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Angelozzi e la grande paura: «Senza calcio manca l'aria»

Angelozzi e la grande paura: «Senza calcio manca l'aria»

«Prima la salute, poi tutti in campo. Sogno Spezia in A e Bari in B»

Sei anni fa la «meravigliosa stagione fallimentare» del Bari entrava nel clou. La Primavera tramutò il default biancorosso in quello che sarebbe diventato un fenomeno di massa: mentre il club cercava un nuovo proprietario che succedesse alla famiglia Matarrese, la squadra sul campo cominciò a volare dando vita ad una clamorosa rimonta che dalla zona retrocessione portò alla conquista dei playoff per la serie A, poi sfumata in semifinale degli spareggi promozione a causa di un contestatissimo (e ancor celebre) doppio 2-2 con il Latina che passò in finale per la migliore posizione in classifica nella regular season.

Guido Angelozzi era l’architetto di quel gruppo che avrebbe voluto riportare in paradiso, ovvero laddove quattro anni prima aveva trovato i galletti al principio di un’avventura transitata dal defilarsi dei Matarrese, dai conseguenti problemi finanziari che causarono continue penalizzazioni, aggravate poi anche dallo scandalo calcioscommesse. Il manager siciliano affrontò qualsiasi sempre in prima linea, rimettendoci persino di tasca proprio. E forse proprio l’intensità di un’avventura unica gli ha lasciato il Bari nel cuore. Un pensiero che costante anche da La Spezia (è il direttore dell’area tecnica del club ligure), pure ora che tutto è fermo, a causa del dilagare della pandemia da coronavirus). A tal proposito, il dirigente catanese analizza il momento del calcio italiano, con un occhio particolare ai biancorossi.

Guido Angelozzi, come sta vivendo questo periodo?
«Sono molto preoccupato. Non avrei mai pensato che in epoca moderna un virus potesse spaventare il mondo. Sembra di vivere qualcosa di irreale, eppure non possiamo far altro che seguire le disposizioni delle istituzioni e del Governo. Io sono a casa, a La Spezia. Devo dire che qui la situazione è nel complesso sotto controllo proprio grazie alla fermezza che ha avuto l’amministrazione comunale e al senso civico delle persone. Cerchiamo di fare di tutto pur di uscire presto da questa situazione».

La squadra è rimasta in sede?
«Sì, non abbiamo avuto il tempo materiale di organizzarci diversamente. Siamo tornati dalla trasferta con la Juve Stabia e ci siamo ritrovati per preparare la gara con l’Empoli, ma a quel punto è scattato il blocco. I ragazzi sono nelle loro abitazioni, ognuno di noi dirigenti coordina la sua area a distanza. Facciamo svolgere un lavoro di allenamento, per quel che si può. Se poi ci diranno che dovremo dare il rompete le righe, eseguiremo».

Pensa davvero che la stagione calcistica possa non riprendere?
«Io sono il primo a voler tornare in campo, a voler proseguire i tornei secondo i regolamenti in vigore. Basti pensare che lo Spezia è in piena corsa per la promozione diretta. Ho sempre dedicato tutto me stesso al calcio, per passione ancor prima che per lavoro. Tuttavia, oggi c’è un nemico molto più grande da battere. La salute è il bene primario da tutelare e non possiamo prevedere le evoluzioni. Nelle scorse ore il rugby ha chiuso in anticipo la stagione agonistica. Non è un buon segnale: non possiamo escludere nemmeno gli scenari più drammatici al momento».

Non crede alla possibilità di recuperare il tempo perduto in estate?
«È la mia grande speranza perché significherebbe marciare verso un ritorno alla normalità. Leggo di difficoltà sul mercato, contratti da adeguare e francamente resto sbigottito. Perché in un frangente di tranquillità, tutto si può adattare. Penso, invece, ai danni che possano scaturire da altri scenari. Cristallizzare tutto comporterebbe danni economici enormi ai presidenti che hanno investito sul campionato in corso, così come decisioni a tavolino su scudetto, promozioni e retrocessioni farebbero scaturire una serie infinita di potenziali ricorsi. Ed ora proprio non ne abbiamo bisogno»”.

Che cosa si aspetta, in concreto?
«Il calcio è la terza industria in Italia. Penso che si farà di tutto per salvare i campionati, come è giusto che sia. Probabilmente, si attenderà di conoscere gli intendimenti della Fifa e dell’Uefa perché dai vertici partono le indicazioni principali. Ma è fondamentale che si possa procedere in sicurezza: degli atleti innanzitutto e dell’intero sistema».

Il Bari è sempre nei suoi pensieri, vero?
«Ciò che ho vissuto in biancorosso è incancellabile e cerco di seguire il più possibile i galletti. Sono convinto che la squadra sia molto forte e con Vivarini abbia trovato la continuità e solidità giusta per vincere. La Reggina è lontana nove punti, rimontare non è semplice, ma se sfumasse la promozione diretta, il Bari ha tutto per vincere i play off. Spero che ai galletti sia permesso di concorrere per riprendersi la B che già non rende giustizia ad una piazza del genere. Ma la C è una dimensione davvero ingiusta per un pubblico così meraviglioso».

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