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Si spacca il Nuovo Psi

Da una parte ci sono Gianni De Michelis e i suoi «ministeriali» che restano nel centrodestra, dall'altra c'è Bobo Craxi che porta il «suo» pezzo di partito verso l'unità con lo Sdi di Boselli e verso il centrosinistra
ROMA - Lo striscione «la diaspora è finita: grazie Bobo, grazie Gianni» è ancora là appeso. Un lenzuolo ingrigito dall'umidità di tre giorni di interventi accaldati, risse infuocate e sudori nella sala della Fiera di Roma, un lembo sgualcito che penzola a ricordare la posta che era in gioco in questo quinto congresso, mai iniziato nè finito, del Nuovo Psi. Era la svolta quella che si attendeva, il grande salto a sinistra verso l'unità socialista. Ed invece, alle 6 del pomeriggio, al posto dell'unità, il Nuovo Psi ha trovato una scissione. Una nuova diaspora socialista.
Da una parte ci sono Gianni De Michelis e i suoi «ministeriali» che restano nel centrodestra, dall'altra c'è Bobo Craxi che porta il «suo» pezzo di partito verso l'unità con lo Sdi di Boselli e verso il centrosinistra. «De Michelis vuole esplorare l'unità con Boselli, noi vogliamo realizzarla», scandisce Bobo Craxi di fronte ai suoi che sono rimasti in sala e lo acclamano segretario tra un chiasso assordante, mentre De Michelis sta già salendo in macchina per lasciare la Fiera di Roma e i delegati che lo sostengono abbandonano frettolosamente la sala.
E' finita con la scissione, dunque, questa incredibile tre giorni alla Fiera di Roma, dove si sono susseguiti interventi al calor bianco, si è addirittura sfiorata la rissa vera e propria, ma non si è trovato un accordo che abbia permesso al congresso di celebrarsi. Che la vicenda avesse preso una brutta piega si era capito poco prima delle 6, quando dal palco è stato letto il verbale della commissione di garanzia nel quale si diceva che il congresso era nullo. Finisce con la scissione il congresso del Nuovo Psi, ma la battaglia continua a partire da quella sul simbolo del garofano rosso che i socialisti di De Michelis già rivendicano. Stefano Caldoro lo ha già messo in chiaro: il simbolo resta a noi. Un nuovo capitolo della tormentata storia dei socialisti della seconda Repubblica è appena cominciato.

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