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Matteotti, il mistero e le conseguenze

Matteotti, il mistero e le conseguenze

Giugno 1924, il rapimento e poi la fine

15 Giugno 2022

Annabella De Robertis

«L’energica opera del Governo per assicurare alla giustizia gli autori dell’assassinio di Matteotti» titola in prima pagina La Gazzetta di Puglia del 15 giugno 1924. Giacomo Matteotti, leader del Partito socialista unitario, è scomparso da alcuni giorni. La notizia comincia a circolare l’11 giugno, quando la moglie dell’onorevole di Fratta Polesine si reca a Montecitorio per chiedere ansiosamente notizie del marito, che non fa ritorno a casa dal giorno precedente.

Mentre i più si dicono fiduciosi sulla sorte di Matteotti – sicuramente partito all’estero per qualche motivazione politica, come era solito fare – un uomo si reca nella redazione del Giornale d’Italia per raccontare la scena di cui è stato testimone: si è trattato certamente di un rapimento.

Il 10 giugno 1924 Matteotti esce di casa a piedi per dirigersi verso Montecitorio. Mentre percorre il lungotevere Arnaldo da Brescia, un’auto si ferma ad aspettarlo. A bordo ci sono cinque persone, che in seguito saranno identificate come membri della polizia politica di Mussolini. Due di loro si gettano addosso al deputato, il quale inizia a divincolarsi: un terzo uomo lo colpisce per stordirlo. Caricato il corpo in auto, i sicari ripartono a tutta velocità.

Mussolini, a capo del governo da circa un anno e mezzo, dichiara a più riprese di essere sconvolto dalla notizia e di aver ordinato la mobilitazione di tutte le forze di polizia.

«Se vi è qualcuno che abbia diritto ad essere addolorato ed esasperato sono proprio io. Se si tratta di deplorare il nefando delitto, di procedere nella ricerca dei colpevoli e di tutte le responsabilità, io sono qui ad assicurare che ciò sarà fatto. Giustizia sarà fatta. Di più non si può chiedere. Se si vuole la giustizia sommaria si chieda chiaramente e sarà fatta», sono le parole del duce riportate sulla Gazzetta.

Il delitto è stato compiuto – lo si ammette anche sulle pagine del quotidiano – pochi giorni dopo la denuncia, compiuta da Matteotti alla Camera, dei brogli e delle violenze commesse dai fascisti in occasione delle elezioni svoltesi nell’aprile precedente.

Il 27 giugno, in forma di protesta al regime, le opposizioni politiche si ritireranno sull’Aventino, rifiutandosi di riprendere i lavori della Camera senza il ripristino delle libertà democratiche da parte di un nuovo governo. Il cadavere di Matteotti sarà ritrovato solo due mesi dopo, il 16 agosto 1924, ​​in una fossa scavata in una fitta boscaglia poco fuori Roma, lungo la via Flaminia.

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