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In Puglia e Basilicata

I dati

Beffa-Covid: il tasso di occupazione è cresciuto, ma più lavoratori solo in Basilicata

Beffa-Covid: il tasso di occupazione è cresciuto, ma più lavoratori solo in Basilicata

La Fondazione consulenti del lavoro: la Puglia ha perso circa 9.000 occupati, e la popolazione attiva è crollata a causa di mortalità, denatalità, emigrazione

27 Aprile 2022

Marisa Ingrosso

Causa virus, cresce il tasso di occupazione in Puglia e Basilicata. Il fenomeno, in assoluta controtendenza rispetto al resto del Sud Italia, è evidenziato dal rapporto «Il lavoro nel Mezzogiorno tra pandemia e fragilità strutturali», realizzato dalla Fondazione studi dei Consulenti del Lavoro, per il coordinamento di Ester Dini.

E siccome il tasso di occupazione altro non è che il valore che esprime l’incidenza del numero di occupati sul totale della popolazione in età attiva (15-64 anni), il fatto che aumenti potrebbe apparire, di per sé, una buona notizia. In realtà, approfondendo, si scopre che la notizia è buona davvero solo per i lucani, mentre per i pugliesi lo è assai meno.

La prima considerazione da fare è di tipo metodologico. «Gli ultimi dati resi disponibili dall’Istat – spiega il dossier - propongono una revisione delle serie storiche in base alla nuova metodologia di rilevazione delle forze di lavoro, consentono per la prima volta dallo scoppio della pandemia di tracciare un quadro più preciso dell’impatto che questa ha avuto sull’occupazione». E «rispetto al 2019, il Mezzogiorno ha registrato una riduzione importante di tutti i principali indicatori del lavoro. Gli occupati sono calati complessivamente di 125 mila unità, passando da 6 milioni 93 mila a 5 milioni 968 mila del 2021 per una contrazione del 2,1%: un dato leggermente inferiore a quanto riscontrato nel resto del Paese, dove l’occupazione è diminuita del 2,5%».

Ciò detto, bisogna quindi considerare che il tasso di occupazione è influenzato sia dal numero di lavoratori - e qui la situazione di Puglia e Basilicata si «divarica» - sia dalla “numerosità” della popolazione attiva. Nel Mezzogiorno «tra il 2019 e il 2021, la popolazione tra i 15 e i 64 anni si è ridotta di 395 mila unità, per un decremento del 3%. Un dato, questo, collegabile sia ai processi di denatalità degli ultimi decenni (complessivamente l’Italia ha perso nell’ultimo anno lo 0,5% della popolazione in tale fascia d’età) che alla maggiore mortalità registrata per effetto della pandemia e ai fenomeni emigratori, che la crisi non ha interrotto».

Il tasso di occupazione nazionale nel 2021 è del 58,2% (nel 2019 era il 59%), al Centro-Nord è del 65,3 (era il 66,6 nel 2019) e nel Mezzogiorno è del 44,8% (invariato rispetto al 2019). In Puglia, invece, il tasso di occupazione (15-64 anni) nel 2021 è al 46,7% (era il 46,3 nel 2019), mentre in Basilicata è addirittura del 52,5% (era il 50,7).

Se consideriamo i valori assoluti, possiamo costruire una classifica delle regioni in cui si è registrato il miglior andamento dell’occupazione in questo biennio pandemico, si scopre che al primo posto c’è la Basilicata con una variazione del +0,8% nel numero di occupati, ovvero 1.000 lavoratori in più; al secondo il Friuli-Venezia-Giulia (+0,4%, 2mila lavoratori in più) e al terzo la Puglia che, invece, ha una variazione negativa pari al -0,8%, giacché gli occupati in Puglia sono diminuiti di 9mila unità nel biennio. La crescita del tasso di occupazione in Puglia è dovuta al fatto che la diminuzione della popolazione pugliese in età attiva è stata tale da compensare anche l’emorragia di lavoratori.

La provincia italiana con il più alto tasso di occupazione (15-64 anni) è quella di Bolzano (70,7%), quella con il più basso è il Napoletano (37,4%). Il Materano è tra le prime dieci province del Mezzogiorno per tasso di occupazione (52,9%), alla 78esima posizione, seguita da Potenza (52,3%, 80esima posizione); Bari (51,3%, 84esima), Brindisi (47,6%, 86esima), Lecce (46,8%, 87esima), Barletta-Andria-Trani (43,7%, 92esima), Taranto (43,4%, 93esima) e infine Foggia che è tra le ultime dieci province italiane (41,5%, 98esima).

Altra nota dolentissima è la “qualità” del lavoro, della sua irregolarità. Le ultime stime fornite dall’Istat risalgono al 2019 e rilevano per il Mezzogiorno un tasso di irregolarità del 17,5% contro il 10,7% delle Regioni del Centro Nord. Ebbene, la Puglia è al quarto posto in Italia per occupazione irregolare (il 15,9%) e la Basilicata è nona (14,3%).

«Tra gli effetti occupazionali della pandemia – spiega il dossier - va registrato l’ulteriore ampliamento del divario di genere, che rappresenta da sempre una delle principali criticità del mercato del lavoro meridionale. Come avvenuto anche nel resto del Paese, le donne hanno visto ridurre i propri livelli occupazionali in modo molto più sensibile degli uomini, per una serie di motivazioni: il maggiore coinvolgimento in contratti di lavoro a termine, le crescenti difficoltà di conciliazione tra lavoro e vita privata a seguito dei lockdown e del protrarsi della pandemia, non ultimo la maggiore presenza nei settori che più hanno risentito della crisi e, di contro, la minore in quelli in ripresa, a partire dall’edilizia».

Rispetto al 2019, nel 2021 l’occupazione femminile nel Mezzogiorno si è ridotta del 2,7% con la perdita di 61mila lavoratrici, pari al 48,8% dei posti di lavoro complessivamente persi.

Nel 2021, il divario nel tasso di occupazione maschi/femmine è in Puglia il più alto d’Italia (26%), seguita da Molise (24,9%), Campania (24,7%) e Basilicata (24,6%). Con la provincia di Barletta-Andria-Trani a guidare la classifica delle provincie italiane con il più alto gap occupazionale tra uomini e donne (33 punti percentuali di differenza).

Soluzioni semplici non ne esistono. La Fondazione dei consulenti del lavoro però rileva che la Decontribuzione Sud ha funzionato: nel 2021 (dati Inps) sotto questa voce ricadono 1 milione 122 mila assunzioni. «Le Regioni che hanno fatto maggiormente ricorso allo strumento sono la Basilicata, con il 65,4% delle nuove assunzioni effettuate con la Decontribuzione Sud». In Puglia “solo” il 58,8%, ovvero 252 mila assunzioni.

ingrosso@gazzettamezzogiorno.it

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