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I tre colpi di cannone e la folla in festa per la «Vidua vidue»

I tre colpi di cannone e la folla in festa per la «Vidua vidue»

«La città era tutta una primavera in tricolore: via Sparano, corso Vittorio Emanuele, corso Cavour ed altre vie erano tutte imbandierate. C’era un soffio di gloria e di entusiasmo nell’atmosfera»

26 Maggio 2022

Annabella De Robertis

Sul «Corriere delle Puglie» del 26 maggio 1922 si discute su quanto accaduto, due giorni prima, in occasione della celebrazione dell’anniversario dell’ingresso dell’Italia nella Prima guerra mondiale.

«La città era tutta una primavera in tricolore: via Sparano, corso Vittorio Emanuele, corso Cavour ed altre vie erano tutte imbandierate. C’era un soffio di gloria e di entusiasmo nell’atmosfera». Alla presenza del Sindaco Bovio e della giunta municipale, si è inaugurato il busto di Cesare Battisti, opera dello scultore De Candia, collocato tra corso Cavour e via Imbriani. Associazioni patriottiche si sono riunite, dopo un corteo festante, per ascoltare il discorso del prof. Emer, patriota trentino, in onore di Battisti.

L’associazione dei combattenti, tuttavia, si è rifiutata di partecipare alla manifestazione dopo aver notato «ragazzetti alti quanto un soldo di cacio, iscritti al partito fascista, avere come copricapo l’elmetto di guerra del soldato italiano, e le autorità permettere questo, uno scempio di ciò che sintetizza i dolori e i martìri del glorioso fante», come scrivono nel comunicato per la stampa.

Il Direttorio della Sezione fascista replica: «Nella nostra provincia la sola squadra fascista di Barletta usa gli elmetti, perché composta da autentici combattenti e portano i petti fregiati di quelle decorazioni al valore che molti iscritti alla locale Associazione combattenti non hanno». Il clima, dunque, comincia a farsi piuttosto teso anche a livello locale.

La «Vidua Vidue» Si è tenuta, si legge sul «Corriere», la tradizionale cerimonia della «Vidua Vidue»: ogni anno Bari ricorda la spedizione della flotta veneziana accorsa nel 1002 per difendere la città dall’assedio saraceno. Le grida dei baresi («la vì, la vì»), una volta avvistate le navi del doge, avrebbe dato il nome alla festa. Molta gente si è assiepata sul molo Pizzoli fin dalle 11 di mattina. «Toilettes primaverili, ombrellini di ogni foggia, molta allegria, nonostante il sole che si faceva sempre più scottante. Alla punta del molo era stato fissato un cannoncino da 75. Sul mare, a trecento metri, galleggiava il bersaglio bianco, i cui contorni si sperdevano sul fondo azzurro. All’arrivo della processione al Corso Trieste, la folla si è fatta più intensa. I balconi delle case adiacenti si son riempiti di curiosi e hanno echeggiato poco dopo i tre colpi di cannone che significano il saluto di Bari a Venezia. Il Sindaco di Bari inviò il telegramma al Sindaco di Venezia, ricordando il memore e riconoscente affetto di Bari per la nobile città adriatica».

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