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La questione del Sud fra Bari e Napoli

La questione del Sud fra Bari e Napoli

Nell’86 il rilancio delle politiche meridionali

17 Agosto 2022

Annabella De Robertis

«Senza ipoteche sull’asse Napoli-Bari»: così si intitola il contributo a quattro mani dei meridionalisti Vittore Fiore e Mario Dilio pubblicato su «La Gazzetta del Mezzogiorno» del 17 agosto 1986. I due intellettuali si rifanno a un articolo comparso sul quotidiano qualche giorno prima, a firma di Giuseppe Galasso, a proposito del problema sempre attuale dei rapporti e degli scambi tra Napoli e Bari, fra le realtà economiche, sociali e culturali che insistono lungo il Tirreno e quelle che operano lungo l’Adriatico. Pietro Marino, rispondendo allo storico napoletano, si era dichiarato a sua volta dubbioso per il futuro degli itinerari turistico-culturali individuati per l’intera area meridionale del Paese, perché si era «logorato anche il filo di collegamento intellettuale costituito dal meridionalismo degli anni Cinquanta»: citava, a questo proposito, i poco felici risultati della Biennale del Meditarraneo.

Fiore e Dilio rivendicano, invece, con orgoglio le iniziative messe in campo nei decenni precedenti: «Quando a metà degli anni ‘60 nacque in Puglia e Basilicata il “Gruppo dei meridionalisti”, fu chiaro a tutti i suoi componenti che uno dei primi requisiti era quello dell’apertura a tutte le forze culturali e sociali. Nessuna chiusura e nessun confine regionale, tanto è vero che erano dei nostri uomini come Riccardo Bauer, Bruno Pagani, Mario Melino che operavano a Milano, e ai quali poi si aggiunsero Ugo La Malfa, Manlio Rossi-Doria, Michele Cifarelli, Pasquale Saraceno, Guido Macera e tanti altri che ruotavano attorno alla rivista del compianto Chinchino Compagna «Nord e Sud». Con la vicina Basilicata eravamo in collegamento con Leonardo Sacco, Rocco Mazzarone e con lo stesso Rocco Scotellaro».

Da allora numerose iniziative erano state promosse per stabilire una linea comune di intenti tra Puglia e Campania, «che non dessero luogo a forme di panregionalismo e a continui conflitti con lo Stato, ma fossero espressione vera delle realtà periferiche in una visione unitaria, convinti che anche la questione meridionale è risolvibile se l’Italia non si degrada e non si allontana dall’Europa». Concludono i due meridionalisti pugliesi: «Solo grazie ad un’associazione culturale libera da ipoteche di ogni genere, gli intellettuali napoletani potrebbero adempiere ad un ruolo di mediazione politico-culturale che aiuti senza spocchia la crescita culturale dei partiti e dei sindacati. Ci auguriamo che ancora una volta questo discorso non si perda per strada e che ci si metta subito al lavoro. Il ruolo dei due maggiori quotidiani di Napoli e di Bari diventa essenziale!».

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