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La satira al fronte: «La guerra non fa ridere ma le vignette fanno riflettere»

La satira al fronte: «La guerra non fa ridere ma le vignette fanno riflettere»

Osho, Vauro e Pillinini: meglio la creatività del pensiero unico

04 Marzo 2022

Michele De Feudis

La satira non si ferma nemmeno sotto le bombe ma i protagonisti del «campo dello sberleffo contro il potere» si interrogano sulle nuove dinamiche. «Col Covid ci siamo sbizzarriti. Ora la dobbiamo toccare piano»: Federico Palmaroli, creativo e ormai cult in rete con Le più belle frasi di Osho (oltre che su Il Tempo e in video a Porta a porta), spiega il cortocircuito di questi giorni tra creatività e contesto bellico. «Cerco spunti a latere rispetto all’evento bellico. La guerra non fa ridere. La butto sull’aspetto politico». Una considerazione amara: «È difficile districarsi perché la gente è esausta della guerra e per me che lavoro molto sul web si inizia anche a raggiungere la saturazione pure sul fronte complottismo». Lo spazio internet, una volta icona di libertà, adesso è come un ring: «Siamo nello scontro totale: prima tra novax e provax. Ora con no-war e pro war». Sui protagonisti della guerra Palmaroli chiarisce: «Putin e Zelensky? Mi baso su quello che mi dà uno spunto. All’inizio lo Zar sembrava che non avesse nessuna volontà di attaccare, ora è l’elemento chiave della crisi». Sul leader ucraino: «Trovo difficoltà ad averlo nelle mie vignette. La satira colpisce i forti, e Putin è il potente, l’altro la vittima. Le sanzioni Ue mi sembra facessero il solletico alla Russia». L’effetto mediatico? «La gente non è però contenta di condivide il volto di Putin anche se lo stai prendendo per c…». C’è anche chi contesta i satiri? «Ho attacchi continui perché, per molti utenti, se c’è la guerra non puoi toccare l’argomento in maniera scherzosa. E sbagliato: la satira si fa sulle tragedie, non sulle commedie. Se si ferma la satira allora si dovrebbero stoppare tutte le attività ludiche. Assurdo. Poi chi si lamenta per una vignetta, non è detto che sia un cittadino modello nella vita». La vignetta più riuscita? «Quella in cui Putin si vanta dicendo “Intanto grazie a me è sparito il Covid”…».

Vauro Senesi, vignettista del Fatto quotidiano e scrittore, la guerra l’ha vista come inviato al fronte, dalla Palestina all’Iraq, passando per il Dombass. «In questi contesti - spiega il giornalista toscano - si possono fare due cose: la satira o la propaganda». Da qui la spiegazione: «C’è chi sceglie la propaganda, fuori dal campo satirico. Sui media prevale la propaganda. C’è anche chi sceglie di arruolarsi e c’è chi decide di fare satira, disertando dall’arruolamento». Dove si colloca Vauro? «Ecco, mi ritengo da tempo un disertore. Non metto l’elmetto di Putin o di Zelensky o di Biden. O dell’Ue che è inesistente. Sono contro la guerra, sono per disertare la guerra, cercando di comprenderne le motivazioni». Il rischio è il pensiero unico? «La democrazia non si esporta con le armi, definire il nemico di turno “novello Hitler” non porta a niente. Era già successo con Saddam e poi con Milosevic O Gheddafi. C’è qualcuno che decide chi è l’Hitler di turno. E non mi arruolo nemmeno con lui». Vauro è stato nel 2015 in Ucraina, sui due fronti rivali del Donbass: «E dopo quei reportage sono stato dichiarato non gradito da Kiev. Eppure ho “solo” raccontato di un ospedale raso al suolo dal Battaglione Azov…». La conclusione: «Il vignettista non deve fare sconti, deve avere la punta acuminata della matita per bucare il pensiero unico».

Nico Pillinini, satiro della Gazzetta del Mezzogiorno: «Sono un povero vignettista che affila l’arma della matita, rendendo meno infelice una pagina piena di racconti di sangue e bombe. Siamo una macchietta colorata che prova ad alleggerire il cuore dei lettori…». «La satira con la guerra? Anche con il Covid il contesto era bellico. I virologi, per esempio, ora vorrebbero riciclarsi. Burioni - scherza Pillinini - sogna di fare dichiarazioni sulla quarta ondata.... di carri armati russi». Conclude l’artista ionico: «Il nostro compito è far pensare oltre gli schemi. È difficile strappare un sorriso, ma è indispensabile fare i conti con la realtà, anche disegnando un corridoio umanitario a forma di torpedone di carri armati russi. O con una vignetta nella quale un giornalista intervista Putin e gli chiede cosa abbia da dire sul conflitto. La sua risposta? “Umanamente non avrei nulla da dire”».

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