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Simeri sogna i gol per la B, «Bari, al diavolo le paure»

Simeri sogna i gol per la B: «Bari, al diavolo le paure»

Il futuro: «Vorrei arrivare in A col Bari. Mi sento un po’ come Ciccio Caputo: anche lui ha conosciuto in ritardo la massima serie»

Lottatore indomito e generoso in campo, solare e caratterizzato dalla simpatia tipicamente napoletana fuori dal rettangolo verde. Simone Simeri è diventato ben presto un beniamino dei tifosi del Bari. Fin dallo scorso anno, quando con 13 reti è stato il capocannoniere (in tandem con Floriano) del ritorno dei galletti tra i professionisti. Così come ha colpito la sua rincorsa nel torneo in corso: da quasi separato in casa nell’era Cornacchini a titolare inamovibile con Vivarini. Ha tante cose da raccontare, il 27enne partenopeo.

A fine settembre era ai margini del progetto biancorosso, ora i galletti si affidano a lei per prendersi la B.

«Il calcio è bello perché concede sempre un’altra chance. Nonostante una stagione positiva, mister Cornacchini non mi considerava adatto al suo progetto. Me n’ero accorto e forse questo ha anche condizionato le mie prestazioni, sebbene ogni settimana tornassi ad allenarmi con la ferma convinzione di fargli cambiare idea. Poi c’è stato il ribaltone in panchina: Vivarini mi voleva già ad Ascoli, mi ha dato fiducia, è riuscito ad ampliare le mie conoscenze. Gli devo molto. Mi dispiace esserci fermati proprio in un momento positivo per me».

Il suo lockdown è stato «totale»: a Bari lontano da famiglia e affetti.

«Una delle mie risorse è la positività. È vero: ero a casa, senza fidanzata e genitori. Ma in quel momento la pandemia mieteva tante vittime: mi sentivo fortunato pensando a chi soffriva. Mi sono cimentato nei dolci: sono diventato bravino».

Si è fermata pure la trattativa per il prolungamento del suo contratto dal 2021 al 2022.

«Il dialogo è sereno, ho totale fiducia nella società. Sono pronto a firmare in un qualsiasi momento. Se non mi cacciano, resto a Bari per sempre. Qui ho tutto quello che si possa desiderare: il mare, la vicinanza con Napoli, l’affetto della gente».

Già, ma il suo exploit non è sfuggito a diversi club di alta B. E se il Bari non centrasse la promozione?

«Non voglio nemmeno contemplare questa ipotesi. In secondo luogo, la carriera conta, ma la vita di più. Bari è la priorità».

E allora dovrà prendersi la cadetteria con questa maglia. Che cosa non si dovrà sbagliare ai playoff?

«Non dovremo pensare a chi incontreremo, a come i nostri avversari arriveranno a queste gare. Siamo il Bari, dobbiamo avere sicurezza nei nostri mezzi, non cedere alla paura di sbagliare. Ma allo stesso tempo essere feroci, umili, concentrati su ogni palla, fino alla fine».

Partite senza appello: più i vantaggi o gli svantaggi?

«Non dobbiamo badare troppo ai particolari: il contesto sarà uguale per tutti. Per noi la spinta decisiva potrebbe arrivare dal San Nicola: se riapriranno gli stadi, può essere un’arma letale».

A 27 anni, quali obiettivi ha Simeri?

«La A con il Bari. Sono certo di poter dimostrare di valere il la massima serie».

In effetti, non è mai troppo tardi. Ciccio Caputo, per citare un ex bomber del Bari, si è affermato nel paradiso del calcio proprio sulla trentina.

«E migliora ogni anno. Un operatore di mercato mi ha paragonato proprio a lui quando sono approdato al Bari. Ed in effetti abbiamo caratteristiche comuni: attacchiamo la profondità, dialoghiamo con i compagni. Porto il numero nove: se non segno sto male, ma se un compagno è messo meglio di me, passerò sempre il pallone».

Avrebbe dovuto sposare a giugno la «sua» Angela.

«Tutto rinviato al 2021. Ci tenevamo a vivere questo evento con gioia, senza incubi e limiti. Speriamo che tra un anno del coronavirus sia scomparso anche il nome»

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