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Antenucci, l'oro di Bari: «Segno perché sono felice»

Antenucci, l'oro di Bari: «Segno perché sono felice»

Media gol da sballo: dieci reti in 14 gare

Dieci gol in 14 gare disputate. Una media di 0,71 reti a partita: se Mirco Antenucci continuasse a segnare a questo ritmo, potrebbe chiudere la stagione tra i 26 ed i 27 centri. E, al di là di come finirà il campionato del Bari, si ricaverebbe un posto nella storia biancorossa poiché diventerebbe il bomber con il maggior numero di reti in un singolo campionato, superando il record detenuto da Igor Protti con i 24 gol del 1996-97 che gli valsero il titolo di re dei marcatori in serie A (in coabitazione con Giuseppe Signori). Ma forse all’attaccante di Termoli interessa maggiormente un’altra statistica. Ovvero, che soltanto una delle sue dieci mercature si è rivelata ininfluente (contro la Viterbese), mentre le altre nove hanno contribuito a ben 20 degli attuali 29 punti dei galletti. Già, perché questo è il concetto che «Anteseven» (come lo chiamano tutti per il suo legame con il numero sette che porta sulla maglia) ripete spesso: vincere ancora una sfida. Forse l’ultima di una carriera ricca di soddisfazioni. Che, però, Mirco non vede ancora al termine, smanioso com’è di tagliare nuovi traguardi.

Sono trascorsi quattro mesi dalla firma del contratto con il Bari: qual è il suo primo bilancio?
«Sono felice della mia scelta. Sul piano sportivo ed anche extra campo. La Puglia mi è sempre piaciuta: Bari è splendida, ma ho visitato anche tanti luoghi stupendi nelle vicinanze come Ostuni, Polignano, Alberobello. La mia famiglia qui è felice: le mie figlie si stanno trovando benissimo anche con la scuola. Nel complesso, stiamo disputando un buon campionato: ci sono squadre che stanno andando persino meglio di noi, ma resto convinto delle grandi qualità del Bari. Non a caso, stiamo trovando un rendimento costante ed un’espressione di gioco in netta crescita. Secondo me, al momento opportuno, tutti dovranno fare i conti con noi nella volata finale».

Ma la Reggina vi precede di ben otto punti.
«Inutile guardare la squadra calabrese: oggettivamente stanno marciando ad un gran ritmo. Pensiamo, invece, al nostro percorso. Quando si costruisce un gruppo del tutto nuovo serve tempo per amalgamarsi. In più, abbiamo cambiato allenatore, modificando principi e concetti».

Cosa non ha funzionato con Cornacchini?
«Il calcio è fatto di particolari: a volte basta poco ad orientare una gara, il morale, l’autostima. Non sono arrivati i risultati sperati, ma non tocca a me dar giudizi: l’importante è che adesso ci siamo rimessi in carreggiata».

Quali fattori possono spingere il Bari alla rimonta?
«Noi ed il pubblico. Lo sport è determinato in gran parte dalle motivazioni. Ognuno di noi componenti della squadra deve tirar fuori ferocia ed ambizione. La voglia di non essere più calciatori di serie C, ma di arrivare in B, ad ogni costo. Per quanto riguarda la gente, faccio un appello affinchè ci stiano vicini. Bari non ha nulla a che fare con questa categoria, capisco che possa essere una mortificazione ed è già un miracolo la presenza fissa di quasi 15mila persone allo stadio. Ma immagino che spinta esaltante possa venire da 30-40mila tifosi».

È per questo motivo che ha scelto Bari pur potendo trovare agevolmente collocazione in A e in B?
«Sì. Volevo essere in un posto dominato dalla passione, in cui si vive di calcio. Bari è così. È facile pensare che a 35 anni potessi andare in C a prender soldi. Io, invece, voglio riportare questa squadra al massimo livello. Ed è lo stesso obiettivo della proprietà che ha rilevato il club dal fallimento credendo in qualcosa di grande».

Si può dire che il suo sogno è chiudere la sua carriera in A con la maglia biancorossa?
«Non penso a quando smetterò. Sono concentrato sul presente. Sicuramente tornare in alto con il Bari è il mio obiettivo. Da realizzare accorciando al massimo i tempi».

Recentemente ha detto che nemmeno Cristiano Ronaldo segna tre gol a gara: avverte aspettative eccessive nei suoi confronti?
«Ho detto la verità: nessuno può centrare exploit incredibili in ogni partita. Io metto totale impegno nel mio lavoro e per la mia squadra. Ma non intendevo scaricarmi da responsabilità. Se sono qui, è anche per essere un riferimento per questo gruppo. I record non mi interessano: devo essere utile per uno scopo comune, non per me».

A tal proposito, che ambiente si è creato dato il mix tra interpreti più esperti e giovani emergenti?
«Il gruppo è sano, affiatato. C’è disponibilità al lavoro e verso ogni compagno. Sul piano tecnico, lo ribadisco: le potenzialità sono notevolissime e dovremo dimostrarle».

Vivarini la propone stabilmente in coppia con Simeri: che tandem componete?
«L’attacco è ricco di alternative: in questo momento stiamo giocando noi, ma ci sono altri ragazzi che scalpitano. Simone, comunque, è generoso, altruista, in partita dà tutto. Giocare con lui è facile e l’intesa migliora in ogni match».

C’è un rimpianto nella carriera di Antenucci?
«Sì, quando ho conquistato la serie A con il Torino: ero al posto giusto, nel momento giusto. Ma per strani incastri, sono finito di nuovo in B, al Catania. Ora potrei recuperare qui certe emozioni. E farò di tutto per non perderle».

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