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E il «caso Dreyfus» sconvolge ancora la Francia e l’Europa

E il «caso Dreyfus» sconvolge ancora la Francia e l’Europa

12 Luglio 2022

Annabella De Robertis

«La macchia di cui si copre la Francia non si cancellerà mai»: così si legge nella rubrica di «Monos» in prima pagina sul «Corriere delle Puglie» del 12 luglio 1898. Nel Paese d’Oltralpe è tornato d’attualità il caso Dreyfus, «che da anni commuove profondamente tutto il mondo civile».

Nel 1894 l’ufficiale francese di origine ebraica Alfred Dreyfus fu accusato di tradimento per aver fornito documenti militari segreti ai tedeschi. La vicenda godette di grande attenzione mediatica: la condanna del capitano, unico ufficiale dello Stato maggiore di origine ebraica, rientrava in un contesto antisemita e fortemente nazionalistico. La sua innocenza fu sostenuta da un vasto movimento d’opinione e da una straordinaria mobilitazione di intellettuali: durante il processo furono, in effetti, volontariamente occultate le prove sui veri responsabili dello spionaggio.

«In base a documenti falsi si condanna un uomo a morire di dolore sotto l’onta infame del tradimento e si condanna il più universale noto scrittore francese, che onora il mondo, perché chiede la luce». Nel luglio 1898 Émile Zola è infatti, condannato nel processo per diffamazione in cui è coinvolto per aver pubblicato sul quotidiano francese «L’Aurore», il 13 gennaio 1898, il celebre «J’accuse», la lettera indirizzata al presidente della Repubblica per la riapertura del processo.

«Forse il condannato all’isola del Diavolo potrà essere reo di tradimento – non noi possiamo affermarlo o negarlo – ma il solo dubbio che egli possa essere innocente, e questo dubbio è nell’animo di tutti, il solo pensiero che a lui è stata negata la prova, la difesa è tale un orrore da commuovere profondamente ogni anima onesta», si scrive sul «Corriere».

Il capo del controspionaggio francese Georges Picquart, in possesso di prove che scagionano Dreyfus, darà un contributo decisivo per l’accertamento della verità, ma la strada è ancora molto lunga.

«Non è più il capitano Dreyfus che addolora il mondo, ma il veder così violentemente negata la luce, quella luce che si chiede per solo amore di giustizia, per amore di un principio sacro che non è francese, non è tedesco, non è di alcuna nazione, ma è o dovrebbe essere di ogni paese, dovrebbe essere universale.[...] Dica pure il ministro della guerra che la Francia è libera di far come crede in casa sua, ma non è possibile, né alla Francia né all’universo, impedire che un grido di nobile sdegno si levi dall’anima di chi vede così vergognosamente soffocata la luce. Dreyfus appartiene alla Francia, ma la giustizia appartiene all’umanità; e quella nazione che ad essa violentemente si ribella, segna a caratteri neri un periodo di grande decadenza o di aberrazione nella storia».

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