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L'Albania non riprende i profughi, alta tensione a Bari

L'Albania non riprende i profughi, alta tensione a Bari

E' l'11 agosto 1991: da tre giorni la città sta gestendo una straordinaria emergenza, l’arrivo della motonave Vlora,

11 Agosto 2022

Annabella De Robertis

È l’11 agosto 1991: da tre giorni la città di Bari sta gestendo una straordinaria emergenza, l’arrivo di più di diecimila profughi albanesi (non si conosce ancora il numero esatto) con la motonave Vlora, partita da Durazzo. Sintetizza «La Gazzetta del Mezzogiorno» in prima pagina: «Il governo albanese sta frenando il ponte aereo da Bari e da Brindisi, che ha riportato in patria 3900 profughi. È un inganno all’Italia: Tirana rallenta le operazioni di atterraggio ufficialmente per motivi burocratici. A Roma riunito d’urgenza un vertice interministeriale. Ribadita la linea dura, messaggio alla Cee e all’Onu: questo problema non è soltanto italiano».

Poche ore dopo l’approdo della Vlora, nonostante gli ostacoli posti dal governo centrale, si è deciso di sistemare i rifugiati nello stadio «della Vittoria».

«La lotta è contro il tempo. Più passano le ore più sale la tensione tra i circa quattromila profughi albanesi ammassati in parte nello stadio e in parte sul piazzale di fronte alla curva nord». Disordini e momenti di tensione - acuiti dal caldo e dalla mancanza di acqua e di cibo - hanno avuto luogo mentre si svolgevano le operazioni di trasferimento all’aeroporto di Palese. Molti non mangiavano da tre o quattro giorni, da quando erano a bordo della nave Vlora. Quando le forze dell’ordine hanno iniziato a distribuire panini si sono accese risse. Un gruppo di «irriducibili» ha dato fuoco all’autoparco della Croce Rossa, scrivono i cronisti Lojacono e Triggiani: si tratta di malviventi e disertori, ancora in divisa, che non intendono tornare in Albania perché andrebbero incontro a sanzioni molto dure. Affermano di essere disposti a morire pur di non tornare in patria.

Critica è, inoltre, la situazione nel porto, dove staziona ancora chi non è riuscito ad entrare nello stadio: «Lo spazio occupato dagli albanesi, circa un chilometro del molo, è off limits per tutti. Nessuno può penetrare nella muraglia umana e non si sa cosa stia accadendo e quale sia la reale situazione in quella specie di repubblica autonoma. Nessuno sa con precisione quanti siano i profughi albanesi stipati in quello spazio ridotto. Forse 3-4 mila persone. Certamente non di meno».

Il sindaco Enrico Dalfino sta strenuamente lottando per garantire un’assistenza dignitosa a questi uomini, donne, bambini: docente universitario di Diritto pubblico, democristiano, è stato eletto primo cittadino del capoluogo pugliese esattamente un anno prima. Senza indugio è salito su una motovedetta della Guardia di Finanza, si legge sulla «Gazzetta», per ispezionare il molo e tentare di aprire un dialogo con i profughi. Nei giorni successivi, in battaglia aperta contro il governo, sarà sempre più in prima linea nella gestione dell’emergenza.

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