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In Puglia e Basilicata

Il caso Puglia

Moana, Malena e Doha l’eterna pornopolitica

Moana, Malena e Doha l’eterna pornopolitica

Legate anche ai partiti sono le vicende di Rossana Doll e Amandha Fox

11 Maggio 2022

Michele De Feudis

Pornopolitica ancora una volta sotto accusa. Se nel 1987 Elena Anna Staller, in arte Cicciolina, poteva varcare da deputato il portone di Montecitorio dopo l’elezione nelle liste dei Radicali di Marco Pannella adesso la pornostar Doha Zaghi vede respinta la sua candidatura al consiglio comunale di Como per il partito liberale Azione, con scomunica del leader Carlo Calenda. «O tempora, o mores», dicevano gli antichi.

La svolta perbenista della politica italiana registra sul lago che ispirò Alessandro Manzoni - ideatore della figura archetipica della monaca di Monza - si è consumata così: dopo la presentazione della candidatura della 31enne Doha Zaghi, inquadrata come «performer e imprenditrice digitale», è emerso che era conosciuta nel mondo hard come «Lady Demonique», una mistress autrice di video erotici a pagamento. Da qui il dietrofront di Calenda: «Non conoscevo i trascorsi della signora in questione. Non ci sono i presupposti perché sia una candidata di  Azione». La Zaghi però si definisce «dominatrice» mentre non si riconosce nella categoria di «escort».  E alla  Provincia di Como  ha inquadrato la sua arte così:  «Mi possono omaggiare, comprandomi scarpe, borse, oppure possono acquistare i miei video. Non ho clienti, non intrattengo con loro veri rapporti sessuali. Non sono una pornostar e comunque anche di pornostar ce ne sono già state in politica, da Moana Pozzi a Cicciolina. Siamo sempre ai soliti discorsi all’italiana.  Sono solo pregiudizi. Ho diverse amiche in Germania psicologhe che fanno anche la mia stessa professione. E così in America ci sono famose dominatrici con impegni importanti in politica». La sua passione per il liberale Calenda, però, non è corrisposta e così la sua carriera sembra fermarsi sul nascere tra il disappunto del responsabile locale di Azione che trovava l’ex candidata «molto appassionata, con tante idee interessanti relative alla nostra città». Anche il candidato sindaco comasco Barbara Minghetti ha difeso Doha: «Ha contribuito con serietà e ricchezza di proposte al nostro lavoro sul programma. Sarebbe bello che nel 2022 ci concentrassimo su cose serie». Qualche mese fa era stata giubilata la candidatura della stellina porno Priscilla Salerno in una lista forzista per il comune di Salerno: ad alzare le barricate era stato il leader locale, di estrazione liberal-socialista…

Per la bistrattata pornopolitica la Puglia resta però una terra d’elezione. Qualche anno fa (2017) aveva provato a candidarsi a Taranto la «Venere polacca» Amandha Fox, pornostar dai capelli corvini, ma il suo sogno effimero non è mai decollato. Ben prima del guardonismo esploso con le inchieste sulle cene eleganti di Silvio Berlusconi - a cui parteciparono due candidate baresi del centrodestra del tempo, Barbara Montereale e Patrizia D’Addario - il porno incrociò i vertici politici del tacco d’Italia con Rossana Di Pierro, in arte Rossana Doll che, come raccontato da Alberto Selvaggi in «Membri di partito» (Stampa alternativa), fu abbindolata con la promessa di un posto da hostess: voleva una spintarella per l’assunzione, riceva inviti provocatori, ma poi rocambolescamente, i rapporti parrebbe che non fossero stati mai consumati. E da lì nacque il neologismo «Pornopoli» coniato su «Il Giornale» dal leggendario inviato Francobaldo Chiocci. 

Un destino pornopolitico è parte della biografia di «Malena la pugliese», all’anagrafe Milena Mastromarino, star del porno internazionale dopo il lancio stellare ottenuto grazie al connubio con il Pigmalione Rocco Siffredi, camerata di fed almirantiana. Bene, la ragazza di Gioia del Colle era cresciuta nel Pd, nella scuderia di un noto postcomunista murgiano, Giuseppe «Lenin» Masi. La sua carriera sembrava in ascesa, al punto che ottenne anche un posto nell’assemblea nazionale del Pd, partito alla cui vita partecipava scattando selfie con i leader (tra cui il segretario del tempo, Matteo Renzi). Poi la carriera nel cinema a luci rosse ha fatto andare in secondo piano il cursus honorum politico (ne ha parlato domenica scorsa ospite di Massimo Giletti su La7). 

La pornopolitica, in conclusione, resta un sentiero scivoloso e i tempi del «Partito dell’amore» di Cicciolina e della divina Moana Pozzi sono ormai archiviati, nonostante la strenua difesa dei diritti civili di Doha dei Radicali, schierati su Twitter contro Calenda, che non si schiererebbe abbastanza contro il pensiero clerico-patrircale. Ecco, la pornopolitica esiste come «i vizi privati e le pubbliche virtù», scorre come un fiume carsico, a volte viene alla luce con polemiche che mettono in imbarazzo l’establishment, salvo poi tornare a seguire un corso naturale (o innaturale), lontano dalle luci della scena mediatica.

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