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Tappa a S. Francesco delle «Nostre spiagge»

Tappa a S. Francesco delle «Nostre spiagge»

Il cronista nell’affollatissimo lido barese

18 Luglio 2022

Annabella De Robertis

Dove trascorrevano l’estate cento anni fa i baresi? Al mare, naturalmente. Per la rubrica «Le nostre spiagge», l’edizione del 18 luglio 1922 del «Corriere delle Puglie» fa tappa nella località urbana di San Francesco all’Arena. La denominazione, è noto, richiama alcune leggende francescane, che vedono il santo di Assisi visitatore dei lidi baresi. Il cronista del «Corriere racconta, così, la sua giornata nel frequentatissimo lido cittadino: «Si monta in autobus, in numerosissima compagnia, – tutta gala, multicolorata e fiorita di paglie e di parasoli – e si affronta il pericolo. Perché la strada per giungere a questo paradiso azzurro, di mare e di letizia, è una strada orribile, piena di avvallamenti, di piccoli precipizi. Ed ecco la spiaggia luminosa sotto il sole, la sabbia che ha una brillantezza viva e le file delle cabine, tutte uguali, simpatiche, guardate a vista da uno chalet pieno di frescura, protetto da una robusta tenda di tela grigia che sorge nel mezzo. L’autobus si ferma, si scende. Le cabine, a quasi tutti i bagnanti, per verità, servono poco, perché quasi tutti giungono a San Francesco già col costume da bagno, sotto un vestito sommario. Comodissimo, praticissimo anzi. Ci si toglie il vestito e si resta come Teti prescrive. Non si spaventino i signori moralisti, se essi lasciano scoperte le gambe e le braccia un po’ di più. Del resto, questa morale, che puzza di tabacco, di invalidità, di egoismo, si liquefa, lungo la spiaggia, libera di convenzionalismi idioti, al calore della sabbia soffice ed ardente. [...] Con la folata di libertà che spira lungo la spiaggia, anche i cavalli, i muli, con relative carrette, passeggiano fra i bagnanti e prendono il loro bagno, come la bipede nostra umanità, nelle acque trasparenti e luminose».

Il cronista, non può che fare il suo mestiere, e quindi ecco che arrivano i punti deboli di questo paradiso: «Bari non ha che questa spiaggia. Non se n’è accorta che da qualche anno. Perché non sfruttarla intelligentemente? Innanzi tutto, si presenta di stretta necessità la strada. Poi, un grave inconveniente è rappresentato da uno stagno retrostante alle cabine: ci sono bambini che posso subirne le conseguenze. Sarebbe desiderabile che l’Ente Autonomo Acquedotto Pugliese concedesse la conduttura dell’acque. Così, altrettanto utile e comodo, sarebbe un impianto telefonico.».

Una disgrazia avviene in mare: un quattordicenne annega, essendosi inoltrato troppo nel mare mosso: neanche un canotto di salvataggio è previsto sulla spiaggia. Bisogna, dunque, fare presto: «Quante cose mancano, e di assoluta importanza, perché questo luogo incantevole per natura sia completo e vivamente degno di una grande città!».

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