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In Puglia e Basilicata

Scuola

«La Dad ha annientato l’attenzione e il profitto», parlano i presidi di Puglia

«La Dad ha annientato l’attenzione e il profitto», parlano i presidi di Puglia

La didattica a distanza bocciata dai dirigenti scolastici. «I ragazzi hanno imparato meno perché non è stato possibile leggere i loro bisogni educativi»

06 Maggio 2022

Antonella Fanizzi

La Dad, la didattica a distanza che, in pieno lockdown, ha consentito comunque alla scuola di non fermarsi, ha accresciuto il divario educativo e le disparità fra gli studenti del Nord e quelli del Sud. A discapito dei secondi. Lo certifica l’Istat con una indagine il cui titolo è un segnale di speranza: «Ripartire dalle nuove generazioni». Il report evidenzia che gli studenti del Mezzogiorno d’Italia sono stati più svantaggiati rispetto a quelli del Centro-Nord per l’utilizzo dei dispositivi elettronici. Nel Sud e nelle Isole la quota di coloro che si sono collegati è dell’80% contro l’84,8% del Centro, l’85,8% del Nord-Ovest e l’89,9% del Nord-Est. Fanalino di coda gli immigrati che abitano nelle regioni del Sud: soltanto nel 61,5% dei casi hanno potuto utilizzare il computer (gli altri si sono dovuti accontentare del telefonino) a differenza dei coetanei del Nord-Est (78%), del Nord-Ovest (73%) e del Centro (70,5%).

E di quel Sud fa parte anche la Puglia. Antonello Natalicchio, alla guida dell’Ipssar Alberghiero di Molfetta, in provincia di Bari, focalizza però l’attenzione sul fenomeno della dispersione: «I miei studenti sono scesi a 1.350. Ne abbiamo persi 300 nei due anni di pandemia. Non per colpa dei computer oppure delle connessioni a singhiozzo alla rete internet: è una chiave di lettura approssimativa. I ragazzi meno volenterosi o più fragili, poco o per nulla seguiti dai genitori, si sono smarriti. A casa nessuno ha imposto loro di tenere gli occhi fissi, insieme all’attenzione, sulla telecamera: dall’altra parte dello schermo c’erano i professori. Inoltre il paradosso è che, nonostante l’emergenza, la macchina delle riforme è andata avanti. Insieme ai docenti siamo stati costretti a rincorrere gli studenti che continuavano a cumulare assenze ingiustificate e, al tempo stesso, a destreggiarci con le novità degli esami di qualifica». Un percorso a ostacoli che è coinciso con il valzer delle circolari del ministero dell’Istruzione e le ordinanze della Regione Puglia sull’apertura e sulla chiusura delle scuole, spesso in contraddizione fra loro. Natalicchio sbotta: «Un errore quello fatto dal governatore Michele Emiliano di affidare alle famiglie la scelta fra la presenza e la Dad. Insieme ai colleghi che dirigono gli istituti professionali ci chiediamo in quale modo potremo riportare sui banchi gli alunni che hanno abbandonato gli studi».

Il preside di Molfetta è categorico: «Con la didattica a distanza i ragazzi hanno imparato meno. Il nostro mestiere è quello di leggere i bisogni educativi. Chi ha semplicemente ipotizzato di poter equiparare la Dad alla vita in classe insegue le relazioni virtuali. Noi invece insegniamo innanzitutto l’etica e l’educazione, poi l’inglese e la letteratura. Affinché il legame con l’istituzione scolastica non fosse messo in discussione, quando i contagi hanno cominciato a calare ho violato la normativa: i ragazzi hanno seguito le ore di cucina in laboratorio».

Voti bassi, assenze ingiustificate, iperattività alla ripresa delle lezioni in presenza sono stati denunciati più volte dai presidi pugliesi.

«Mai come in quest’ultimo anno - aggiunge Patrizia Colella, dirigente dell’istituto tecnico economico «Olivetti» di Lecce - sono fioccate le note. Gli adolescenti di prima, seconda e terza si mostrano refrattari al rispetto delle regole. I ragazzi hanno difficoltà a percepirsi come una comunità, non riescono né a stare fermi né in silenzio. Non sappiamo ancora quanto i due anni del Covid, che ha costretto gli studenti a stare a casa, andrà a pesare sul bilancio complessivo delle competenze acquisite. Di sicuro la frattura non è stata ricomposta».

Anche la dirigente leccese non ha avuto problemi con i tablet, con i computer oppure con le connessioni internet. «Guido un istituto tecnico a indirizzo informatico con oltre mille iscritti: il digitale è il nostro pane quotidiano», dice. Si sofferma piuttosto sull’empatia: «Con la Dad è venuta meno la comprensione che viaggia sul canale verbale. L’apprendimento si basa sulla relazione che tiene conto delle dimensioni e delle variabili individuali».

Al Nord come al Sud è aumentata la dipendenza dei ragazzi verso le chat e i social a discapito dei rapporti diretti. Patrizia Colella chiosa: «Gli studenti hanno fame di attenzioni e calore, non di un computer. A fornire i device a chi ne è sprovvisto ci pensa la scuola».

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