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In Puglia e Basilicata

La patologia

Artrite psoriasica, ok al farmaco-lucchetto

Artrite psoriasica, ok al farmaco-lucchetto

Così il nuovo biologico ferma il processo infiammatorio. Il prof. Iannone: speranza per 20mila pugliesi e lucani

20 Aprile 2022

Daniele Amoruso

Un milione e mezzo di italiani la mattina scruta le desquamazioni sulla pelle, per vedere se le chiazze aumentano o diminuiscono. Almeno un terzo di loro ha anche dolori alle mani, alla colonna, alle articolazioni maggiori. Oggi le prospettive cambiano. È la svolta. A un anno dall’approvazione europea, anche l’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, a partire da aprile ha autorizzato l’impiego di guselkumab, la nuova molecola che arriva dove nessuna era arrivata prima d’ora. Quella che finalmente riesce a bloccare l’interruttore dell’infiammazione in cima alla cascata dei processi immuno-mediati. Per ventimila persone con artrite psoriasica in Puglia e Basilicata è una notizia molto attesa.

«Guselkumab agisce sul primo attivatore dell’infiammazione - precisa il prof. Florenzo Iannone, Direttore della Reumatologia dell’Università di Bari -. Abbiamo studiato questo meccanismo di blocco e i risultati ottenuti sono di grande interesse.» La nuova molecola è stata sviluppata nei laboratori Janssen e validata in grandi trials internazionali a cui la Reumatologia del Policlinico di Bari ha fornito un contributo. Guselkumab è il primo farmaco biologico completamente umano, capace di inibire selettivamente il regolatore chiave dei processi che portano alla malattia psoriasica, l’Interleuchina 23.

«È una grande speranza per i nostri pazienti - aggiunge il prof. Iannone - Si tratta di una patologia di elevata complessità e il farmaco deve essere usato in modo appropriato e attento.»

L’artrite psoriasica si manifesta il più delle volte tra i 30 e i 50 anni e ha sempre un impatto importante sulla qualità della vita. Alle manifestazioni cutanee della psoriasi (rossore e desquamazione), infatti si aggiungono i sintomi dell’artrite (dolore, rigidità mattutina e gonfiore delle articolazioni). Non è infrequente la comparsa di malattie infiammatorie intestinali, ansia, depressione, obesità e malattie cardiovascolari.

«Il modo migliore per gestire questi pazienti - spiega il prof. Iannone - è attraverso un lavoro interdisciplinare di équipe. Al Policlinico di Bari, a Foggia e più recentemente anche al De Bellis di Castellana è stato attivato il Progetto «Cross» della Regione Puglia di interazione fra reumatologi, gastroenterologi, dermatologi. Sono questi tre specialisti che devono seguire e guidare il paziente nel percorso di cura e recupero funzionale.»

La molecola ottiene la scomparsa totale delle manifestazioni cutanee (clearance completa) e miglioramenti significativi dei sintomi articolari. I risultati sono stati stabilmente osservati per l’intera durata dello studio di due anni. I dati completi di efficacia e sicurezza, provenienti dallo studio DISCOVER-2 sono stati pubblicati di recente su Arthritis & Rheumatology.

Ma qual è il segreto di questa nuova molecola?

«La sua capacità - conclude il prof. Florenzo Iannone - di intervenire sullo snodo più importante da cui parte la prima via che va a infiammare prevalentemente l’intestino (il TNF), la seconda che mira direttamente alla cute (l’interleuchina 17 e 23) e la terza via che provoca l’infiammazione delle articolazioni (il TNF e l’interleuchina 22). Il segreto è riuscire a fermare in blocco tutti i processi dell’infiammazione.»

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