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Mussolini arrestato, governano i militari

Mussolini arrestato, governano i militari

Ma gli antifascisti a Bari restano in carcere

27 Luglio 2022

Annabella De Robertis

Un breve profilo biografico del nuovo capo del Governo e la lista dei Ministri occupano la prima pagina de «La Gazzetta del Mezzogiorno» del 27 luglio 1943. Due giorni prima, il Gran Consiglio del Fascismo, organo supremo del regime, ha votato la sfiducia nei confronti di Mussolini: costretto alle dimissioni, il Duce è stato tratto in arresto. Al suo posto, il Re ha nominato il maresciallo Badoglio, il quale dichiara che la guerra deve necessariamente continuare e, per ciò che riguarda il fronte interno, subito precisa: «Sono vietati assembramenti e la forza pubblica ha ordini di disperderli inevitabilmente». Il “Manifesto dello stato d’assedio e di coprifuoco”, noto come Circolare Roatta, costringe tutte le città d’Italia a vivere in un clima di estrema tensione. Sulla «Gazzetta» si riporta anche l’Ordinanza n. 6 del IX Corpo d’Armata di Bari, con cui si stabilisce che la direzione della tutela dell’ordine pubblico è assunta dall’autorità militare. I provvedimenti impongono, in sintesi, il coprifuoco dal tramonto all’alba, il divieto di riunione in pubblico e di manifestazioni. Inoltre, le truppe e gli altri agenti della forza pubblica sono autorizzati a utilizzare le armi per imporre tali ordini. In Puglia ancora non si è assistito alle grandi manifestazioni di piazza, esplose invece nei principali centri del Paese. Trascorsi alcuni giorni dalla caduta del regime, la maggior parte degli antifascisti locali è ancora nel carcere di Bari di viale 28 ottobre (l’attuale corso De Gasperi) e la loro liberazione non è stata ancora confermata. Solo pochi funzionari chiedono la rimozione delle immagini di Mussolini dalle aule del Tribunale e da altri uffici pubblici. Tuttavia, una delegazione guidata dal prof. Fabrizio Canfora e dal giornalista della «Gazzetta» Luigi De Secly – già noti per la loro attività antifascista e per questo sorvegliati dall’Ovra – si reca dal prefetto di Bari, Viola, per chiedere l’autorizzazione a manifestare e la rimozione dalla direzione della«Gazzetta» di Pietro Pupino Carbonelli, fedele al regime: il giorno prima egli ha firmato sul suo giornale ben due articoli in difesa di Mussolini e ha definito la marcia su Roma una “gloria italiana”. Pupino Carbonelli, poche ore dopo, abbandona il giornale e la città.

Dopo l’incontro, Viola trasmette a Roma una nota con cui demanda al Ministero della Cultura Popolare e al Ministero dell’Interno la decisione definitiva per la nomina di Luigi De Secly a direttore della «Gazzetta». Nell’attesa di superiori disposizioni, è il comm. Nicola Pascazio a prendere in mano la situazione: in qualità di vice-direttore del quotidiano, ne assume la guida e indica il salentino De Secly come redattore capo responsabile.

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