Giovedì 26 Maggio 2022 | 16:50

In Puglia e Basilicata

Economia

L'onda lunga della crisi in Puglia e Basilicata

Imprese lavoro

I dati del dossier di Confartigianato: a rischio due aziende su 10. Carenza di materie prime e caro carburanti colpiscono molte imprese e creano ansia per il mantenimento dei posti di lavoro. Tra gli imprenditori sta venendo meno un clima di fiducia faticosamente raggiunto dopo i due anni della pandemia

27 Marzo 2022

Massimo Brancati

Echi della guerra sull’economia apulo-lucana. La platea di imprese a rischio comincia ad essere davvero preoccupante. Sono 43.829 in Puglia, per un totale di 168.917 addetti, e 6.507 in Basilicata (25.625 addetti) le aziende più esposte all’impatto dell’invasione russa in Ucraina. Quelle, in sostanza, che più di tutte rischiano pesanti contraccolpi a causa del conflitto tra costi aumentati e mancanza di materie prime. I due valori sono pari al 17,2% del totale delle imprese attive in Puglia e al 18,7% in Basilicata e rispettivamente al 22% e 26% dell’occupazione dell’intero sistema imprenditoriale pugliese e lucano. Tra i primi effetti della situazione in atto, oltre alla carenza di materie prime vi sono l’aumento dei costi dell’energia, +360% al Kilowattora rispetto al 2021, e del gasolio che registra il +46%.

Dati e percentuali tratti da un'analisi condotta dal Centro studi di Confartigianato Imprese. I numeri, come dicevamo, si riferiscono alle imprese nei settori più toccati dall'escalation dei prezzi dell'energia, dalla carenza di prodotti provenienti dai Paesi del teatro di guerra, dal caro-carburanti. Si tratta anche di aziende che registrano un peso più consistente della spesa da parte di cittadini provenienti dalla Russia e di attività che da sempre hanno un forte interscambio di vendite e acquisti in Russi e Ucraina.

Ma vediamo in dettaglio il quadro delle singole province con le aziende più esposte all’onda d’urto della guerra: a Bari le imprese sono 14.504, a Lecce 9.785, a Foggia 65.421, a Taranto 4.610, a Brindisi 4.261 e a Barletta-Andria 4.128. In Basilicata a Potenza 4.370 e a Matera 2.137. Delle imprese pugliesi, 28.083 appartengono al settore Costruzioni che risulta il comparto più colpito dalla carenza di materie prime provenienti dal fronte bellico. Soffrono anche le industrie alimentari (4.473), e quelle di trasporto merci (4.106) e della fabbricazione di prodotti in metallo (2.796). In Basilicata le pmi del settore edile coinvolte sono 4.017, le alimentari 763, le ditte di trasporto 636 e della fabbricazione di prodotti in metallo 434. Del totale di imprese pugliesi e lucane in prima linea per impatto della guerra, oltre il 90% sono micro e piccole (Mpi), cioè fino a 49 addetti.

«Le aziende - afferma il direttore generale di Confartigianato Chieti-L'Aquila, Daniele Giangiulli - sono al collasso perché non si aspettavano questo ulteriore aumento di costi fissi in tema di energia e gas. Ci sono i primi casi di autotrasportatori che bloccano i mezzi, perché conviene fermarsi piuttosto che lavorare in perdita. Inoltre, agli effetti sulla nostra economia delle sanzioni imposte alla Russia si aggiunge un elemento estremamente preoccupante: sta venendo meno quel clima di fiducia che, tra mille fatiche, gli imprenditori erano riusciti a recuperare, dopo due anni di pandemia». «Lo scoppio della guerra in Ucraina - è il commento di Rosa Gentile, componente della Giunta nazionale e presidente Confartigianato Basilicata - ha colto le imprese italiane e in particolare quelle del Sud in una delicata fase di transizione post-pandemia, amplificando a dismisura gli effetti, già gravi, della crisi energetica e le strozzature di offerta delle filiere globali. Il conflitto sta agendo da moltiplicatore su prezzi delle materie prime e dell’energia che già nel 2021 erano saliti in modo straordinario. Senza sottovalutare che dall’area interessata dal conflitto importiamo quote rilevanti degli acquisti dall’estero di ferro, ghisa e acciaio, di ghiaia, sabbia e argille, di cereali e fertilizzanti. Con la guerra scoppia l’iperinflazione energetica. A febbraio il prezzo del gas era più che quadruplicato nell’ultimo anno, con l’invasione dell’Ucraina è ulteriormente raddoppiato».

«I maggiori costi pagati dalle imprese – sottolinea il Presidente nazionale di Confartigianato Marco Granelli – sono gonfiati da una più alta tassazione dell’energia che, non rispettando il principio “chi inquina paga”, penalizza maggiormente le piccole imprese, come nel caso dell’elettricità. Inoltre, in sette anni si è dimezzata la produzione di gas naturale, mentre la bassa presenza dei rigassificatori, e il loro sottoutilizzo, riduce l’accesso a fornitori alternativi alla Russia. Va affrontata la complessa regolazione del mercato europeo per poter applicare un tetto al prezzo del gas, così come va incentivata la produzione di energia da rinnovabili. In ogni caso - conclude - appare difficile poter affrontare una crisi energetica di queste dimensioni senza interventi coordinati a livello europeo. Molti degli investimenti necessari non sono finanziabili con le risorse nazionali e rendono necessaria una risposta dell’Unione europea che utilizzi l’esperienza di debito congiunto di Next generation Eu».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725