una recrudescenza epidemiologica: scatta, così, l’operazione «richiamo» per chi si è già vaccinato e intende completare il ciclo immunizzante. Ancora sulle pagine della Gazzetta: «Vaccino ce n’è in abbondanza. Dobbiamo chiedere ai cittadini di non affollarsi negli ambulatori», dichiara il prof. Ermanno Piré, ufficiale sanitario. Egli aggiunge: «Penso di poter dichiarare che qui a Bari l’infezione è dominata e lo dico ad orgoglio di tutti i cittadini baresi. Occorre però che tutti continuino ad osservare le norme igieniche personali ed alimentari che abbiamo indicate nel decalogo della salute. Igiene, igiene, soprattutto igiene». In realtà l’emergenza durerà ancora per alcune settimane, tanto che le scuole apriranno quell’anno in ritardo.

Nel frattempo, le autorità sanitarie baresi rivolgono un importante invito: «I polpi vanno mangiati cotti! Tenuto conto del particolare momento epidemiologico, e considerate le abitudini alimentari di alcuni strati della popolazione cittadina, si precisa che è proibito l’arricciamento dei polpi e simili».

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