Venti finali per tirarsi fuori dai guai. Non è la solita frase fatta, ma la missione che il Bari non potrà fallire nel 2026. Il campionato era partito con ben altri proclami: l’obiettivo dichiarato della qualificazione ai playoff supportata da un torneo d’avanguardia, però, è più che mai anacronistico. Si potrebbe ragionare a lungo su quanto sia fallimentare il rendimento di una delle big assolute della B, ora relegata in zona playout e lontana 21 punti dal Frosinone capolista e ben nove dalla Juve Stabia che delimita la zona deputata agli spareggi promozione.
Tuttavia, la priorità assoluta ora è mantenere la cadetteria per non dilapidare otto anni che comunque hanno segnato la risalita dalla serie D, ma soprattutto per non compromettere l’ingresso di nuove forze economiche nel club a poco più di due anni dal termine per la dismissione della multiproprietà, fissato al 30 giugno 2028. Fin troppo facile intuire, infatti, che una caduta in C causerebbe il crollo del valore del club e limiterebbe al minimo eventuali interessi da parte di qualsiasi acquirente. Stop, quindi, ad ogni sogno di grandezza. I biancorossi devono prendere coscienza di limiti e lacune, indossare l’elmetto e combattere su ogni pallone.
L’«altro» campionato Benvenuti, quindi, nell’«altro» campionato. Quello in cui l’estetica conta zero ed ogni punto può rivelarsi pesante. Dai 22 punti del Padova decimo ai 13 del Pescara ultimo, ben undici compagini ballano principalmente per tenersi stretta la B. La missione è mettersene cinque alle spalle per evitare il dramma dei playout già vissuto (con successo) due anni fa. Con gli attuali 17 punti, il Bari è al margine della zona playout, a braccetto con Spezia e Sampdoria. I Galletti con entrambe le liguri hanno pareggiato, ma vantano una peggiore differenza reti, ovvero la seconda discriminante che entra in ballo in caso di arrivo di più squadre a pari punti: la prima, invece, è la classifica avulsa delle formazioni interessate. Una componente ora poco valutabile con un intero girone da disputare. Tuttavia, gli affanni in fase realizzativa e difensiva pongono comunque i pugliesi un gradino sotto alle liguri: -12 il saldo biancorosso, rispetto al -7 dei blucerchiati e al -8 dei bianconeri. C’è, invece, un dato da non sottovalutare. Ovvero che contro le potenziali concorrenti, i pugliesi hanno perso soltanto con la Reggiana, raccogliendo due vittorie (con Padova e Mantova) e sei pareggi (con Avellino, Sampdoria, Spezia, Sudtirol, Entella e Pescara). Pertanto, almeno nel torneo delle pericolanti, la formazione di Vincenzo Vivarini dimostra di avere valori in linea con la concorrenza. Al mercato, il compito di elevare il livello. Eppure, un fattore d’allarme emerge. Il Bari, infatti, fatica a dare segni di vivacità: il ribaltone in panchina da Fabio Caserta al tecnico abruzzese ha prodotto appena quattro punti in sei match e i Galletti contano la seconda «astinenza» più lunga da vittorie. L’ultima gioia barese risale al 2 novembre scorso (1-0 sul Cesena): solo il Sudtirol non esulta da più tempo, ovvero dal 3-1 del 27 settembre sulla Reggiana. Castrovilli e compagni, inoltre, non hanno mai vinto in trasferta, raccogliendo la miseria di quattro punti in nove viaggi: a secco di successi esterni anche Sampdoria e Pescara (tre punti lontano dalle mura amiche), nonché l’Entella (due punti fuori casa).
Cammino equilibrato Per concludere l’andata, resta da affrontare la Carrarese il 10 gennaio: sarà già un match che vale doppio. Al ritorno, invece, il calendario degli scontri diretti prevede che al San Nicola arrivino Reggiana, Carrarese, Spezia, Sudtirol ed Entella, mentre i confronti esterni saranno contro Padova, Avellino, Sampdoria, Mantova e Pescara. Un cammino, nel complesso, equilibrato. Scorgendo il percorso, è facile individuare il periodo che deciderà il torneo: dall’inizio di febbraio a metà marzo, il Bari affronterà di seguito Mantova (fuori), Spezia e Sudtirol (in casa), Padova e Sampdoria (in trasferta), l’Empoli al San Nicola prima di andare a Pescara e ricevere la Reggiana. Esclusa la gara con i toscani, dunque, si tratta di sette scontri diretti su otto gare. Sarà quello il frangente in cui costruire le fondamenta della permanenza perché il finale di campionato non sarà, invece, dei più morbidi. Negli ultimi otto turni, infatti, i biancorossdi incontreranno ben cinque tra le prime otto: ovvero Frosinone, Modena, Monza e Venezia (queste ultime in un trittico all’inizio di aprile), nonché il Catanzaro all’ultima. L’unico «respiro» sarà con Avellino (fuori) ed Entella in casa al terzultimo e al quartultimo turno. Bisognerà, pertanto, provare ad archiviare molto prima ogni patema.
La ripresa Ieri, intanto, la squadra si è ritrovata in sede dopo una settimana di pausa. Da oggi, a tutti gli effetti, comincerà la preparazione della sfida contro la Carrarese. Vincenzo Vivarini dovrà scandire subito la linea scegliendo modulo (da non escludere variazioni sullo spartito del 3-4-2-1 adottato fin dal suo arrivo) e uomini su cui puntare. Scarne le indicazioni di ieri: tra qualche acciacco pregresso e malanni di stagione, in parecchi hanno lavorato a scartamento ridotto. Oggi sarà più chiaro il quadro degli arruolabili. Pur nei suoi patemi, il Bari almeno non ha accusato molti infortuni di lungo corso: l’eccezione è Ebrima Darboe, fermo dal 2 novembre per una distrazione muscolare di alto grado. Il 24enne centrocampista era riuscito a tornare in gruppo qualche settimana fa, ma ha poi accusato una parziale ricaduta che lo ha nuovamente messo fuori causa. Il suo rientro sarebbe un primo aiuto al centrocampo per recuperare agonismo e fisicità.
















